sabato 11 agosto 2012

I pattini del reverendo



"Il faut être léger comme l'oiseau et non comme la plume" (P. Valéry)




Un inverno gelido. Lo sfondo di colline e di luce rosata. Su un lago ghiacciato, si staglia la sagoma nera di un gentiluomo in cappotto e cappello. Il volto, di profilo, guarda verso l'orizzonte e dal cappello si intravede una folta chioma grigia. Il bianco immacolato del colletto di una camicia spicca sullo scuro della veste.



Ecco, potrebbe essere un ritratto qualsiasi; se non fosse che il gentiluomo, con consumata abilità e senza perdere niente del suo aplomb, sta pattinando.


In realtà è un'immagine ben nota; un'icona riprodotta su poster, puzzle, borse, quaderni. La si trova perfino, come silhouette, sulle finestre della National Gallery of Scotland, dove il quadro è conservato.


Niente di più semplice- o almeno parrebbe- di un dipinto, in cui la rappresentazione sia  ridotta all'essenziale, senza niente di superfluo.
Eppure, guardandolo, si prova un leggero sconcerto, come di fronte a certi quadri di Magritte, dove gli elementi più quotidiani della realtà rimandano a una dimensione diversa.


Ma cosa c'è che non torna? Il soggetto, in effetti, non potrebbe essere più chiaro ed è tutto nel titolo: "Il reverendo Robert Walker che pattina"
Il protagonista, stando ai documenti, è un sacerdote presbiteriano (1755-1808), esperto teologo autore di prediche e di sermoni raccolti in impegnativi volumi.
Il pittore, invece, è uno dei più noti ritrattisti scozzesi, Sir Henry Raeburn (1756-1823). Quanto al luogo che è raffigurato esiste davvero ed è il lago di Duddingston vicino a Edimburgo.


L'unico elemento incongruo sono i pattini.
Perché- ammettiamolo- sarebbe più facile immaginare l'austero sacerdote ritratto tra i volumi del suo studio, oppure all'aperto in contemplazione del paesaggio, piuttosto che mentre scivola, con grazia, su un lago gelato.


Eppure, a fine Settecento, in Scozia, il pattinaggio non era solo uno svago. 
Lo Skating Club di Edimburgo, dove il Reverendo si era iscritto appena venticinquenne, era il più antico del genere, noto dappertutto per l'eleganza e l'abilità dei suoi pattinatori. I suoi iscritti si ritrovavano sul lago di Duddingston, vicino a Canongate, poco lontano dalla chiesa dove Walker officiava.
Lì, nella pratica del pattinaggio, si cimentava il fior fiore della società scozzese: raffinati e ben vestiti pattinavano insieme  avvocati, funzionari pubblici, commercianti, ufficiali dell'esercito o esponenti del clero.

Il Reverendo era riconosciuto come uno dei pattinatori migliori.
Gli avevano giovato gli anni dell'infanzia passata in Olanda, a Rotterdam. Il padre vi si era trasferito per occupare il posto vacante nella Chiesa scozzese e là pattinare d'inverno, lungo la fitta rete dei canali ghiacciati, era, per tutti i ragazzi, un'attività irrinunciabile.
La sua abilità gli avrebbe, certo, consentito di superare, senza probemi, le faticose prove di ammissione al circolo, come quella del saltare tre volte su tre cappelli messi l'uno sull'altro.
Ai suoi tempi, però, per entrare era richiesta solo la velocità. Ma non era poco.

La colta citazione latina,"Euro ocior", più rapido del vento, era il motto inciso nei medaglioni indossati con fierezza  dai membri del club.
E veloci bisognava andare.
Anche se non richiesta, era, comunque, apprezzata l'abilità nell'eseguire le figure complicate, descritte in"Skating" di Robert Jones, un libro sul pattinaggio appena pubblicato e subito diventato un testo di riferimento. E chissà che il reverendo non l'abbia letto e non si sia provato, magari di nascosto, a pattinare nell'elegante posa del "Mercurio volante", tratta niente di meno che dalla scultura di Giambologna, con un braccio e una gamba alternati  levati verso l'alto.

Nel dipinto, però, niente pose plastiche: il reverendo non ha più i venticinque anni di quando si è iscritto al circolo. È in età matura e gli è più consono farsi ritrarre mentre avanza sul lago nella più convenzionale posizione di marcia, con le braccia raccolte sul petto.

Le tinte sfumate dello sfondo contrastano con l'estrema accuratezza, con cui sono trattati, non solo i particolari del volto (con la pelle arrossata dal freddo) ma anche quelli dell'abbigliamento (con la giarrettiera che si intravede al di sotto del cappotto) e con  la precisione con cui sono resi i legacci rosa e color cuoio dei pattini o i solchi  incisi  sul ghiaccio.
La giornata sembra gelida e nessuno turba la serena concentrazione del pattinatore: veloce ed elegante, scivola silenzioso sul lago.
Il fascino del dipinto sta tutto qui:  nel contrasto tra il ruolo del protagonista, messo in risalto dalla veste scura e austera  e la levità con cui pare avanzare sulla superficie gelata.

Ha la gravità di un uomo di Dio e la disinvoltura di un ballerino, con il sorriso appena accennato sulle labbra.
Grazia, leggerezza e, forse, un pizzico di humor, fanno di un ministro presbiteriano di più di due secoli fa un uomo capace ancora di sorprenderci.






Del reverendo pattinatore tratta il libro "The Skating minister" di L.Gladstone-Millar e D. Thompson, National Gallery of Scotland 2005.
Recentemente il reverendo è stato al centro di qualche polemica: è stata messa in dubbio l'attribuzione del dipinto al più famoso pittore scozzese, Henry Raeburn, ed è stato proposto il nome di un quasi sconosciuto artista francese, Henri-Pierre Danloux (1753-1809): il link è QUI


28 commenti:

  1. Come mi piace questo quadro! E mi ha anche fatto voglia di rileggere "Pattini d'argento" :)

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    1. "Pattini d'argento"? Una gran bella idea. E poi immaginare canali gelati, in questo periodo, non può far che bene :-)

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  2. Di solito non ho somma simpatia per i reverendi - già il nome mi irrita un po'.
    Ma per questo aggraziato pattinatore farò un'eccezione! È davvero speciale.
    Saluti!

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    1. Sì un pattinatore davvero speciale il nostro reverendo. Guardarlo fa bene al cuore.
      Un abbraccio

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  3. Sorprendente, è proprio vero! Racconta qualcosa di un'altra realtà, sembra quasi un altro universo sfalsato rispetto al nostro appena un pò , e invece è solo il passato . Bello un pattinatore anziano che non si diverte soltanto sui pattini, ma li usa per spostarsi, viene da chiedersi"E ora dove va?"

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    1. Non so dove vada il leggiadro reverendo. Forse ha voglia solo di sentirsi un po' libero dagli impegni gravosi della vita che si è scelto. Chissà!

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  4. Il reverendo della chiesa di Canongate! Mi riporti ad Edimburgo ed in uno dei posti più ameni della città. Non mi sorprende, dunque, che il reverendo, "léger comme l'oiseau", sia a proprio agio sui pattini. :)
    p.s.
    ho visto dal vivo il dipinto. Mi aveva colpìto e gli avrei dedicato sicuramente ancora più del mio tempo se avessi avuto le informazioni che mi hai fornito.

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    1. Io, invece, il dipinto dal vero non l'ho mai visto. Ho letto che le dimensioni sono di appena 30 centimetri in altezza, eppure è di un vigore e di una forza straordinari. Sarà per il prossimo viaggio a Edimburgo: la Scozia, comunque, vale sempre la pena.

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    2. Dal 3 al 12 ottobre sarò là :-) :-) :-)

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    3. Anch'io ho avuto il privilegio di poterlo vedere dal vivo ed una delle cose che colpiscono di più è proprio la dimensione minima del dipinto, nonostante ciò è uno dei più belli mai visti.

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  5. Un reverendo che scivola sul ghiaccio , la leggerezze di Valery che mi ricorda quella delle "Lezioni americane" di Calvino formano una combinazione piacevole su cui riflettere.
    Ciao
    Marco

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    1. Marco, anche a me il nostro pattinatore ha ricordato Calvino, quando, commentando Valéry, dice che "la leggerezza deve essere associata all'agilità, alla precisione, alla determinazione, non certo alla vaghezza e all'abbandono al caso".
      Chapeau, Reverendo!

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  6. Quei pattini mi rendono il reverendo molto simpatico!!! Perché quella leggerezza con scivola sul ghiaccio è come se si strasferisse anche alla sua personalità. E non so perché ma mi sembra di vederlo sorridere con un velo di sarcasmo o di ironia nello sguardo...

    Buona domenica Grazia!
    Cinzia

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    1. Anche a me, Cinzia, sembrache il reverendo sorrida con ironia. Un'amica mi faceva notare che i cerchi incisi dai pattini sul ghiaccio forse indicano qualche piroetta fatta di nascosto prima di essere ritratto. E anche a me piace pensarla così!
      A presto

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    2. Chi pattina con tanta disinvoltura da tenere le braccia conserte, come minimo è in grado di fare piroette e di sicuro si diverte a farle!! Sono assolutamente d'accordo. Un uomo che sapeva godere dei piaceri della vita...

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  7. Divertente la tua osservazione, in effetti, con qualche differenza tecnica, potrebbe essere un quadro di Magritte. Il reverendo ha del surreale!

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  8. Sì, il reverendo ha del surreale e del paradosso: per questo mi ricorda Magritte!

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  9. Affascinante vicenda storica - a me ignota - sottesa a un dipinto di bellezza misteriosa, di cui tu hai svelato con incanto l'arcano!

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    1. In effetti, Adriano, è un dipinto misterioso che mi ha affascinato da quando l'ho visto riprodotto su una cartolina. Una mia amica, poi, recententemente ne ha pubblicata di nuovo l'immagine. Impossibile sfuggirgli! Ho letto, allora, il libricino pubblicato dalla National Gallery of Scotland e ne è nato subito un post!

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  10. Uomo di Dio e ballerino, e chi se lo scorda più questo Reverendo?
    Saluti

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    1. Anch'io, Anna, ne tengo sempre un'immagine a portata di mano per non scordarmi mai l'importanza della leggerezza.

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  11. Un dipinto che non conoscevo, Grazia, e che mi affascina tantissimo... come la tua descrizione di questo curioso reverendo pattinatore!

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    1. Lo dicevo anche prima, Cristina, il reverendo con i pattini ti scivola nel cuore e non te lo scordi più !

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  12. Si sente il movimento, il freddo invernale di una bella giornata e tutta la composta eleganza anglosassone. Inoltre la figura del reverendo si staglia e risalta in primo piano, cosa che mi piace molto in pittura.
    Bello!
    Ciao Nou

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  13. In effetti la sagoma nera del reverendo è fatta apposta per essere notata. Eleganza anglosassone con un pizzico di humor: è questa la combinazione che lo rende irresistibile!

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  14. E'una immagine simpatica,un soggetto apparentemente facile,ma reso con la perfezione del provetto pittore e con l'ironia tipica di quella regione.
    Così tipica che nessuno, sia pure profano, potrebbe avere dei dubbi sulla nazionalità del pittore e del soggetto ritratto.
    Un quadro,come è stato detto,difficile da dimenticare.

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