martedì 1 maggio 2018

Il ciclo dei Mesi del Duomo di Otranto: maggio



Giornate piene di luce, la stagione in pieno rigoglio: com'è bello il mese di maggio! Così bello che nel ciclo dei Mesi che orna il pavimento del Duomo di Otranto è raffigurato come un re, il re dei mesi.
Il monaco Pantaleone che, tra il 1163 e il 1165, realizzò il grande mosaico su commissione dell'allora arcivescovo della città, ce lo presenta così:




Sotto il segno astrologico del toro e accompagnato dalla scritta Madii che lo identifica, Maggio si presenta come un giovane uomo in piedi, vestito di una lunga tunica  riccamente decorata, mentre regge con entrambe le mani, quasi fossero scettri, i rami fioriti del grande albero della vita che scandisce tutte le scene del mosaico del pavimento. 
Dietro di lui si intravede un trono simile a quello su cui siede Alessandro Magno, rappresentato nello stesso ciclo.
Insomma, i segni della regalità ci sono tutti: per questa volta non c'è alcun legame tra la raffigurazione del mese e la dura attività dei campi che si svolgeva nello stesso periodo dell'anno. 
Il re Maggio, libero da ogni fatica, celebra finalmente il trionfo della primavera






domenica 1 aprile 2018

Il ciclo dei Mesi del Duomo di Otranto: aprile


Il tempo corre davvero (troppo) veloce: siamo già arrivati al primo d'aprile, che quest'anno coincide con la Pasqua, e siamo pronti a vedere cosa ci riserva  questo bellissimo mese nel calendario che ho scelto per quest'anno nel mio blog.
In quella sorta di labirinto affollato di raffigurazioni che costituisce il mosaico pavimentale della cattedrale di Santa Maria Assunta a Otranto, realizzato dal monaco Pantaleone tra il 1163 e il 1165 su commissione dell'allora Arcivescovo della città, il mese di aprile si presenta così: 




Sotto il segno astrologico dell'Ariete e la scritta che lo identifica, il Mese è rappresentato come un giovane pastore  che, con un bastone in mano, conduce al pascolo  gli animali, identificabili- con un pizzico di fantasia- con una mucca, una pecora e un cavallo. 
La corta tunica e l'assenza di berretto fanno capire che il tempo è cambiato e che già c'è nell'aria il tepore della primavera.
Non so se sia la suggestione dei piccoli animali allineati come fossero giocattoli, delle scarpette a punta, della posa, o dell’espressione che accenna a un sorriso, ma mi sembra di cogliere in questa rappresentazione una certa allegria. 
Un sentimento gioioso che ben si accorda col mese di aprile, il cui nome deriverebbe dal verbo latino aperire (aprire) e che segna la fine dei rigori invernali e l'apertura al rigoglio della bella stagione.






giovedì 1 marzo 2018

Il ciclo dei Mesi del Duomo di Otranto: marzo




Marzo- si sa- ha la fama di essere un po' pazzerello: il sole si alterna alla pioggia, a volte fa caldo, a volte fa freddo, il clima è imprevedibile. 
E imprevedibili sono anche le rappresentazioni del Mese nei Calendari medioevali. 
Ne è un esempio quella del calendario che ho scelto per quest'anno: il Ciclo dei Mesi realizzato dal monaco Pantaleone tra il 1163 e il 1165, su commissione dell'allora Arcivescovo della città, per quel meraviglioso tappeto marmoreo che costituisce il pavimento della cattedrale di Santa Maria Assunta a Otranto.




Entro una cornice circolare in cui si intrecciano i rami e le foglie dell'Albero della vita, da cui si dipanano tutte le rappresentazioni, compare la personificazione di Marzo, identificata dalla scritta "Martius" e sormontato dal segno astrologico che presiede al mese: quello dei Pesci. 
E fin qui tutto rientra nei canoni della rappresentazione tradizionale. 
La novità sta nel fatto che non c'è alcuna raffigurazione dell'attività agricola legata al mese, in genere quella della legatura e della potatura delle viti, e nemmeno quella di Marzo come un suonatore di corno, simbolo di Eolo il re dei venti e delle burrasche primaverili.
Qui, invece, il protagonista della scena è un giovane uomo nudo, seduto su uno sgabello che sembra si stia detergendo i piedi con un apposito strumento. 
La posa richiama quella di una scultura classica che doveva essere nota anche all'epoca: quella dello "Spinario" (una versione in bronzo è visibile ancora oggi ai Musei Capitolini di Roma) con un giovane che si toglie una spina dalla pianta di un piede. 
L'adolescente della scultura classica si trasforma però in un contadino che si pulisce i piedi affaticati dopo aver ripreso, o, chissà, prima di riprendere il lavoro nei campi. 
Forse una sorta di purificazione per propiziare il nuovo raccolto.
Marzo si apre, dunque, con una rappresentazione che conserva un pizzico di mistero e che ben si adatta al periodo in cui si comincia a sentire nell'aria il tepore della primavera.









giovedì 1 febbraio 2018

Il ciclo dei Mesi del Duomo di Otranto: febbraio



Come sarà rappresentato il mese di febbraio in quello straordinario insieme di simboli, di storie sacre o di animali fantastici che costituisce il pavimento marmoreo della cattedrale di santa Maria Assunta a Otranto?
Oggi, che è il primo del mese, è arrivato il momento scoprirlo: e, allora, ecco qua che sorpresa ci riserva il Febbraio del Ciclo dei Mesi realizzato dal monaco Pantaleone tra il 1163 e il 1165 su commissione dell'allora Arcivescovo della città.


Protagonista della scena è una donna, abbigliata con una lunga tunica a maniche lunghe e con un paio di eleganti scarpette a punta, intenta alla preparazione di un pasto. Un paiolo pende dal gancio di fronte a lei, mentre un maiale gira infilzato sullo spiedo.
Il freddo dell'inverno si fa sentire: i contadini, uomini e donne che normalmente si occupano insieme del duro lavoro dei campi, non sono in grado di compiere alcuna attività nella campagna gelata e possono rimanere a casa per scaldarsi al fuoco nel chiuso delle stanze.  
Il segno zodiacale dell'Acquario, è rappresentato come una figura maschile alata che versa l’acqua da un’anfora, tra le lettere del nome del mese abbreviato: Fe/br.
Un momento di interruzione dalla fatica, il caldo del fuoco, cibo pronto e abbondante: tutti gli elementi di una rappresentazione rassicurante per chi, all'epoca, temeva i rigori dell'inverno e i morsi della fame. 
L'immagine migliore per invitare a una pausa e ad attendere serenamente la bella stagione.