domenica 1 marzo 2020

Mantova, Palazzo D'Arco, Sala dello Zodiaco: Marzo e i Pesci




Marzo è sotto il segno dei Pesci nel riquadro affrescato intorno al 1520 dall'architetto e pittore Giovanni Maria Falconetto (Verona, 1468- Padova, 1535) nella magnifica Sala dello Zodiaco in Palazzo D'Arco a Mantova.
La scena, sormontata da un riquadro con la raffigurazione dell'Apollo e Marsia, chiusa in  basso dalla rappresentazione a grisaille di un soggetto bacchico e tagliata dalla porta di accesso alla sala,  sembra dominata dalla fluidità dell'acqua:




In primo piano un uomo si scalda al fuoco; in alto domina la raffigurazione dei Pesci.
Sullo sfondo, due pescatori nudi tirano una rete, mentre una donna e un giovane sono raffigurati nell'atto di precipitare da una rupe, osservati da  due personaggi che tengono in mano dei pesci.
L'interpretazione  della scena, avanzata dalla maggior parte degli studiosi, spiega il collegamento col segno astrologico. 
I due che si gettano dalla rupe sarebbero nient'altro che  Venere e Cupido che si tuffano nell'Eufrate, inseguiti dal perfido Tifone. 
Figlio di Gea e del Tartaro, Tifone aveva generato con la moglie  Echidna, creature da incubo come l'Idra di Lerna, la Chimera, Cerbero o la Sfinge. 
Orribile a vedersi e dotato di una forza mostruosa  si vantava di avere sconfitto perfino Giove. 
Come racconta Ovidio nel suo poema "I Fasti", Venere, sentendo soffiare un forte vento e temendo che fosse il segno della vicinanza di Tifone, pur di sfuggire all'orrido personaggio preferì gettarsi nel fiume insieme al figlio. 
I due furono salvati da due pesci che li trasportarono indenni sull'altra riva. Un'altra versione narra, invece, che furono proprio i due dei a trasformarsi in pesci e a nuotare con le code unite da una corda per non perdersi.
In ogni caso, Giove li pose nel cielo a formare l'omonima costellazione.
Un lieto fine, dunque, che speriamo  sia di buon auspicio per un marzo più sereno e tranquillo del mese tumultuoso che l'ha preceduto.




sabato 1 febbraio 2020

Mantova, Palazzo D'Arco, Sala dello Zodiaco: Febbraio e l'Acquario




Tra i magnifici riquadri affrescati intorno al 1520 dall'architetto e pittore Giovanni Maria Falconetto (Verona,1468- Padova, 1535) per la Sala dello Zodiaco in Palazzo d'Arco a Mantova  scelgo per rappresentare febbraio il segno dell’Acquario. 
Basta guardare il grande affresco per scoprire quanto siano complesse le immagini del calendario che ho previsto per tutto il 2020.



Nella scena in primo piano, sullo sfondo di un edifico antico, riconosciuto come la Porta dei Leoni di Verona, è raffigurato l’incontro tra un cacciatore con due cani al guinzaglio e un altro, più giovane, vestito con elmo e corazza e identificato dagli studiosi con Marte oppure, per via del suo aspetto androgino, con Diana, dea della caccia.

Nel bosco sullo sfondo, una muta di cani aggredisce un orso, una scena questa che, insieme alla principale, potrebbe essere messa in relazione con l’attività venatoria tipica del periodo invernale. 
Ma siccome, come abbiamo visto anche per gennaio, il pittore non disdegna i simboli, anzi più ne mette meglio è, potrebbe essere, invece, interpretata come un riferimento al mito di Callisto.
Secondo la suggestiva narrazione delle "Metamorfosi"di Ovidio la bella ninfa, cara a Diana a cui aveva fatto voto di verginità, viene sedotta da Giove. 
Quando Giunone, irata e gelosa, scopre l'ennesimo tradimento del marito e la gravidanza della ninfa, la trasforma in orsa, dopo che questa che ha dato alla luce un bambino,  
Con le nuove sembianze  Callisto si rifugia  per anni nei boschi, finché non viene braccata da un cacciatore che altro non è che il figlio. 
Solo a questo punto Giove interviene trasportandoli tutt'e due in cielo e trasformando Callisto nella costellazione dell’Orsa Maggiore.


Non bastasse il riferimento al mito raccontato da Ovidio nella scena della caccia, l’artista ne rappresenta ancora un altro nella parte superiore destra dell’affresco.



Anche stavolta si tratta di uno degli innumerevoli amori di Giove: il giovane Ganimede, la cui bellezza aveva colpito al cuore il signore degli dei, viene rapito in cielo da un'Aquila, mentre lo stesso Giove si sporge tra le nubi con le braccia tese, pronto ad accoglierlo.

Al centro dell’arco è collocata, invece, la personificazione del segno astrologico del mese, l’Acquario, legato anch'esso al mito di Ganimede e rappresentato come un giovane che, con un’anfora, versa l’acqua in un cratere.

Insomma, davvero nella scena di febbraio non manca nulla: miti classici, sfondi di edifici all'antica, complesse incorniciature trompe-l’oeil decorate a grottesche. 
Dopo Diana, Callisto e Ganimede, chissà quante altre storie incontreremo aprendo, mese dopo mese. i fogli di questo straordinario calendario!




mercoledì 1 gennaio 2020

Mantova, palazzo D'Arco, Sala dello Zodiaco: gennaio e il capricorno



Anno nuovo, calendario nuovo.
In comune con quello dell'anno scorso- il Libro d'Ore Da Costa-  il calendario  che ho scelto per il 2020 ha solo la datazione, intorno al primo ventennio del Cinquecento. 
Poi, tutto cambia.
Intanto, ci trasferiamo dalle Fiandre all'Italia, poi si passa dalle pagine miniate ai grandi affreschi murali e, con un altro bel salto, dal realismo quotidiano delle miniature di Simon Bening a una pittura piena di simboli, a volte astrusi e, comunque, difficili da interpretare. 
Insomma, il 2020 comincia decisamente sotto altre stelle, o meglio, sotto le costellazioni richiamate nelle raffigurazioni astrologiche che ornano le pareti della Sala dello Zodiaco.





La grande Sala, rettangolare e col  soffitto a travatura, è situata al primo piano di una palazzina della metà del XV secolo,  ubicata all'interno del giardino di Palazzo D'Arco a Mantova.
Gli affreschi con i dodici segni zodiacali occupano tutte le pareti, cinque per ogni lato lungo e uno per ogni lato breve. 

Non c'è ancora certezza documentaria né della committenza, né dell'autore.
Per quanto riguarda la committenza, l'ipotesi più suggestiva  è che sia legata a un ramo della famiglia Gonzaga e, più precisamente, che il committente sia stato Luigi Gonzaga detto Rodomonte, conte di Rodigo e  signore di Sabbioneta, valoroso soldato e uomo di grande cultura.
Generalmente condivisa. è la datazione  del ciclo intorno al 1520 e l'attribuzione dei grandi dipinti all'architetto e pittore Giovanni Maria Falconetto (Verona,1468-Padova, 1535) all'epoca reduce da un lungo viaggio a Roma, in cui aveva visto e disegnato i reperti archeologici e ammirato le opere dei grandi artisti che stavano cambiando il volto della città.
Ma eccoci finalmente a svelare l'immagine  che si lega al segno astrologico del Capricorno e a gennaio:



Il riquadro, collocato al di sotto di un fregio con rappresentazioni desunte da testi di Ovidio, segue le stesso schema degli altri: il segno zodiacale  e le attività agricole legate al mese sono rispettivamente in alto e sullo sfondo, mentre, in primo piano, compare la raffigurazione  di un mito classico o di una pagina di storia antica e, al centro, una grande architettura di epoca romana o bizantina. 
Sotto i riquadri c'è sempre una scena  a grisaille.
Una struttura complessa, dunque, così come complessa è  l'interpretazione.

In questo riquadro, in alto, tra le nuvole appare bene evidente il segno del Capricorno. 
Sullo sfondo, a sinistra, il lavoro dei campi legato al mese è quello della semina con un contadino che sparge i semi in un campo arato.
E, fin qui, non ci sono problemi. 

Diverso è il caso del soggetto principale.
Gli studiosi hanno riconosciuto nel grande edificio al centro, la Mole Adriana (ora Castel Sant'Angelo) e interpretato la scena come l'episodio narrato in una pagina della "Guerra Gotica" dello storico bizantino Procopio di Cesarea, in cui i Romani, assediati dai Goti scagliano sui nemici i frammenti delle sculture del Mausoleo di Adriano che hanno appena fatto a pezzi.
I due personaggi in primo piano sarebbero, allora, il generale bizantino Belisario e il comandante dell'esercito romano, il trace Costantino.

Nella grisaille in basso è raffigurato il combattimento contro le Amazzoni, mentre, nel fregio soprastante, Plutone rapisce Proserpina, condannando la terra al gelo dell'inverno.

Simboli, miti, decorazioni tratte dall'antico si legano in un intreccio che dimostra (o meglio, ostenta) la cultura dell'artista e del committente e ci introducono a un calendario del 2020 pieno di sorprese.

Intanto, Buono e felice anno a tutti!





domenica 1 dicembre 2019

Libro d'Ore Da Costa. dicembre



Nell'ultima scena dell'anno nel calendario che ho scelto per il 2019, il Libro d'Ore Da Costa (Morgan Library ms.388), miniato intorno al 1515 dal pittore fiammingo Simon Bening, l'artista ritorna alla tradizione con un soggetto solitamente legato a dicembre nei calendari medioevale e rinascimentali: quella dell'uccisione del maiale.
Ecco dunque come si apre il mese: 


In un paesaggio innevato con un ponticello che oltrepassa un fiume gelido, un carro che passa in lontananza e una locanda con un’insegna che raffigura il sole, una donna pesantemente abbigliata  sta raccogliendo il sangue del maiale appena ucciso.
La scena che ai nostro occhi appare truculenta, era, invece, vista allora come una rappresentazione di ricchezza  e di abbondanza: le carni lavorate del maiale  avrebbero rappresentato il nutrimento di un'intera  famiglia nei rigidi mesi dell'inverno. 

Nel foglio a fronte con l'elenco delle devozioni del mese  spicca al centro di un candido paesaggio sotto la neve la sagoma massiccia e scura del segno zodiacale del Capricorno che apre il ciclo del nuovo anno.