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sabato 14 aprile 2012

Settimana della cultura




"Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l'aspetto dei giganti"
(Karl Kraus)


Inizia oggi la XIV Settimana della cultura che durerà fino al 22 aprile.
In tutta Italia saranno aperti, con entrata gratuita, musei, teatri, aree archeologiche, palazzi, ville, biblioteche ...




In più, ci saranno visite guidate, conferenze, concerti, mostre...per comunicare e condividere con tutti il valore del patrimonio d'arte e cultura, in cui viviamo immersi, senza esserne, a volte, nemmeno consapevoli.





Ci sono innumerevoli ragioni per visitare questi luoghi, che fanno parte delle nostra memoria e della nostra storia e per partecipare a questa iniziativa
Il link al sito del Ministero per i beni e le attività culturali con l'elenco di tutto quello che è previsto nel corso della settimana è QUI

Spero che la partecipazione sia numerosa: bisogna tenere alto il sole della cultura.


 
 
 

L'immagine del post è tratta da un dipinto consevato presso la Piancotea Nazionale di Bologna

venerdì 27 maggio 2011

….ma buona parte, sì.






"Non tutti i francesi sono ladri, ma Bonaparte sì".
Questa è la voce che circola, quando le truppe francesi, a partire dalla campagna del 1796, arrivano in Italia  a  diffondere i nuovi principi della Rivoluzione, ma  anche a trasferire in Francia- per ordine espresso di Napoleone- i capolavori d'arte italiana.
Si affermava pubblicamente che la Francia democratica era l'unico paese degno di conservarli; in realtà, tutti sapevano benissimo che erano  destinati ad arricchire il Louvre, ribattezzato nel 1803  Musée Napoléon, e a celebrare la gloria del condottiero.
Quelle opere sarebbero state "la più brillante conquista" del generale, sempre vittorioso.

Fu un saccheggio: carri e carri pieni di statue e dipinti lasciarono l'Italia con i funzionari francesi che controllavano e annotavano scrupolosamente il numero e  le condizioni delle opere. 
Dopo la sconfitta di Napoleone e le disposizioni del congresso di Vienna nel 1815, le opere d'arte sarebbero dovute  rientrate tutte in Italia. Invece, ne rientrò poco più della metà.
Intanto, quella confisca aveva indignato non solo gli uomini di cultura italiani, che, però per lo più, si limitarono a mugugnare, ma anche i più illuminati intellettuali francesi

E uno di loro non tacque.
Fu Antoine Quatremère de Quincy, architetto, filosofo e critico d'arte che, prendendo netta  posizione contro il trasferimento in Francia delle opere, scrive così al generale Francisco de  Miranda:

"Mille cause riunite hanno concorso a fare dell'Italia una specie di museo generale, un deposito completo di tutti gli oggetti che servono allo studio delle arti. Questo paese è il solo che possa godere di questo specifico privilegio …. Il vero museo di Roma, quello del quale io parlo, si compone, è vero, di statue, di templi, di colonne, … ma si compone altresì di luoghi, di paesaggi, di specifiche relazioni tra tutti i reperti, di memorie, di tradizioni locali, di paragoni e di raffronti che non possono farsi che sul posto"

È davvero così e sembra strano che sia stato uno straniero a pronunciare  quelle che sono tra le più belle parole mai scritte sui beni culturali  italiani.
Il patrimonio italiano  non è costituito solo da capolavori, ma da un territorio unico,  fatto di opere d'arte, ma anche  di paesaggio, di tradizioni, di rapporti. 
Non si può asportare un capolavoro, senza che l'ambiente circostante ne soffra e  non si può distruggere impunemente questo tessuto, senza privare le opere d'arte del contesto che le fa vivere.
E ora la situazione non è migliore di quella del periodo del saccheggio napoleonico, anzi.
Ormai  gran parte  dell'ambiente e delle relazioni che rendevano vivo questo tessuto  è distrutta: furti, degrado, mancanza di piani regolatori, condoni edilizi, abusivismo, speculazioni.
Molti partecipano a questo scempio.
Non tutti consapevolmente o per trarne un utile personale, ma buona parte sì.

Poche davvero le proteste e gran parte degli addetti ai lavori.
Cosa si possa fare non lo so.
"Conoscere per conservare" è uno dei concetti, in cui credo di più e che mi è stato trasmesso da uno dei più grandi storici dell'arte italiani, Andrea Emiliani, con cui ho avuto la fortuna di lavorare.
Per questo continuo, anche qui, a fare quello che faccio per mestiere. E a raccontare- per farle conoscere- le  piccole e le grandi storie dell'arte

Sperando che serva.




sabato 9 aprile 2011

La Settimana della cultura





Bene: anche quest'anno - ed è il tredicesimo- siamo partiti.


Da oggi e fino al 17 aprile sarà la Settimana della cultura.
Chi va al link del Ministero dei Beni Culturali può vedere quali sono le manifestazioni regione per regione.
Musei, istituzioni, palazzi, conservatori musicali, teatri... aprono le porte e tutto è gratis.
Io, che in un museo ci lavoro, so che aspettiamo questo periodo come una festa.

I problemi ci sono, e tanti, ma il museo non è solo un luogo di conservazione, il museo è fatto per aprirsi al pubblico, per parlare ai visitatori.
Il museo ha bisogno di gente, ha bisogno di farsi conoscere.
Ferrara : Palazzo Prosperi Sacrati e Palazzo dei Diamanti

Non si deve mai dimenticare che il patrimonio culturale è di tutti e, visitando un museo, si vista qualcosa che è nostro, che rappresenta le nostre radici, la nostra storia.
È lo stesso per gli scavi archeologici, i teatri, i giardini, per tutti i luoghi del nostro patrimonio d'arte.

Sono previste visite guidate, conferenze, concerti, mostre.
L'intento, almeno il mio, è anche di far capire che forse con la cultura non si mangia, ma, di certo, si vive meglio.









Nel 1904, in una lettera diretta all'amico Robert de Montesquiou, Marcel Proust definiva l'Italia una "terra inestetica" .
L' Italia- precisava -  è piena di opere d'arte " ma non sa amarle ...e meno che mai conservarle, distrugge pezzo per pezzo i suoi palazzi più belli, per venderne i pezzi assai cari, per cupidigia o, addirittura, per niente, per ignoranza del loro valore".

Oggi avrebbe detto che allo stesso modo distrugge il paesaggio, le città, i centri storici.
Parole amare, a cui chi fa il mio lavoro cerca di dare una risposta,
La prima è quella dell'importanza di conoscere: "conoscere per conservare" era, qualche anno fa, un'idea  che circolava, un principio importante.
Per me è ancora fondamentale.



La "Settimana della cultura" è un buon mezzo per approfondire questa conoscenza.