domenica 6 aprile 2014

Un drago al guinzaglio: il "San Giorgio"di Paolo Uccello




Una tela di Paolo Uccello (1397-1475), ora alla National Gallery di Londra: un cavaliere, una giovane principessa, un drago e una storia che sembra una favola. 


Sullo sfondo di un paesaggio ben ordinato, di fronte a un'oscura caverna che sembra quasi fatta di cartapesta, un cavaliere in armatura, su un cavallo bianco bardato di rosso, ha appena colpito all'occhio un drago verde con ali variopinte a metà tra pipistrello e farfalla e due massicce zampe complete di artigli. 
Il drago, malgrado l'espressione bellicosa, si lascia tenere al guinzaglio da una esilissima damina tutta elegante con la sua bella sopraveste rosa e le scarpe rosse a punta. Nel cielo azzurro, dove si intravede ancora uno spicchio di luna, compare, sulla destra, un vorticoso nuvolone nero.

La storia è quella di san Giorgio, tratta da quello straordinario testo medioevale che è la "Legenda aurea" di Jacopo da Varagine. Una raccolta di vite dei Santi così piene  di prodigi e di avventure da rivaleggiare- non fosse per i tanti martiri- con le vicende dei più appassionanti romanzi cavallereschi.
Un drago, dal fiato così venefico da scatenare morte e distruzione, vive in una caverna presso una città della Libia. Gli abitanti terrorizzati, pur di non essere sterminati tutti, decidono di nutrirlo, sacrificandogli giovani estratti a sorte. Alla fine, tocca addirittura alla figlia del re.
Per fortuna si trova a passare da quelle parti un cavaliere, san Giorgio appunto, che, dopo aver ascoltato il racconto della principessa, salta sul suo cavallo, si fa il segno della croce, e dà l'assalto al drago, ferendolo con la lancia. 
Fin qui è storia nota.
Ma, se continuiamo a leggere, ecco un colpo di scena:  San Giorgio non uccide il drago, anzi, prosegue la "Legenda": "dice alla fanciulla: getta la cintura tua attorno al collo del dracone, o figliuola, senza alcuna dubitatione. La qual cosa avendo lei facto seguitavala el dracone, come fosse un agnello mansueto".
Il racconto continua con lo strano trio che arriva in città e con San Giorgio che dichiara di uccidere il drago  a patto che tutta la popolazione si converta al cristianesimo. Segue l'inevitabile battesimo di massa e poi, finalmente, l'uccisione del drago- a quel punto davvero stremato- con un misericordioso colpo di spada.
Il drago al guinzaglio non è, dunque,  uninvenzione di quell'"ingegno sofistico e sottile", che, secondo la definizione di Vasari, era Paolo Uccello. 
Sua è piuttosto l'idea di scegliere di rappresentare non il momento del combattimento, ma quello immediatamente successivo, togliendo alla scena gli elementi più drammatici e violenti.

Siamo intorno al 1470 e Paolo Uccello che ha già più di settant'anni si lamenta nella Portata al Catasto (la dichiarazione dei redditi di allora) di essere vecchio e solo: probabilmente non ce la fa più a gestire una bottega, ma lavora in casa, con l'aiuto del figlio, a dipinti di dimensioni ridotte. 
Quell'uomo timido e mite, secondo Vasari, sembra ormai talmente  "strano e malinconico" da essere diventato quasi "salvatico".
Non si sa chi gli commissioni la tela col San Giorgio, né perché ritorni a raffigurare un soggetto che ha  trattato già due volte (qui e qui). 
Quello che si intuisce è che ha ancora voglia di dipingere e di riaffermare il suo stile, dominato da quella passione per gli studi matematici e prospettici che lo ha accompagnato per tutta la vita. Una passione talmente ossessiva da farne un isolato, sempre assorto in se stesso e con pochi contatti con gli altri.

La "dolce prospettiva" che tanto ama e che continua costantemente a indagare non è, però, quella con un unico punto di fuga, elaborata a Firenze nei primi anni del secolo e che ha rivoluzionato il modo di fare pittura e di vedere il mondo (come qui, per esempio)
Per lui la "prospettiva" significa,  invece, moltiplicare gli scorci e i punti di fuga, trovando soluzioni sempre diverse per collocare le sue figure in uno spazio irreale che obbedisce a regole matematiche proprie e per dare alle sue rappresentazioni lapparenza di una favola senza tempo.
Come nel "San Giorgio" dove l'ambientazione astratta gli consente di scegliere il momento più improbabile del racconto con il drago malefico che si tramuta in un innocuo e mansueto animale domestico trattenuto solo da un laccio di seta. 
Il Santo, senza aureola, diventa un prode cavaliere dall'armatura rilucente, il focoso destriero sembra trasformarsi nel cavallino di legno di una giostra, il paesaggio selvaggio diventa un giardinetto curato con una tale pignoleria da ridurre a forma geometrica ogni aiuola.
Anche la presenza divina- indispensabile in ogni storia religiosa che si rispetti- è appena accennata nel vortice, o meglio, nella spirale perfetta al centro della nube che- proprio sopra la lancia- incombe sul santo. 

I personaggi, dai colori vivaci e irreali, talmente privi di consistenza da non fare nemmeno ombra, sembrano composti della stessa sostanza lieve dei suoi sogni, in un istante sospeso nel tempo e nello spazio: quel vecchio mago solitario ha operato, ancora una volta, il suo incanto e, sotto il suo pennello, la storia di san Giorgio si è trasformata in poesia.





Di Paolo Uccello e delle sue "Battaglie" abbiamo parlato più a lungo qui.

17 commenti:

  1. In questo dipinto mi hanno sempre colpito due cose: la figuretta della principessa, che mi ricorda una damina cinese, e il vortice biacco e nero, che suggerisce la testa di un ariete dal muso nero e le corna bianche. Avevo letto un bel libro di Baltrusaitis, "Il medioevo fantastico", in cui si parla delle possibili correlazioni fra la lontanissima Cina e l'Europa medievale. Cosa non improbabile, visto che la via della seta era battuta regolarmente. L'ariete invece credo che sia solo una mia fantasia, anche se è divertente pensare che il pittore l'abbia messo lì come una specie di paragone fra il cavaliere audace e deciso e la forza testarda dell'ariete...

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    1. Bella la suggestione dei possibili rapporti con la Cina, che potrebbe valere anche per la smaterializzazione delle figure e il ridurle a silhouette.
      L'ariete io sinceramente non lo vedo, ma non importa. credo che in quella spirale si possa vedere (o immaginare) quello che si vuole.

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  2. A me colpisce molto la caverna, con quella forma così irreale e fiabesca.

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    1. La caverna sembra quasi l'opera di un architetto contemporaneo. Del resto Paolo Uccello era un artista forse troppo "avanti" per i suoi tempi, e la sua è un'arte molto difficile, anche se figlia del suo tempo (e non a caso uno dei grandi del Rinascimento, Piero della Francesca, avrà in Paolo Uccello uno dei suoi maggiori punti di riferimento). Personalmente l'aspetto che trovo più affascinante nell'arte di Paolo Uccello è questa commistione tra elementi quasi surrealisti, e una sorta di eleganza formale tardo-gotica che era ormai retaggio del passato... :-)

      PS, per Grazia: questo articolo sta letteralmente "spopolando" sulla nostra pagina Facebook :-) Ha già raccolto decine di "like" :-)

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    2. Davvero quella caverna così buia ha un'aria quasi metafisica!
      Sulla pittura di Paolo Uccello e sulla sua modernità ha scritto, con grande intuizione, un grande scrittore come Ennio Flaiano nella sua introduzione (con una specie di intervista impossibile) al numero dedicato all'artista nei Classici dell'arte Rizzoli del 1971).

      PS Federico. grazie tante a voi per condividere i miei post nella vostra pagina Facebook. Per tutti noi il sito e la pagina di "Finestre sull'arte" sono diventati un punto di riferimento importante e poi...il fascino di Paolo Uccello ha fatto il resto

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  3. Mi è sempre piaciuto, come soggetto religioso, San Giorgio e il drago, forse per l'aspetto "fantasy" che si mischia alla religione.
    Questo quadro lo trovo a dir poco strano! Lo sfondo minimalista e la presenza di elementi geometrici (aiuole squadrate, sprirali di nuvole) lo fa sembrare quasi contemporaneo, mentre le figure prive di ombra sembrano ritagli di altre opere inserite successivamente.
    Interessante il discorso del drago "al guinzaglio", personalmente non lo sapevo!
    Ciao Grazia!

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    1. È vero Jampy, ma io trovo che sia proprio in questa strana commistione che stia uno dei fascini della pittura di Paolo Uccello.

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  4. ho scelto il dipinto di Paolo Uccello come copertina di un libro che ho pubblicato nel 2009. Paolo Uccello è Maestro, non di vita, ma di Verità.
    Si è liberato, e ha liberato in umiltà, giorno per giorno, il suo mondo,scendendo nei suoi personali inferi,dove l'intelligenza metallica,freddamente razionale del drago, viene illuminata dall'intelletto dello spirito tramite una morte simbolica. Nostra Signora, sede della Sapienza, colla umile catenella della giustizia, trae fuori dalla caverna dell'ignoranza,il prevaricatore ma custode del tesoro,consegnandolo docile a S.Giorgio, l'intelletto d'amore illuminato,che lo uccide...L'usurpatore, che fa uso di ragione separata dall'Uno, è vinto; l'inganno finisce, il nuovo Regno può iniziare sulla Terra...dentro ogni creatore consapevole....

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  5. qui il cattivo sembra san Giorgio, ammazzare un animale al guinzaglio non è da eroe

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    1. Ma forse è il drago stesso che si lascia catturare e uccidere. Chissà!

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    2. è veramente stimolante quello che dici;inviterei a riflettere sul significato, ampiamente documentabile, del significato della figura del drago e del suo "sacrificio";rifletteri sul Sigfrido di R.Wagner, sull'hobbit di J.R,Tolkien ma soprattutto sul vero significato di Perseo e la decapitazione di Medusa e sulla " necessità" della decapitazione in genere, sia in orente( codice del samurai) che in occidente(San Paolo, Giovanni Battista) e c'è uno spiraglio all'opera dei Sufi. Un commento lo meriterebbe anche il Merisi.Un dolce saluto

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  6. Paolo Uccello, da Stia in Casentino, è maestro; come tale si è formato nel circolo esoterico fiorentino a lui contemporaneo; il suo insegnamento passa dal Botticelli a Piero della Francesca, il pittore teologo, e a Raffaello Sanzio, anche se con diverse sfumature etc.etc.
    Paolo dipinge e dice non dicendo, tramite ermetismo simbolico.
    Giorgio fa impeto su un drago, che, invece di sputare fiamme si fa tenere al “guinzaglio” come un docile cagnolino, da una Dama impassibile…e come lo fa tutto questo, l’ineffabile Signora? Con una sottile catenella che non terrebbe fermo neppure un cucciolino! Ti pare poco? Entra nell’allegoria e la mente inondata dalla pace del cuore potrebbe trovare ristoro. Il drago deve morire simbolicamente, affinchè….qualche cosa possa rinascere armonicamente...?
    Un caro saluto
    franco

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    1. Paolo Uccello è un artista talmente grande che, come dimostrano i tuoi commenti, può essere interpretato affrontando strade diverse da quelle della storia dell'arte.
      Un caro saluto anche a te e grazie

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  7. il dipinto di Paolo Uccello si potrebbe veramente identificarlo come un'opera simbolica ed interpretativa, dove il giardino accennato come un labirinto dove potrebbe rappresentare la particolare complessità mentale della Pricipessa come simbolo del femminile, la grotta buia la sua impenetrabile psiche ed il drago l'rresistibile fascino seduttivo del potere femminile che tiene al guinzaglio con il lacciuolo di seta. San Gorgio presentato sul cavallo bianco rappresenta il maschile con il mito dell'Eroe che superando le turbolenti paure rappresentate dalle nuvole incombenti sulla sua testa trova il coraggio e l'intelligenza per sconfiggere il drago della seduzione femminile, liberando la giovane principessa dall'ossessione delle sue tentazioni!!! :-)

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    1. Quando un'opera d'arte come questa diventa un capolavoro rende possibili molte interpretazioni e tutte, in qualche modo,sono ugualmente valide.

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  8. Pur con l'origine che tu conosci del mio nome, qui tifo un po' per il drago. Mi sembra che lanci quasi un'occhiata di ricerca di pietas. Quel che colpisce è comunque l'eleganza del cavallo, le ali fantasiosi del drago mentre non sorprende la grandezza del pittore.

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  9. a me colpisce il drago, a me non sembra bellicoso, ma come dice Nela San ha uno sguardo che chiede scusa...

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