sabato 7 febbraio 2015

"Il cardellino" di Carel Fabritius




Una tavoletta di appena 33x18 cm, datata 1654, firmata Carel Fabritius e ora conservata al Mauritshius de L'Aia.


Sullo sfondo di una parete intonacata di un bianco luminoso, un cardellino è legato, con una catenella, a un trespolo formato da due semicerchi di legno e da una cassetta di un un colore grigio-azzurro.
Tutto qui.
Eppure anche questa immagine racconta una storia, anzi più di una. 
A partire da quella, lunga e intricata, di un recente libro di successo di Donna Tartt, che da questo dipinto ha tratto l'ispirazione, il titolo e l'immagine di copertina che ora campeggia negli scaffali di tutte le librerie (qui).
Un'altra storia, ovviamente, è quella dell'autore, anche se, in realtà, di Carel Fabritius (1622-1654) conosciamo ben poco. 
I documenti che ne parlano sono scarsi, mentre le opere arrivate fino a noi sono a mala pena una dozzina.
Quando dipinge il" Cardellino" ha lasciato, già da qualche anno, Amsterdam e lo studio di Rembrandt, di cui è stato uno degli allievi più promettenti. 
La voglia di far carriera e le vicende dolorose della vita (ha perso la prima moglie e due dei figli) lo hanno portato a Delft, una città ricca di canali e di commerci quanto di collezioni d'arte. 
Là, si è iscritto alla corporazione dei pittori e, da artista ambizioso qual è, si è saputo conquistare, da subito, una buona reputazione. 
Da Rembrandt ha appreso l'uso di un colore fluido e di una pennellate veloce, ma anche l'insegnamento, più volte ripetuto, di "seguire sempre la natura" e il desiderio di mettersi in gioco, cercando di rinnovare tutti i generi della pittura in cui si cimenta, dalla storia sacra, al ritratto, alla veduta di città, pur continuando ad analizzare la realtà in ogni suo aspetto.

Come in questo piccolo dipinto, dove la novità sta tutta nel soggetto. 
Qui non si tratta di provarsi in uno di quei temi che fanno la fortuna dei pittori dell'epoca, come le scene di interni o le nature morte, ma di creare, per la prima volta nella pittura olandese, una sorta di ritratto di un piccolo uccellino, a cui solo una catenella impedisce di volare: un cardellino di quelli costretti, nelle case del tempo, a far da giocattolo per i bambini o addestrati, per divertimento, ad attingere l'acqua da una tazzina con un minuscolo secchio tenuto nel becco. 
Un ritratto, dunque, da non confondere con l'illustrazione di un testo naturalistico, né  tanto meno con lo studio di un particolare da inserire in un dipinto più grande. 
Fabritius, qui, non lascia spazio ai dettagli, né adotta la minuziosità di certi acquerelli di Dürer, che pure sembra prendere a modello.
Invece, grazie a una pittura, insieme sintetica e attenta alla realtà, restituisce, con rapide pennellate, l'immagine dell'uccellino domestico, puntando sugli effetti della luce e di piccoli brillanti tocchi di colore per mettere in evidenza la mascherina rossa del capo o la striscia gialla dell'ala.
E, soprattutto, con un sapiente uso della prospettiva, conferisce alla composizione, vista da sotto in su, l'effetto di un quadro finito, anche nel caso in cui- come pensano alcuni studiosi- dovesse originariamente costituire lo sportello di un armadietto o un pannello inserito in una boisierie. 

Quello che sembra contare per lui è far assumere a un soggetto apparentemente banale la dignità di una grande opera,  che, per di più, possa essere firmata, utilizzando le stesse le lettere capitali di un'iscrizione classica. 
Al di là di ogni virtuosismo e di ogni effetto illusionistico, l'attenzione di Fabritius si posa, quasi con rispetto, su quel cardellino che, grande quanto il reale, occupa la scena da protagonista e non è più confinato nelle parti secondarie di un episodio sacro o profano (come qui). 
La sua è una pittura essenziale, affettuosa e partecipe, resa più veritiera da quell'ombra sfumata proiettata sulla parete e dai riflessi luminosi del legno del trespolo. 
Mentre il cardellino spicca su quel candido muro un po' sbrecciato che non sfigurerebbe, come sfondo, in un quadro di Vermeer, di cui, del resto, Fabritius sarebbe stato- stando alla letteratura critica- se non maestro, almeno precursore.
L'atmosfera intima e commossa della composizione fa sì che quel piccolo uccellino impaurito e prigioniero sembri diventare il simbolo stesso della fragilità, ma anche della crudeltà della vita. 

Nello stesso anno del dipinto, il 1654, in una calda mattina d'ottobre, l'esplosione di una polveriera scuote tutta Delft. 
Il gigantesco incendio che ne segue distrugge completamente il quartiere nord-est della città, con le sue case modeste, le sue dimore signorili e le sue chiese. 
Tra le macerie fumanti si contano più di cinquecento morti: tra questi c'è Carel Fabritius. 
Nella sua bottega, divorata dalla fiamme, sono andati perduti, insieme ai suoi sogni e alle sue speranze,  tutti i dipinti che stava realizzando.
Aveva, allora, trentadue anni.





22 commenti:

  1. Cara Grazia, a volte basta un'unica piccola opera per fare emergere un grande autore. Questo cardellino solitario, prigioniero eppure ancora vivace e pronto, con quella grande ombra scura che proietta sulla parete, sembra davvero l'intuizione di un destino, la breve poesia che coglie la profondità del dolore e l'insensatezza dell'esistenza, la crudeltà che ci lega tutti, noi esseri viventi, al dolore e alla fatica di vivere.

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    1. È così, Paola! E tu descrivi benissimo quello che questa immagine vuole rappresentare!

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  2. Mi ha fatto tornare in mente "Per fare un ritratto ad un uccello" di Jacques Prévert. Anche senza gabbia quell'esile catenella dice tutto.

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    1. Ecco qua la bellissima poesia di Prévert che tu citi. E grazie!:

      Per prima cosa dipingere una gabbia
      che abbia la porta aperta
      quindi dipingere
      qualcosa di grazioso
      qualcosa che sia semplice
      qualcosa che sia bello
      qualcosa di utile
      per l'uccello
      mettere poi la tela contro un albero
      in un giardino
      in un bosco
      o in una foresta
      nascondersi dietro quell'albero
      senza dire niente
      e senza muoversi
      talvolta l'uccello arriva svelto
      ma può anche metterci anni e anni
      prima che si decida
      Non scoraggiarsi
      aspettare
      aspettare se occorre anche per anni
      la rapidità o la lentezza dell'arrivo dell'uccello
      non ha nulla a che fare
      con la riuscita del quadro
      Quando l'uccello arriva
      se arriva
      osservare il silenzio più assoluto
      aspettare che l'uccello
      entri nella gabbia
      e quando l'avrà fatto
      richiudere dolcemente la porta col pennello
      e poi
      cancellare una per una tutte le sbarre
      avendo cura di non toccare le piume dell'uccello
      Fare a questo punto il ritratto dell'albero
      scegliendo il suo ramo più bello
      per l'uccello
      dipingere allora il fogliame verde e la freschezza del vento
      il pulviscolo del sole
      il rumore degli insetti nascosti nell'erba
      nella calura estiva
      Poi aspettare che l'uccello abbia voglia di mettersi a cantare
      Ma se non canta
      è un gran brutto segno
      è segno che il quadro è venuto male
      Ma se canta invece è un buon segno
      segno che il lavoro va firmato
      E quindi voi strapperete
      con grande dolcezza a quell'uccello
      una sua piuma e scriverete
      il vostro nome in un angolo del quadro.


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    2. Mie care, mi avete rallegrato la giornata!

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  3. Non mi viene in mente uno dei soliti pensieri stupidi. Un commento intelligente, da parte mia non si è mai visto. Quindi vado a vedere la partita di rugby; c'è Irlanda Italia. Ciao.

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    1. Aldo, tu sei uno dei commentatori più intelligenti, anche quando pretendi di fare commenti stupidi:-)

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  4. Iniziando a leggere il post, avevo subito notato che C.Fabritius era morto a soli 32 anni; avevo attribuito la sua morte a tubercolosi, a un'infezione non curata o a una delle mille altre ragioni, oggi curabili nel ricco Occidente, invece mortali sino all'inizio del secolo scorso. Alla fine dello scritto, ho scoperto che purtroppo il pittore era morto per un terribile incendio, l'equivalente, oggi, di un alluvione o di una fuga di diossina. Rimane, come scrivi assai bene, la sua pittura "essenziale, affettuosa e partecipe"; rimane "quel piccolo uccellino impaurito e prigioniero (...) il simbolo stesso della fragilità, ma anche della crudeltà della vita." Grazie, Grazia! Buon fine settimana.

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    1. Grazie a te! Il sapere come è morto Fabritius e quanto ancora giovane, rende ancora più struggente l'immagine del cardellino!

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  5. Anche oggi hai saputo stupirmi con questo post.
    Il soggetto mi piace parecchio, un pò meno la catenina...
    Mi ricorda i piccoli pennuti che in questa fredda stagione arrivano da me in giardino alla ricerca di cibo.
    Ciao Grazia e buona Domenica

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    1. Ciao Jampy, è vero quella catenella dispiace ma forse è anche della nostra crudeltà verso quegli esseri liberi e straordinari che sono gli uccelli che questo dipinto ci vuole parlare. E anch'io, come te, preferisco guardarli arrivare nel nido del giardino che tenerli in gabbia!

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  6. Post struggente: mi ha intenerito sia la raffigurazione del cardellino che la triste fine dell'autore dell'opera.

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    1. Struggente e commovente: quanta emozione può essere raccolta entro un'immagine!

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  7. Concittadino di Vermeer, di lui ricordo anche un curioso panorama dipinto osservando la scena attraverso una lente che oggi chiameremmo "grandangolo".

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    1. Infatti, Fabritius era un pittore che non arretrava di fronte agli esperimenti e la sua Delft diventa come questa: http://it.wikipedia.org/wiki/Carel_Fabritius#mediaviewer/File:FabritiusViewOfDelft.jpg

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  8. Ancora un bellissimo post! Grazie.

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  9. Ho letto il libro l'estate scorsa e sono andata alla scoperta del dipinto e del suo autore. Che bello ritrovarlo qui da te.

    Buona settimana, Grazia

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    1. Hai visto, Cinzia? Avevo visto il dipinto alla mostra di Bologna a far da comprimario alla "Ragazza con l'orecchino di perla" e poi l'ho ritrovato nella copertina del libro di Donna Tartt.
      Devo dire però che qui è proprio il caso di dire che "un'immagine vale più di mille parole"
      Buona settimana anche a te!

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  10. Approdo per la prima volta su questo blog, e cosa vi trovo? Un semplice cardellino. Lo è al mio sguardo inesperto, e tale rimane anche dopo averlo approfondito attraverso la tua disamina. Probabilmente perché quello, a tutti gli effetti, è semplice cardellino. Chiunque sia un po' abile con i pennelli può dipingere un cardellino... ma non un semplice cardellino. Ed ecco il talento che fa la differenza, almeno per me. Tornerò volentieri da queste parti, sento che mi farà bene. Buona settimana.

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    1. Grazie DOC, sì è vero quello che dici: chiunque un po' abile può dipingere un cardellino, ma solo un artista come Fabritius può farne un simbolo, può rendere un'emozione... insomma, può creare un capolavoro!

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  11. Non ne sapevo nulla e per fortuna posso conoscere tanti autori e le loro opere. Questo post mi ha colpita per la scoperta e anche per la sfortunata sorte del pittore. Non ho visto mai un cardellino ammaestrato, ma sapevo che si tenevano in casa degli uccellini
    per la gioia dei piccoli quando non c'era la tivu'.
    Un caro saluto e un grazie
    Nou

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