martedì 1 settembre 2020

Mantova, Palazzo D'Arco, Sala dello Zodiaco, settembre e la Vergine



Siamo ormai a settembre e mi corre l'obbligo (come si diceva un tempo) di dare un'occhiata all'immagine del mese del calendario che ho scelto per quest'anno: gli affreschi della Sala dello Zodiaco in Palazzo D'Arco a Mantova.

Nel dipinto realizzato intorno al 1520 dal pittore e architetto Giovanni Maria Falconetto (Verona 1468-Padova, 1535) il mese si presenta così:



L'artista, che  ci ha abituato fin qui a soggetti arzigogolati e di difficile interpretazione, non si smentisce, anzi ci fornisce qui un'ulteriore prova della sua capacità di complicare la vita agli studiosi di iconografia.

Cominciamo a guardare il dipinto, partendo  dallo sfondo, che come al solito, raffigura un edificio antico. Nessun dubbio sul monumento rappresentato che altro non è che il Mausoleo di Teodorico a Ravenna, riprodotto davvero con grande precisione. Sembrerebbe filare tutto liscio, se non fosse per il particolare della scalinata alla cui sommità è collocato un protiro a timpano, attualmente inesistente.

Stavolta però non ci dovremmo trovare di fronte a un arricchimento dovuto alla fervida fantasia dell'artista, ma alla riproduzione  dell'aspetto dell'edificio, così com'era all'epoca, tanto che  tuttora,  sopra la porta d'ingresso alla parte superiore del Mausoleo, è visibile la traccia di un tetto a due spioventi come quello del protiro raffigurato nell'affresco.

Nella parte alta della scena  è visibile, circondato, come sempre, da fitte nuvole dorate il segno astrologico con la Vergine nelle vesti di un angelo.  Sulla sinistra, più in basso, è la rappresentazione delle trebbiatura con due contadini che conducono  sei cavalli  impegnati a trascinare un rullo. E fin qui ci siamo.

Di di ben più difficile interpretazione è il resto della scena. Resta, infatti, ancora da chiarire, malgrado le ricerche degli studiosi, le presenza delle fiamme alla base del mausoleo di Teodorico, così come tutta la rappresentazione in primo piano con un putto che attinge l'acqua da una fontana a forma di leone, un vecchio barbuto  che sta bevendo  e una lorica di colore verde decorata da una testa di medusa appoggiata su un tronco. 

Chi sia questo personaggio è ancora oggetto di dibattito. Un'ipotesi è che si tratti del mitologico re Mida, condannato a non potersi mai nutrire dal potere conferitogli da Apollo di trasformare in oro ogni oggetto, compresi quelli che  cercava di portare alla bocca. Mida si sarebbe potuto salvare solo con un bagno nel fiume Pactolo, a cui  alluderebbe il ruscello che sgorga dalla fontana. Ma l'identificazione con il re Mida  e il suo legame con la raffigurazione della Vergine è ancora tutto da chiarire. 

Altre interpretazioni vedono nel segno della Vergine la rappresentazione della Fortuna che, insieme alle fiamme dell'incendio e alla testa  di Medusa sulla corazza, farebbe riferimento a Proserpina, regina degli inferi, spesso associata alla simbologia della sorte umana.

Insomma, malgrado i tentativi, il soggetto dell'affresco mantiene ancora in gran parte il suo mistero. Così come è misterioso quello che ci riserverà  il mese che ora inizia, sperando comunque che settembre si apra (e si chiuda) almeno con un pizzico di buona fortuna.

 

 

2 commenti:

  1. Direi che la fontana può rappresentare la fine del solleone con l'arrivo delle piogge ma se per te c'è un mistero per me c'è buio pesto!
    Grazie.

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