martedì 24 maggio 2011

"Il ritratto del conte Giovanni Secco Suardo" di Fra' Galgario: padrone e servitore





Da dove nasce il fascino di un dipinto ?
Perché un quadro, ma anche una scultura o un disegno, entra di prepotenza nei nostri pensieri e si impone alle nostre emozioni?

Me lo sono chiesta quando ho visto questo ritratto: "Il conte Giovanni Secco Suardo con il suo servitore"



Siamo intorno al 1720, a Bergamo, quando la città appartiene ancora  alla Repubblica di Venezia.

L’autore è, all'epoca, il ritrattista  più noto e più  richiesto: Giuseppe Vittore Ghislandi (1655-1743), detto Fra' Galgario, dal nome del convento dove passò, come frate laico, gli ultimi anni di vita. È un pittore colto, informato sulle novità della ritrattistica italiana ed europea, ma ammira anche i vecchi maestri: specialmente Tiziano e Rembrandt  per i suoi fondi scuri e gli improvvisi colpi di luce che accendono le figure.  
Con il suo sguardo impietoso e tagliente è capace di  restituire in pittura non solo le fattezze, ma il carattere, i vizi e le virtù dei suoi soggetti.
Sono uomini di lettere e di  chiesa, ricchi borghesi e, soprattutto, esponenti di un’aristocrazia di provincia in declino, priva di un reale potere, ma legata ai simboli esteriori del lusso e dell’apparenza

Come il conte Giovanni Secco Suardo, raffigurato qui in piedi, con una mano sul fianco, in un atteggiamento di una disinvoltura e di una  nonchalance, talmente esibita e studiata, da sfiorare l’arroganza.
Il volto, molle e privo di carattere, sembra tradire un'annoiata indifferenza.
L'atmosfera è intima, privata, tanto che il conte indossa una specie di sontuosa veste da camera con decorazioni dorate e, soprattutto, non porta la parrucca, accessorio indispensabile, nel Settecento, per ogni apparizione pubblica di un gentiluomo.
La stoffa preziosa è dipinta con quella straordinaria lacca rosso-marrone, «come sangue raggrumato », di cui Fra' Galgario deteneva il segreto (*).

Il servitore è in  posizione arretrata, al di là di un parapetto e di una colonna.
Ed è l’unico elemento che indichi una differenza di rango tra i due.
Il volto è quello di un uomo, segnato dagli anni e dall'esperienza, con un'espressione che rivela un' intelligenza meditata e consapevole.
Indossa un abito verde muschio, probabilmente una livrea. 
Ma la divisa non è abbottonata, come si converrebbe, e la camicia bianca è lasciata slacciata.

Siamo di fronte a un doppio ritratto, un genere di rappresentazione riservato, abitualmente, a persone unite da una relazione stretta:  genitori e figli,  coniugi, colleghi, maestro e allievo. A volte anche gentiluomini, e, soprattutto dame, accompagnati da un domestico, spesso in abbigliamento esotico e con la funzione di accentuare, per contrasto, l’eleganza e la raffinatezza del padrone.
Qui, invece, servitore e padrone sono protagonisti alla pari. 
E non è  facile capire perché il conte Secco Suardo abbia accettato di essere effigiato, insieme al suo domestico, con questa schiettezza e veridicità.

Qualcuno ha  avanzato  l'ipotesi  che il busto del servitore non  sia  un ritratto, ma la personificazione di una di quelle sculture di filosofi o di saggi dell’antichità, che servivano a dare un’impressione di sapienza e di cultura.
Non è così: la fisionomia è troppo caratterizzata per pensare che sia un simbolo. 
È, invece, una persona, viva e reale.
Anche se i due non si guardano e  sono rivolti entrambi verso lo spettatore, si intuisce che  sono legati da una relazione profonda. 
Ma quale?
Anche se fosse solo un rapporto tra padrone e servitore, qualcosa striderebbe: il contrasto tra la vuota arroganza del conte e l’enigmatica calma del domestico.
A meno che non si immagini uno scenario simile a quello dell’ inquietante film di Joseph Losey, The servant, (1963) con un servitore (uno straordinario Dirk Bogarde) che è riuscito a ribaltare il suo ruolo, arrivando a dominare un padrone ingenuo e superficiale.
Ma forse il volto del vecchio domestico esprime solo una stanca rassegnazione. 
E allora  si può immaginare tutt'altra storia.  
Ogni ipotesi è arbitraria e, dunque, possibile: da quella di una paternità celata, a una relazione precettore-allievo, a un rapporto amoroso, magari implicito e sfumato.

È un dipinto che suggerisce e suggestiona,  senza mai chiarire.
Il suo  fascino sta in questa ambiguità, nella possibilità di interpretazioni differenti e nella capacità di suscitare reazioni diverse.
Ed è per questo misterioso meccanismo, che consente una molteplicità di letture e di significati, che  immagini come questa  entrano a far parte del nostro universo, riescono a superare l’ambito di una pura raffigurazione e diventano altro.

Diventano opera d’arte, capolavoro.


(• ) La mostra Fra’ Galgario e il segreto della lacca si è tenuta a
Bergamo, Palazzo della Provincia, Spazio Viterbi
7 maggio - 19 giugno 2011



14 commenti:

  1. Ciao Grazia
    Un dipinto davvero speciale, bellissimo anche, così perfetto in ogni dettaglio. Eppure anche un po' inquietante, almeno per me...
    Ti auguro una serena giornata
    Cinzia

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  2. Ho visto la mostra di Fra Galgario a Bergamo qualche anno fa e ho sempre pensato che fosse un gran bel pittore. La tua scelta di oggi me lo conferma. Grazie
    M.

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  3. Hai ragione:è inquietante questo ritratto. Colpisce come un pugno e dice molto sulla società del tempo, più di qualsiasi libro di storia. Hai scelto bene, come al solito, anche perché ci fai conoscere un pittore straordinario e a me del tutto sconosciuto.Vale la pena, secondo te, la mostra di cui dai notizia ? Grazie
    Anna

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  4. Affascinante articolo! Condivido che l'arte autentica lascia sempre aperta una indefinitezza molto particolare alle interpretazioni. L'artista non spiega mai davvero quello che fa o perchè lo fa e se ci prova va preso con le molle, il più delle volte.
    Ti ringrazio.

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  5. La vera arte è quella che fa immaginare, quella che non ci dà solo l'apparenza ma la sostanza delle cose. Questo ritratto è il migliore esempio che potevi scegliere; vorrei anch'io sapere come avrà reagito il conte Suardo quando lo ha visto e se si è giudicato come lo giudichiamo noi.
    Grazie
    Anna A.

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  6. ... negli occhi del servitore, mi pare persino di scorgere un che di sornione. come un ammiccare. come un guizzo divertito. come lo sguardo di qualcuno che sa qualcosa che...
    affascinante. come sempre, grazia.
    un abbraccio.

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  7. Questo post è molto interessante sia per capire cosa sia un'opera d'arte, sia perchè fa conoscere un pittore mio conterraneo, di Bergamo, straordinario.Vorrei segnalare la mostra, di cui tu parli, sul segreto della lacca che è da vedere.Non è grande ma è veramente ben spiegata.
    Grazie tante.
    Gloria
    Fuori tema ti avverto che non è facile lasciare commenti nel tuo blog, perchè non li accetta.Questo è il secondo tentativo.

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  8. Dati tecnici interessanti nel link e grande lettura del quadro da parte tua. Ci guidi e ad un certo punto ti ritrai così come è giusto che si faccia davanti ad una creazione originale. Davvero, Grazia, mi fai riconciliare con la storia dell'arte. Un bacione.

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  9. Avevo visto una bella mostra di Fra Galgario
    qualche anno fa a Varese,al Castello di Masnago.
    Questo dipinto è molto significativo ed il tuo commento davvero competente (vorrei essere in grado io di commentare così bene le opere d'arte).

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  10. Questo dipinto mi ha sempre intrigato. Non so perché, ma mi fa venire in mente "Le nozze di Figaro" di Mozart. L'opera fu, al tempo in cui uscì, considerata rivoluzionaria, socialmente "a rischio" diciamo, non solo perché presentava il servitore, Figaro, come più scaltro e più capace del suo stesso padrone (o meglio ancora la moglie promessa di Figaro!), ma anche perché sottolineava il fatto che ancora esisteva il triste retaggio dello ius primae noctis, sentito ovviamente come la più turpe fra le vessazioni cui i nobili avevano diritto sui loro vassalli. Oggi non ce ne rendiamo conto, siamo abituati a considerare normali certe cose, ma non è sempre stato così. Anche se in Italia c'è forse qualcuno cui piacerebbe molto arrogarsi il diritto dello ius primae noctis:-(( che ne dici?

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  11. Che strano, la prima idea che mi è balenata è stata proprio quella sul film di Losey, Il servo.
    Quanto sto imparando da te, cara Grazia!
    Ciao,
    Lara

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  12. Mi sembrano anzi tutto se non moderne, fisionomia quasi familiari. Dipende dal servo che, mi pare, abbia nel volto, questo si', stanco, uno sguardo molto acuto. E, come al solito, grande lezione, la tua!

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  13. QUel film me lo ricordo bene . Il quadro mi ha fatto venire in mente le descrizioni dei servitori dei moschettieri di Dumas, anche se questo è piùreale e intrigante , allusivo . Bellisssimo!!

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  14. @ a tutti grazie per i commenti.
    La mostra di Fra Galgario attualmente aperta a Bergamo ha avuto ottime recensioni e forse, per chi abita vicino, vale la pena di andarla a vedere (chiude il 19 giugno)
    Mozart, Losey, Dumas: quante suggestioni possono venire da questo dipinto. La prova che siamo di fronte a un capolavori e che Fra Galgario è uno dei più grandi pittori del Settecento italiano.

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