sabato 17 novembre 2012

"Le ciabatte" di Samuel Hoogstratten: un racconto immorale





Ci sono quadri che  nascondono le loro storie meglio di altri. 
Questo, per esempio: 


Il dipinto, ora al Louvre, è datato  alla metà del Seicento e attribuito al pittore olandese Samuel Hoogstratten (1627-1678, contemporaneo di Vermeer e specialista in effetti prospettici. 
Il titolo, con cui è noto,  è "Les pantoufles, le ciabatte". 

In un nitido interno domestico- un soggetto che, all'epoca andava di gran moda- una prospettiva rigorosa di soglie e stipiti  di porte aperte,  inquadra un'infilata di stanze, divise da un corridoio. Il senso di profondità è accentuato dalle mattonelle a losanghe del pavimento e dal gioco di luce e ombra.
Tutto sembra quieto e tranquillo. 

In realtà,  se lo si guarda bene,  si scopre che  la calma è solo apparente. 
Si avverte, da subito, con un po’ di disagio, che, nel dipinto, manca qualcosa: manca qualsiasi figura umana. Un'assenza che si nota, tanto più che  siamo abituati a vedere, nei quadri dell'epoca- in Vermeer soprattutto- ambienti abitati da giovani donne riflessive, domestiche indaffarate, o gruppi intenti alla musica o alla conversazione. 
E, poi,  abbiamo  l'impressione precisa che qualcuno, da quelle stanze, ci sia appena passato. Ma chi? 
Per scoprirlo non resta che varcare la cornice ed "entrare" nel quadro alla ricerca di indizi.  
Subito, un dettaglio salta  agli occhi: le ciabatte, talmente evidenti da dare il titolo al quadro. 

Senza dubbio non sono lì a caso: sono  illuminate, quasi fosse un proiettore, dalla luce del sole che entra a fiotti nella stanza e  disposte proprio al centro della composizione. 
In un interno, così immacolato, quelle ciabatte, un po' consunte, abbandonate per terra, con negligenza, nel bel mezzo del corridoio, sono un elemento stonato. Ed ecco che quello che,  all'inizio, poteva parere una puro esercizio prospettico sembra, all'improvviso, animarsi.  




Non ci resta che ripercorrere, di nuovo, quegli ambienti silenziosi  e osservare, uno a uno, tutti i dettagli. 
Scopriamo, allora, che la scopa non è stata ben  riposta, ma lasciata, in bella vista, appoggiato su una  parete.  

Il mazzo di chiavi, ha l'aria di essere stato appena infilato nella serratura della porta e poi dimenticato. 
Se entriamo nel salotto, vediamo che,  sul tavolo, c'è un  libro chiuso e una candela, posta  di traverso sul candeliere, che sembra sia stata spenta in tutta fretta. 
Allora qualcuno, qui, c'è stato davvero! 
Ma perché tanta negligenza e tanta precipitazione?  



E dove sarà la padrona di casa? Perché di una donna si tratta, a giudicare dagli oggetti tipici di occupazioni domestiche prettamente femminili.  
Se  proseguiamo nell'indagine, scopriamo che proprio l'autore, Samuel Hoogstratten, un primo indizio ce lo aveva fornito, niente di meno che nel suo "Trattato  sulla pittura", dove aveva scritto: "i quadri migliori sono quelli che hanno un significato istruttivo". 
Vorrà dire che, anche in questo dipinto, un significato c'è. Vale la pena cercarlo. 
Rientriamo nel quadro e, questa volta,  lasciamo che  sia il pittore a guidarci. 

In effetti, se prestiamo attenzione, vediamo che quello che attira subito lo sguardo è il quadro, appeso alla parete di fondo del salotto, che spicca, con evidenza, sul bianco del muro. 
Non cerchiamo oltre: la chiave è là. 
Il quadro raffigurato non è affatto di fantasia, ma  è la copia, con qualche variante, dell”Ammonizione paterna" di Gerard Ter Borch. La tela di Ter Borch, all'epoca, era notissima: ne erano state fatte numerose copie e stampe da esporre, bene in vista, nelle più dignitose case olandesi. Nel dipinto un padre, indicando con fare minaccioso un’alcova rossa, simbolo evidente di peccato, ammonisce la figlia contro il vizio e la dissolutezza, a cui può condurre l'amore carnale.  

Era il soggetto giusto da porre, come monito,  sotto gli occhi delle giovani perbene.

Ecco dove ci voleva portare il pittore!  
Nessun elemento del dipinto era  casuale. Facendo parlare solo gli oggetti fuori posto, l’artista ha costruito un piccolo racconto morale –o immorale- perfettamente comprensibile dai suoi contemporanei: una donna, nella fretta di precipitarsi a un incontro galante, si scorda le chiavi sulla porta, abbandona le scopa appoggiata al muro e si toglie  le ciabatte proprio in mezzo al corridoio. Spegne anche la candela, alla cui luce stava forse leggendo. 
E ora, fuori dal nostro campo visivo, in un'altra stanza, si dedica a un’illegittima attività amorosa.
Presa dalla passione, ha scordato le sue più elementari incombenze: una condotta, all'epoca,  davvero riprovevole. Preferire le vane gioie d'amore alle sagge occupazioni domestiche non era degno di una donna onesta. 
Quella che il pittore ha abilmente suggerito, col suo gioco di indizi,  è  una sottile lezione di comportamento, destinata a qualche casalinga inquieta, a rischio di cadere in tentazione. 

Nessun mistero, dunque, tanto che, a questo punto, potremmo pure proseguire il racconto con un pizzico di pepe e di dettagli piccanti. 
Meglio di no! Ora che tutto è chiarito, la cosa migliore da fare è uscire in silenzio dal quadro,  senza dimenticare di chiudere, con discrezione, la porta d'ingresso.



Su questo dipinto il museo del Louvre ha organizzato una bella iniziativa didattica: QUI è il link alla descrizione del progetto.

40 commenti:

  1. Oggi il significato sarebbe capovolto: donna in preda alla passione abbandona noiose faccende domestiche per gettarsi fra le braccia di un bel tenebroso... sembra I ponti di Madison County!

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    1. E' proprio vero, oggi la casalinga sarebbe travolta, come nel film dal fascino del "vecchio" Clint: e come darle torto?

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  2. mi hai fatto venire in mente due cose: 1) il racconto costruito da Bruno Munari a partire da una sola fotografia, in Codice Ovvio - Einaudi 2) un film molto enigmatico di Raul Ruiz che si chiama "il mistero del quadro scomparso"
    (entrambi sul mio blog di cinema)
    :-)
    inoltre, Georges Perec e il suo condominio (La vita, istruzioni per l'uso)

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    1. Ha ragione: non avevo pensato alle storie di oggetti raccontate da Perec nel suo fantastico condominio.
      Intanto vado a consultare il tuo blog e chissà che, in quella caverna delle meraviglie, da Ali Baba, che è il tuo blog non trovi anche altre suggestioni.

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  3. Desperate housewives in versione seicentesca!
    Ciao
    Marco

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  4. anche a me sono venute in mente le desperate housewives, ma soltanto dopo aver letto il tuo racconto. Da sola non ci sarei mai arrivata di sicuro.

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    1. @ Marco,@Dede: ora che mi avete messo in mente le Desperate Housewives, riguardo il quadro sotto un'altra luce!

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  5. Un percorso davvero piacevole e coinvolgente... la prima cosa che mi ha colpita a dire il vero non sono state tanto le ciabatte, quanto il susseguirsi di porte aperte che invitavano appunto ad entrare nei vari ambienti del quadro, ma come tutte le opere didattico-moraleggianti l'invito è con l'inganno perché il campo visivo è limitato a ciò che il pittore vuole farci vedere condizionando così la percezione delle immagini e il loro significato...
    Scusa se ho fatto un riassunto di quello che avevi già detto tu, ma il post mi è piaciuto moltissimo.
    un saluto

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    1. E', davvero, il pittore che conduce il gioco: è lui il burattinaio che tira le fila del racconto e che ci fa trovare tutti gli indizi; La scatola prospettica che costruisce, in fondo, non é che un teatro di cui anche noi spettatori facciamo parte.
      Grazie per la condivisine e un saluto anche a te

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  6. Un racconto da un dipinto. Lettura che coinvolge ed invita a proseguire fino alla conclusione.
    Buon fine settimana

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    1. E una storia narrata dagli oggetti: è questo che mi ha colpito di più!
      Buona domenica anche a te

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  7. Ho solo un sorriso stampato su viso!

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    1. Anch'io, ho sorriso, all'idea del "racconto immorale", di cui nulla si vede e che è lasciato intuire.
      Quando i quadri sono cosi'si raccontano da soli...

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  8. Però non condivido la faccenda della candela spenta di fretta,
    essendo giorno non avrebbe senso accendere una candela per leggere.
    La candela pende perchè è più piccola del foro del candeliere,
    perchè la padrona di casa non si cura di trovare quella giusta,
    gli stipiti della porta sono sporchi
    e la tovaglia,sebbene stirata è anche sgualcita.
    Il pittore dunque ci fornisce anche altri indizi sulla
    padrona di casa che non sono riferibili ad una perfetta massaia.

    Ho letto volentieri il tuo post come del resto tutti gli altri.
    Quello che mi impressiona in questo quadro però è la luce,
    una luce forte, quasi mediterranea che però non fa ombre nette,
    l'ho trovata in parecchi quadri nella mostra che c'è
    alle scuderie papali al Quirinale "Vermeer e il secolo d'oro dell'arte olandese".
    M'è parso come se gli olandesi che di luce ne hanno un po'poca
    volessero averla almeno nelle pitture
    sbaglierò, ma è stata un'idea che m'è venuta girando per le sale della mostra.

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    1. Le tue osservazioni sono giustissime. Sulla candela avevo trovato anche che probabilmente la si accendeva per la preghiera e l'averla spenta denunciava, di per se stesso,una mancanza morale.
      Comunque la padrona di casa era tutt'altro che perfetta!

      La luce dei pittori olandesi è una luce a parte, che è, in qualche modo, fisica e metafisica insieme. Una caratteristica della loro pittura (e di quella fiamminga in generale) che parte da Van Eyck e che rende i loro dipinti riconoscibili e speciali.

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  9. Adoro quando si può entrare in un quadro e trovarvi una storia.
    Ciao Grazia,
    Lara

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    1. Anche a me piacciono i dipinti che raccontano- lo sai- e meglio ancora quando l'ambiente serve da palcoscenico alla narrazione.
      Grazie, Lara, e a presto

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  10. Accidenti, non era per niente elementare! Non ci sarei mai arrivata! L'unica cosa che posso dire è che, ai nostri tempi, da qualche parte ci sarebbe stato nascosto un paparazzo e, il giorno seguente, l'incontro galante sarebbe finito su uno di quei giornali che ancora (ahimè) sono in prima fila in edicola.

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    1. Ai nostri giorni ci sarebbe il paparazzo, all'epoca c'era il pittore, senz'altro più discreto. Comunque basta trasformare il dipinto in bianco e nero e vedrai che sembra un'istantanea "rubata" !

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  11. Molto bella l'idea del diaframma, la stanza intermedia, quella con il libro. E' di colore diverso non a caso. Sembra un ambiente mentale.
    Grazie, carissima per questa lettura:)

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    1. Mi piace quello che dici sull'ambiente mentale: l'artista era uno specialista di giochi prospettici e trompe-l-oeil. Per questo sa creare questa specie di "scatola" teatrale come sfondo alla sua storia. Se ci pensi è come un modellino per uno scenografo (luci comprese): mancano solo gli attori.

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  12. Ma sono proprio tutti affascinanti i pittori olandesi del Seicento! Una società di colonialisti, che forse ha preparato più di altre il pensiero borghese moderno.

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    1. Si', molto del pensiero borghese (e mercantile) moderno è nato nell'Olanda del Seicento e in questo la creazione delle Compagnia delle Indie orientali ebbe, senza dubbio, un'importanza fondamentale.

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  13. In effetti, come hanno osservato altri, oggi si leggerebbe il quadro in ben altro modo, cioè augurando alla padrona di casa di avere tante occasioni di lasciar perdere l'ordine e le pulizie domestiche...
    :)

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    1. Eh, sì! Le cose son cambiate per le casalinghe. E per fortuna!

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  14. Oh oh oh, ridacchiano Holmes e Watson, davanti al dipinto olandese. Oh oh oh... e Holmes non può fare a meno di dire al suo amico: - Mio caro Watson, non so davvero s ein Olanda certi termini fossero usati in questa accezione, ma un mio recente viaggio in Italia mi rende edotto di alcuni significati decisamente e pesantemente allusivi: la SCOPA, le CHIAVI, gli ZOCCOLI ... oh oh oh, mio caro, ce n'è da ridacchiare sotto i baffi!

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  15. Dopo che quel malpensante e un po' porcellone (l'avresti mai detto?) di Holmes ha smesso di ridacchiare, Watson riporta la conversazione su un tono più serio.
    _ La candela spenta, caro amico, potrebbe forse essere un simbolo di fedeltà o di vigilanza venuta a mancare?
    - In effetti, caro Watson, ora che mi ci fai pensare, mi rammento della candela accesa, in pieno giorno, sul candelabro pendente dal soffitto del ritratto dei coniugi Arnolfini. Quel dipinto era infarcito di allusioni simboliche al matrimonio con tutti i suoi corollari: prosperità, fedeltà, prolificità e via dicendo.
    - Bene, credo che scriverò al mio amico Poirot, per chiedere la sua opinione. In queste faccende è impareggiabile.

    Chissà cosa ne pensa Poirot?

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    1. Scrive Poirot:"Mio caro Watson, la vostra competenza linguistica è ineguagliabile e se il pittore fosse italiano saremmo a posto:le allusioni alla virtù (si fa per dire) della casalinga inquieta sarebbero chiarissime. Ma sarà lo stesso in olandese? This is the question!
      Ho interpellato un'esperta nella due lingue e ora aspetto la risposta.
      Che già nel Seicento ci fosse una "globalizzazione" della parola allusiva? Ah, saperlo!
      -quanto alla candela spenta la pista Arnolfini mi sembra, senza dubbio da percorrere. Metto in azione le mie cellule grigie e vediamo..."

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  16. Mi spiace arrivare tardi, ma è così ovvio che mi meraviglio di te, grazia: eppure la scopa "abbandonata" avrebbe dovuto darti la soluzione: di là, nel salotto, ad intrattenere più o meno amorosamente Madame, c'è il dimostratore del Folletto. era facile, no?

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    1. I dimostratori della Folletto hanno sempre una marcia in più! :-)

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  17. Bella lettura davvero... generalmente, quando sono in un museo, salto la sala degli olandesi, a meno che non ci sia qualche dipinto che così, a naso, mi attira in modo particolare... non mi hanno mai affascinato troppo perché non li sento vicini a me, avverto una lontananza tra me e le atmosfere dei loro dipinti che non sono mai riuscito a colmare, probabilmente perché essendomi formato principalmente sulla pittura di casa nostra non ho mai avuto gli strumenti adatti per comprendere al meglio l'arte dei fiamminghi. Però questa è una lettura davvero intrigante anche per chi come me non ama l'arte olandese, e attirare l'attenzione su qualcosa che non si ama instillando interesse non è compito facile, complimenti vivissimi :-)))

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    1. Per me gll no stati una scopeta dei primi anni di università, quando sono andata in gita a d Amsterdam- e devo ammettere non solo per vedere musei-ma il fascino della loro pittura ( eccetto le scene di cuoche e cucine) mi colse a tradimento. E ancora dura. Ora poi che abito a Bruxelles tra Brabante e Fiandre, non fosse che per motivi di contiguità geografica, la pittura fiamminga e quella olandese mi sono diventate familiari e "amiche".

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  18. OT: sto leggendo "Vite degli uomini illustri": che risate!

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    1. OT: che ti avevo detto: è un libro stupendo!

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  19. Oh,sì! Usciamo dal quadro e chiudiamo la porta con delicatezza!
    Che bella pittura, la fiamminga!

    Grazie anche per questa descrizione attenta e avvincente.

    Nou












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    1. La pittura fiamminga a prima vista non è facile: bisogna entrarci dentro, come in questo quadro, e osservare tutti i dettagli; E, dopo, il fascino arriva :-)

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  20. Un quadro di Vermeer senza i suoi personaggi; un teatro senza più attori, perchè la recita ( o l'esposizione) è terminata.

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    1. Molto bella la tua descrizione: i personaggi di Vermeer se ne sono andati ed è rimasto solo un teatro senza attori!

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