venerdì 19 settembre 2014

La voce del silenzio: gli interni di Vilhelm Hammershøi




Una tela, in cui sembra che la vita sia sospesa, intitolata "Interno"e ora al Museo danese di Randers.
Sullo sfondo di un muro grigio-azzurro, contro cui è collocata una credenza, è raffigurata- in piedi e vista di schiena- una giovane donna, vestita di scuro con la testa lievemente girata di tre quarti e un vassoio sotto il braccio sinistro, mentre un raggio di sole le illumina la nuca.


In una stanza dai colori tenui sono appoggiati alla parete due sedie bianche e un grande divano scuro. 
Nessuna presenza umana in questo dipinto intitolato "Tramonto nella stanza da disegno" e ora al Museo di Berlino:


Un'infilata di stanze, in cui si aprono una serie di porte bianche, da cui si intravedono pochi mobili: un tavolino, una sedia e, più lontano, un pianoforte. Colori tenui, e un’atmosfera ovattata in queste "Quattro stanze", ora al Museo di Copenaghen:


Ambienti spogli, disadorni, linee nette, una figura di donna, di cui non si vede o si intravede appena il volto e un’atmosfera dolce e malinconica.
Sono i dipinti del danese Vilhelm Hammershøi (1864-1913).

Temperamento solitario e riservato, Hammershøi (1864-1916) nato a Copenaghen in una famiglia agiata e colta, decide molto presto di dedicarsi esclusivamente alla pittura e, dopo regolari studi accademici, conduce un’esistenza tranquilla e senza clamori con l’amatissima moglie Ida, sposata nel 1891. 
Tutt'altro che isolato, viaggia ed espone i suoi dipinti nelle maggiori città d’Europa, ammirato da personaggi come Serge Diaghilev (il fondatore dei Balletti Russi), il poeta Rainer Maria Rilke o il regista Carl Theodor Dreyer. 
Pur essendo ben informato sulle ultime tendenze dell’arte contemporanea, rimane sempre fedele alla sua maniera di far pittura, al di fuori di ogni moda e di ogni tentativo di classificazione.
Per la critica dell'epoca, questo danese timido e ombroso deve apparire come un oggetto misterioso: ma come si fa- avranno pensato- nei primi anni del ‘900 a ignorare la maniera di dipingere dei pittori post-impressionisti, con il colore che si decompone e che si frantuma, fin quasi a scomporre il soggetto? Come si fa ad essere così  antiquati?  
In effetti, mentre nel resto d'Europa infuriano i dibattiti e le avanguardie artistiche sognano di cambiare il mondo, Hammershøi continua a dipingere, con il suo stile immutabile, i suoi soggetti preferiti: qualche  paesaggio, la sua famiglia, ma, soprattutto, le stanze della sua casa. 
Stanze vuote o, al massimo, abitate da una figura femminile- la moglie Ida- per lo più vista di spalle. 
Come in questa tela, intitolata "Donna al piano" e ora al Museo di Copenaghen, dov'è raffigurata, sempre vestita di scuro e vista di schiena, seduta a un pianoforte.
In primo piano, un tavolo con una tovaglia di un bianco immacolato, stirata di fresco, su cui poggiano due scodelle e un piattino con il burro, mentre la luce del sole che illumina la stanza, ne  rende ancora più abbagliante il candore: 



Mentre, all'epoca, gli appartamenti sono sovraccarichi di mobili, di carte da parati, di piante e di ammennicoli di tutti i tipi, i suoi ambienti sono più spogli e depurati possibile, fino a diventare pure geometrie di luce;
"Scelgo un tema per le sue linee- scrive Hammershøi- e solo per ciò che io chiamo il contenuto architettonico di un’immagine". 
La luce per lui è importante, ma non ha bisogno di molto colore "perché- sostiene– meno colori ci sono in un quadro tanto meglio funziona". 
Perciò si è abituato a usare una gamma estremamente ridotta di tinte, basata su sottili variazioni di bianchi, di grigi o di bruni, che conferiscono ai suoi dipinti un'atmosfera irreale e senza tempo.
Come in questo quadro, intitolato "Raggio di sole" e ora al Museo di Copenaghen, dove il pulviscolo dorato che entra dalla finestra riempie l'ambiente di una delicata vibrazione:




Tutto è così essenziale che i suoi interni chiari e silenziosi, sembrano rifarsi, più che alla pittura contemporanea, all'intimità dei maestri olandesi del Seicento e appaiono molto più vicini alla meticolosa sobrietà di Vermeer che al fragore di Picasso o di Matisse. 
Come in questo quadro, intitolato "Ida che  legge", ora in collezione privata, dove tutto è nitido e lindo e dove una donna di profilo sembra colta, di nascosto, nella sua intimità: 




Saranno i colori, oppure le inquadrature, ma sembra sempre che nei suoi quadri, muti e senza racconto, ci sia un qualche enigma da decifrare e che la calma e l’armonia apparente di quelle stanze possa nascondere una grande solitudine.

Dopo la morte di Hammershøi, con la tragedia della prima guerra e le rivoluzioni pittoriche dal cubismo al dada, il suo stile sobrio e immobile finisce per passare di moda e cadere nell'oblio. 
La sua riscoperta avviene solo negli anni '90 del Novecento, quando i critici, conquistati dal suo fascino discreto,  paragonano la sua pittura alle silenziose nature morte di Giorgio Morandi e i suoi personaggi ai solitari protagonisti dei quadri di Edward Hopper. Oppure ne riconoscono  le risonanze con il teatro di Ibsen, se non con certi film di Ingmar Bergman o dei registi danesi contemporanei del movimento di "Dogma"
Finalmente, il suo "realismo malinconico", com'è stato definito, è tornato di nuovo ad ammaliare, tanto che il suo rigore, la sua purezza misteriosa, la sua sobrietà senza orpelli sembrano porsi come un antidoto al caos fragoroso e opprimente dei nostri giorni. 
Quelle stanze vuote, quegli interni intimi e perfetti fanno risuonare qualcosa di profondo dentro di noi. 
Come se la sua pittura senza tempo ci mostrasse- come diceva Rilke- "la strada per scoprire ciò che davvero è importante ed essenziale". 
E non solo nell'arte.





Qui è il link a un video in cui Melania Mazzucco presenta un dipinto di Hammershøi esposto alla mostra "Ossessione nordica" che si è tenuta a Palazzo Roverella a Rovigo, da febbraio a giugno 2014.


24 commenti:

  1. I tuoi post, come sempre, mi lasciano incantata e mi fanno apprendere ogni volta qualcosa di nuovo. Non mi stupisce, però, tanta solitudine da un danese…

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    1. In effetti c'è qualcosa di molto nordico nella sobrietà ( e direi nelle severità) di dipinti come questi. Qualcuno ha paragonato Hammershoi a un altro danese illustre, il filosofo Kirkegaard e forse c'è una radice comune nella cultura del loro paese, così diversa dalla nostra e, per questo, così affascinante.

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  2. Grazia cara, sempre più magica, grazie per questa nuova affascinante scoperta!
    Paola

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    1. Grazie Paola, anche per me è stata una bella scoperta: per questo l'ho voluta subito condividere!

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  3. Mariangela Fania20 settembre 2014 10:54

    Grazie a te scopro la meravigliosa bravura di questo pittore!

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    1. Sono contenta che piaccia anche a te. Non è un pittore facile e mi fa piacere che abbia colpito così tanto!

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  4. Sai che mi piacciono un sacco?
    Sembrano delle istantanee e danno un senso di pace e di quotidianità.
    Ciao

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    1. Mi fa piacere che anche tu abbia colto il fascino sottile di questo pittore. Io, fin dal primo momento, ne sono rimasta stregata!

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  5. Dio mio Grazia, con questo post mi hai colpita dritta al cuore!!! Non conoscevo questo artista ma i suoi sono dei capolavori!!! Mi piacciono tantissimo. Non so nemmeno ancora dirti cosa mi suscitano, ma di sicuro mi fanno sentire bene. Pace, serenità, luce, casa, sono le prime parole che mi vengono in mente. Ma è vero anche che è come se parlassero di ciò che non si vede... come se ci fosse un'assenza che è la vera protagonista di questi dipinti.... non so, sento proprio un'assenza...

    Bello bello Grazia, come sempre.

    Buona domenica
    Cinzia

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    1. Cinzia, condivido tutto quello che dici sulla sensazione di un'assenza. Forse è proprio questa sensazione difficilmente definibile che lo rende tanto affascinante e vicino alle nostre inquietudini.

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  6. Come sempre, complimenti per il post. Questo artista credo che sia la prova di come vanno spesso le cose nella storia dell'arte. Artisti poco apprezzati e quasi ignorati nella loro epoca (perchè non allineati agli stili correnti), vengono poi riscoperti dalla critica anni dopo.
    A presto!

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    1. Infatti. per molto tempo questo artista era caduto nell'oblio. Tu pensa che è stato riscoperto solo da una mostra al Musée d'Orsay negli anni novanta. È rimasto sempre se stesso, senza mai cedere alle mode del momento. E per questo forse ora ci affascina ancora di più!

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  7. oltre a Bergman ho pensato a Magritte, a Folon, al cinema di Dreyer... (Dreyer è quasi tutto in bianco e nero, però)
    magari un giorno verrò a sapere come si pronuncia! anche scrivere il nome di questo grandissimo autore non è mica facile
    :-)

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    1. Sono tante le suggestioni che provoca un grande artista come questo.
      Ma sul nome - devo dire- anch'io sono in difficoltà non solo nelle pronuncia ma anche nella scrittura :-)

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  8. Grazia....ma quanto sono fortunata per trasferirmi a Bruxelles dove vivi...TU? ???
    Inutile aggiungere altro...

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    1. Donatella, non vedo l'ora di conoscerti. Non appena arrivi fatti viva. Io sarò fissa a Bruxelles a partire dalla fine di gennaio. In questi mesi, invece, mi alterno con l'Italia...

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  9. Cipria, non mi vengono in mente parole. Un bellissimo blog. E questo un post rarefatto. Grazie

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  10. Ma sono meravigliosi! Ed estremamente moderni. Non lo conoscevo, grazie per questa ennesima bellissima scoperta.

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  11. Cara Grazia, mi trasferiro'a Bxl.ai primi di febbraio. Nel frattempo il mio sport preferito è quello di segnalare il tuo blog a tutti quelli che...lo meritano!!!!
    Spero mi si perdonerà l'utilizzo a fini privati dello spazio ....ma vorrei dirti che prima di un acquisto vorremmo alloggiare in un bel meublé in zona Louise e lumitrofi.Lo sto cercando. Caso mai avessi qualche prezioso consiglio...bello almeno quanto quelli artistici che dispendi con tanta generosità...
    Grazie infinite sempre per le tue "chicche"

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    1. Donatella, purtroppo, per ora non ho consigli da darti. Teniamci, comunque in contatto. Intanto ti do l'indirizzo email che uso per il blog: graago@hotmail.be
      Così possiamo anche fissare per vederci.
      Ancora grazie per la condivisione e per la diffusione del blog

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    2. Grazie...Grazia !!!!
      (Come suona carino....!)
      A presto
      Donatella

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  12. complimenti,tutto molto ben scritto.
    albert

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