martedì 23 agosto 2011

Michelangelo: la Madonna di Bruges




Quando accompagno a Bruges gli amici che vengono a trovarmi in Belgio, spero sempre che non abbiano letto guide o testi di storia dell'arte, perché mi piace godermi la loro meraviglia, quando entrano nella chiesa di Nostra Signora (Onze-Lieve-Vrouwekerk) e sono attratti, immediatamente, dalla bellissima Madonna in marmo dell'altare in fondo alla navata destra.

Si ha, subito, l'impressione che la scultura, alta poco meno di un metro e trenta, abbia una forza e una potenza che prescinde dalle sue dimensioni. Sembra che domini l'ambiente circostante; che non abbia niente a che fare con le statue che l'attorniano; che sia, insomma, un'opera straordinaria e, in qualche modo, aliena.
Si sente, da subito, che siamo di fronte a un'opera eccezionale, a un capolavoro.
Si capisce che siamo davanti a Michelangelo:



La Madonna siede sul trono, che tradizionalmente simboleggia la "Sedes sapientiae".
È avvolta in una veste dagli ampi panneggi, di un marmo così levigato da apparire quasi traslucido.
La veste forma, con il mantello che le copre la testa, una specie di ellissi che la racchiude e che ne esalta l'isolamento e, insieme, la monumentalità.
È una giovane bellissima.
Il volto ovale e aggraziato, ha lineamenti raffinati e regolari, come quello di Maria nella Pietà di San Pietro a Roma.

Ha la dignità di una vera "Regina del Cielo".
Non guarda il bambino, non sorride: sfugge lo sguardo dello spettatore, in un raccoglimento pensoso e malinconico. Sembra assorta nella premonizione della sorte sua e del figlio.

Conosce già il doloroso destino che li attende.

Ha il dono divino del sapere. E sa che quel destino non può evitarlo: sa che le sarà imposta la sofferenza dell’accettazione consapevole.
Sul fermaglio del mantello la testa di un cherubino è simbolo della sua "intelligenza chiara" o del dono della profezia.
C’è un libro nelle sue mani: e lì, nelle Sacre Scritture, c'è la conferma della sua sorte.


Non c'è alcun rapporto di tenerezza con il Bambino; non lo tiene né abbracciato, né in grembo, come si usava nelle raffigurazioni tradizionali.
Ognuno dei due sembra solo.

Il Bambino, alto e robusto, è in piedi, quasi senza sostegno, entro le ginocchia aperte della madre che ricordano la posa del parto e rievocano il titolo di "Mater Dei", secondo un'antica iconografia bizantina.

Sembra che esca, già grande, dal grembo materno e muova, con una certa solennità, i primi passi per offrirsi al mondo. Nello stesso tempo, pare che abbia paura e si voglia ritrarre, cercando ancora, con la mano, la protezione della madre, quasi invocando col gesto, di essere trattenuto.

Nelle due mani unite c'è l'unico punto di contatto tra madre e figlio: c’è l'espressione di un affetto irriducibile; forse c’è già la nostalgia per una fusione perfetta ed esclusiva, ma ormai irrimediabilmente perduta.
E c’è insieme, l’abbandonarsi a una separazione e a un destino segnato.

È straordinario come Michelangelo sia riuscito a liberare dal marmo, con maestria e potenza di esecuzione, un intreccio così luminoso di sentimenti e, insieme, di motivi iconografici complessi.
E per questo questa scultura non lascia indifferenti, attrae e suscita emozioni.

Ma come è arrivata a Bruges?
No. Stavolta non è stato per un furto, né per un'esportazione clandestina: questa è l'unica opera venduta fuori dall'Italia da Michelangelo stesso e a caro prezzo.
Bruges, agli inizi del Cinquecento, è uno dei centri più ricchi d'Europa, grazie al mercato della lana e al commercio. 
È in stretta relazione d'affari con Firenze, tanto che i Medici vi hanno aperto un'importante filiale del loro Banco.

Jean e Alexandre Mouscron, (all'italiana Moscheroni), due ricchi mercanti di tessuti, sono in contatto di lavoro con il fiorentino Jacopo Galli, banchiere, grande collezionista e amatore d'arte. Ed è forse, Galli a indicare Michelangelo, di cui conosce bene il pessimo carattere, ma anche le straordinarie qualità, come lo scultore più adatto per eseguire una Madonna destinata alla loro cappella funebre.
Michelangelo, all'epoca trentenne, è a Firenze, dove lavora, giorno e notte, dietro un tramezzo di legno appositamente costruito, a sbozzare un gigantesco pezzo di marmo per ricavare la statua di un David.
È un'opera difficile, una committenza pubblica di prestigio, a cui molti, prima di lui, hanno rinunciato. Lui, invece, si è ostinato, capendo che è quella può essere l'occasione giusta per costruire la sua fama di scultore "eroico" e geniale.
Tutta la città è incuriosita e aspetta, con ansia, il risultato. Michelangelo lo sa e ha dichiarato che tutto il suo tempo sarà occupato nel David.
Di sicuro il daffare è tanto, ma la cifra record di 4.OOO fiorini, che i ricchi fiamminghi gli hanno offerto, è una tentazione irresistibile.

Accetta, dunque, il lavoro: non si sa se esegua appositamente una scultura, oppure ne riadatti una che già ha fatto, forse per i Piccolomini di Siena.
Di certo tratta tutta la faccenda con una riservatezza degna di un libro giallo. Nel gennaio del 1506 scrive al padre che la Madonna in casa sua, non deve "essere fatta vedere a persona".
Da lì, altrettanto segretamente, ad agosto, la fa trasportare a Livorno e trasferire nelle Fiandre, via mare. Nessuno l'ha vista, tanto che nelle biografie di Michelangelo se ne parlerà appena e in maniera confusa, descrivendola, addirittura, come un tondo o un bronzo.

A Bruges, invece, se ne parlerà, eccome, fin dal 1508, quando viene collocata nella cappella dei Mouscron, in cattedrale, con tutti gli onori. Là rimane, fino all'epoca delle conquiste napoleoniche, quando viene trafugata e trasferita in Francia, per poi tornare a Bruges, nella chiesa dove ora si trova.
Quando la si vede, però, non importa conoscerne la storia.

C’è qualcosa di profondo in noi che viene toccato. Michelangelo ha fermato il momento in cui, nel figlio e, soprattutto, nella madre, il sentimento di gioia che accompagna il ricevere e il dare la vita si trasforma nella percezione della condizione umana, nella consapevolezza dell'incombere ineludibile dell’ombra della fine.
Ha saputo fissare nel marmo “il sentimento tragico della vita”.







22 commenti:

  1. Com'è bello leggerti e attraverso le tue parole leggere una vita, un percorso artistico e umano. Quel volto di Madonna assorto e remoto è tra i più belli che abbia mai visto.
    Saluti affettuosi

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  2. Cara Grazia, mi hai commosso anche se non ho visto la Madonna di Bruges insieme a te. Dice bene Duck, che mi precede,che il volto della Madonna è uno dei più belli che possiamo vedere e che coinvolge tutti religiosi o atei sulla considerazione della nostra sorte. Lo sai che sono un vecchio appassionato della Divina Commedia e non ti stupisca se mi vengono a mente i versi di Dante: "Vergine e madre, figlia di tuo figlio, umile a alta più che altra creatura,termine fisso d'eterno consiglio.."
    Un saluto
    Marco

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  3. Non aggiungo altro alle tue considerazioni. Non è facile dare voce a qualcosa che affascina e attrae proprio per il carattere indefinito che possiede. Non era affatto semplice parlarne. Bellissima e commovente analisi.

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  4. Un'opera d'arte straordinaria, non valorizzata come merita, con alle spalle una storia affascinante. E qui una pagina scritta con inusuali competenza e sensibilità.

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  5. E' davvero toccante e quasi doloroso quel vedere il momento in cui "nel figlio e, soprattutto, nella madre, il sentimento di gioia che accompagna il ricevere e il dare la vita si trasforma nella percezione della condizione umana, nella consapevolezza dell'incombere ineludibile dell’ombra della fine."
    E tu, come scrive Adriano, possiedi queste doti meravigliose di competenza e sensibilità. Grazie!
    Lara

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  6. Io sono un ateo praticante, digiuno completamente di storia dell'arte, ma sono stato toccato dalle tue parole e della dignità e dal riserbo con cui la Madonna (o solo una donna) accetta la sua sorte che è quella di tutti noi, quella di vivere e morire. Molto belle le immagini e le tue parole
    Carlo

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  7. L'averla osservata in tua presenza é stato un privilegio. Leggerre il commento "sentendo" la tua voce mi trascina a Bruges allungando meravigliosamente la visita.
    Un abbraccio grande
    Roberta

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  8. Mi dispiace molto di essere andata a Bruges qualche tempo fa prima di averti letto. Ho visto la stuatua di Michelnagelo ma non ho capito come ora la bellezza di quello che vedevo. Soprattutto non ho notato l'intensità dell'espressione e la malinconia del presentilento di questa mamma ."Il sentimento tragico della vita" lo dici proprio bene . la prossima volta mi stampo il tuo post
    Sara

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  9. Un occasione in più, fra le tante altre di pensare ad organizzare un viaggio da quelle parti. Michelangelo che raffigura nel volto già il velo della tristezza consapevole, quando invece tutte le raffigurazioni della Madonna sono o di felicità (per la nascita del Bambino) o di crudele sofferenza (per la sua orte da adulto) era veramente un artista fuori-dal-coro.
    Bye&besos

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  10. Mi hai lasciato senza fiato. Come sei brava a leggere e raccontare le opere d'arte. E non solo. Quando riprendi le tue avventure fra le parole?

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  11. Carissima Grazia
    Anche le tue descrizioni sono come delle fotografie bellissime che mi portano lontano e aprono una finestra su paesaggi sconosciuti.
    È vero che le opere d'arte sanno suscitare emozioni forti anche senza conoscerne la storia, ma conoscerla dà un valore in più... aiuta forse ad entrare un po' in contatto con chi l'opera d'arte l'ha creata
    Grazie!
    Cinzia

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  12. è sempre interessante leggerti, in poche frasi riesci a dare una chiave di lettura inaspettata, forse perchè autentica e come dire, solida? Non parole, insomma, ma concetti. Roba rara

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  13. Io quella Madonna vorrei rivederla ora, dopo aver letto il tuo post. Non aggiungo altro.
    Grazie di cuore.

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  14. Come per Roberta, sapere di averla vista con te dopo aver letto questo tuo bellissimo scritto mi fa sentire estremamente "privilegiata". :-)
    Paola

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  15. Grazie a tutti per i commenti e per aver condiviso con me le emozioni che dà questa opera d'arte.Il volto della Madonna è uno dei più intensi e belli che conosca e, come dice Carlo, puo' commuovere tutti, indipendentemente dalle convinzioni religiose. In quella malinconia in quel riserbo c'è l'idea dell' accettazione e della consapevolezza della sorte che tocca a tutti noi.

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  16. Ero a Bruges. Potevo dedicarle un solo giorno, alla ricerca di Memling e dei maestri fiamminghi. Passo davanti alla Cattedrale, entro soprapensiero, vedo una scultura inaspettata: "Che ci fa qui Michelangelo?" E mi sono risposto "Ma sei a Bruges ... sei davanti a quel miracolo d'intensità che è la Madonna di Bruges!"

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  17. È la stessa sensazione di sorpresa che ho avuto io la prima volta. E ora tutte le volte che vado a Bruges, passo a vederla e tutte le volte è la stessa emozione.

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  18. Le tue parole mi hanno indotto a riflettere su come, forse, la "nostalgia per una fusione perfetta ed esclusiva, ma ormai irrimediabilmente perduta" sarà risarcita solo, tanti anni dopo, a destini compiuti, non solo di Maria e di suo Figlio, ma anche di Michelangelo stesso, dal tornare a far parte di un'unica forma - spirituale,avvolgente e come scarnificata - nella Pietà Rondanini.

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  19. E' davvero bellissima, ancora una volta grazie per avermi fatto scoprire un capolavoro che ignoravo

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  20. Ma da quanto è stata riportata dalla Francia a Bruges?

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