venerdì 28 novembre 2014

I fiori del paradiso di Séraphine de Senlis




Un albero fantastico, dove i colori sono accesi, le foglie splendenti come fiamme e dove- nella chioma lussureggiante- sembrano aprirsi occhi misteriosi.
È l’”Albero del Paradiso”, una tela di quasi due metri per uno, conservata in Francia al Museo di Senlis: 


Siamo intorno al 1930 e, quando dipinge questa  natura rigogliosa, Séraphine Louis, nota come Séraphine de Senlis (1884-1942), ha passato da un po' la quarantina e ha dietro di sé una vita che sembra un romanzo. 
Orfana, è entrata a servizio fin da bambina, passando da una famiglia all'altra e poi, per vent'anni, ha fatto la domestica in un convento. 
Da poco, si è trasferita a Senlis, una cittadina non lontana da Parigi.
Massiccia, sgraziata, sempre silenziosa, non si trova  a suo agio con la gente e ha pochi contatti con gli altri. 
È lenta nel capire, parla poco e male: una povera mentecatta la definiscono i più crudeli. 
Nei suoi pochi momenti liberi, passeggia nei campi, con un cappello di feltro e uno scialle scuro: qualcuno dice di averla vista abbracciare gli alberi, accarezzare l’erba e parlare con i fiori. 
Porta sempre con sé un ombrello e un paniere in cui tiene nascosta una bottiglia di vino. 
Per il resto, conduce la  vita  degli "invisibili", lavorando per pochi centesimi all'ora non come una cameriera con tanto di grembiule e crestina, ma come una serva tuttofare, a cui si affidano i compiti più ingrati  e faticosi: pulire i pavimenti, incerare i mobili o lavare la biancheria. 
Lei li definisce i suoi "lavori neri”. 
I "lavori colorati", invece, sono quelli che fa di notte, nella sua stanzetta, al lume di una lampada a olio: lì, china per terra, dipinge fino allo sfinimento, con i pennelli e con le dita, su piccole tavolette recuperate qua e là e, intanto, canta le lodi della Madonna o mormora litanie sacre. 
Religiosissima, considera i suoi quadri come preghiere, in cui  rende omaggio a Dio, raffigurando quello che ama di più: gli  alberi, i cespugli, i fiori selvatici o la frutta che cresce nei campi. 
Nei suoi dipinti non ci sono mai edifici, né oggetti, né presenze umane o animali. 
Solo tripudi di fiori e di foglie che invadono tutto lo spazio con le loro tinte accese, come in queste "Foglie rosse", ora al Museo di Senlis: 


Entrando nella grande cattedrale di Senlis, è rimasta colpita dai colori smaglianti delle vetrate. 
Sono quelle le tinte che vorrebbe nei suoi dipinti, ma non ha soldi per comprarsele. Allora decide di fabbricarle da sola: con astrusi procedimenti estrae  succhi colorati dalle piante e dalle bacche e li mescola con il sangue che raccoglie nella macelleria, con le terre dei boschi, con l'argilla degli stagni o con l'olio che sottrae dai lumini della chiesa. 
E mantiene gelosamente il segreto su quelle strane misture che danno ai suoi dipinti un effetto lucido come di smalti. 

A Senlis, i più la guardano con un misto di pietà e di disprezzo e giudicano le sue pitture come stranezze di una squilibrata. 
Qualcosa cambia, quando, nel 1912, si stabilisce, in città un raffinato critico e collezionista tedesco, Wilhelm Uhde, amico ed estimatore di artisti come Picasso, Braque, Rousseau o Marie Laurencin.  
Séraphine  va  a casa sua tutte le mattine per fare i lavori pesanti. Per lui non è che una domestica qualsiasi, quando, per caso, scopre i suoi dipinti colorati e stravaganti. 
È una folgorazione: per lui quella donna silenziosa ha un vero talento e i suoi dipinti sono opere d'arte. Tanto che fa di Séraphine la protagonista del libro che sta scrivendo sui pittori autodidatti, o, come preferisce definirli, "primitivi moderni"
È un incontro, quello tra Uhde e Séraphine, che segna la loro vita. Apparentemente lontani, sono in realtà molto  simili. 
Tutt'e due sono soli: lei con le sue visioni religiose e la sua incapacità di comunicare con il mondo; lui, omosessuale, con la sua  vita appartata e il suo timore di affrontare il giudizio degli altri.
Con la prima guerra, Uhde, cittadino tedesco, è costretto a lasciare la Francia e Séraphine torna ai suoi "lavori neri". 
Solo qualche anno dopo, Uhde potrà rientrare a Senlis e riprendere i contatti.
Finalmente Séraphine, contenta di essere apprezzata come artista, inizia a dipingere a cavalletto tele sempre più grandi. 
Dipinti di due metri con  alberi che sembrano nascere dalle sue visioni mistiche, come questo "Albero della vita", ora al museo di Senlis: 


Oppure come questo "Mazzo di foglie che sembrano piume di bizzarri uccelli (ora in collezione Dina Viery): 


O queste straordinarie "Margherite bianche" del Museo di Senlis:  


Con i soldi che riceve, Séraphine affitta un piccolo appartamento e compra oggetti che a lei, poverissima, sembrano il simbolo stesso del lusso: qualche tappeto, tovaglie ricamate, un po' argenteria. Si direbbe che sia  finalmente serena. 
Ma nel 1929, la crisi economica colpisce anche Udhe che, sommerso di debiti, non è più in grado di darle altro denaro. Per lei è un colpo durissimo: comincia a dubitare di sé e della sua arte. 
Il suo fragile equilibrio si infrange. Sempre più ossessionata dalle sue voci interiori e dalle sue manie di persecuzione, non mangia più per timore di essere avvelenata, vaga per le strade annunciando la fine del mondo, canta salmi per notti intere. 
Alla fine, qualcuno, esasperato, chiama la polizia. 
A quel punto- siamo nel 1932- appare inevitabile internarla in un manicomio. 
Da allora in poi, non dipingerà più.  
"La pittura è scomparsa nella notte... non si fa arte in questi posti": scrive in una lettera.  

Dopo la seconda guerra, nel 1945, Udhe, che, finché ha potuto, si è tenuto in contatto con lei, organizza a Parigi quella  mostra personale che Séraphine aveva sempre desiderato. 
Ora non è più considerata una povera pazza: i suoi quadri piacciono ed emozionano. I visitatori ne sono entusiasti.
Ma ormai è troppo tardi. 
In una sera del durissimo inverno del 1942, nella Francia occupata, Séraphine è morta in manicomio di fame e di stenti ed è stata sepolta in una fossa comune. Proprio lei che aveva lasciato scritto di sognare "un funerale di prima classe con tutti i signori in lutto, la messa e la musica".
E che avrebbe voluto fosse inciso sulla sua lapide "Qui riposa Séraphine Louis, senza rivali, in attesa della sua felice resurrezione"







"Séraphine"', il bellissimo film di Martin Prevost del 2009 (qui), è il modo migliore di conoscerla e di amarla.




14 commenti:

  1. Ho dedicato di recente un post a Séraphine de Senlis. Leggerti, con la cura che dedichi alla visione delle tele, è sempre straordinario. Come straordinari trovo i suoi quadri ed è meraviglioso che si parli di lei che in pochi conoscono :)

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    1. Trovo anch'io bellissimo che si parli di lei e che la sua vita non sia più invisibie.
      Vado subito a leggere il tuo post e le tue parole su Séraphine: sono sicura che avrai trovato quelle giuste.

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  2. Mi era capitato di vedere un pezzo del film, che ho subito ricordato. Che storia terribile e bella, a suo modo, ma quanto dolore e isolamento. Non si sa se augurare ad una persona di avere talento artistico: si accompagna quasi sempre ad una sensibilità che espone inevitabilmente al dolore. I dipinti mi sembrano bellissimi.

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    1. Il film è commovente: c'è tutto della sua vita e del suo talento. E ho trovato anche giusto che si arresti al momento della sua entrata in manicomio. A quel punto occorre solo silenzio e rispetto.

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  3. Che bello, sì, avevo letto il post di Santa, e ora questo tuo. Speriamo che continui, questa riscoperta di Séraphine!

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    1. Se ti capita, Silvia, guarda il film. Séraphine diventerà anche per te una presenza e quasi un'amica

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  4. L'ho conosciuta attraverso il film qualche mese fa e l'ho subito amata.

    Ciao Grazia. Devo tornare per gustarmi con calma il tuo post.

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    1. Grazie, Nou, delle tue parole e della lettura!

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  5. Sembra una favola, in realtà è una pagina iportante, anche se non molto nota, di Storia dell'Arte.

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    1. Infatti, Costantino, il grande libro della storia dell'arte deve essere sempre letto tutto. E con grande attenzione!

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  6. Belle le sue opere, e vita molto interessante, anche se parecchio tragica.
    Grazie per avermela fatta conoscere.
    Ciao

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    1. Grazie a te, Jampy, per condividere i miei pensieri!

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  7. Oggi sono a conoscenza di un'artista di cui non sapevo l'esistenza! e ora devo assolutamente vedere il film! :-)

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    1. Cristian spero che tu lo possa trovare: vale davvero la pena!

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