martedì 11 ottobre 2011

Lorenzo Lotto: la "sciura "Lucina.





“L’iconografia, che consiste nel dischiudere i significati di un’immagine.. come i dossi di rallentamento sulla strada ci trattiene più a lungo davanti a un dipinto,......ci costringe a frenare e allora ... la bellezza del quadro, difficile da affrontare direttamente, comincia a farsi strada in noi. Come dice E.M.Forster: "Solo quello che vedi con la coda dell'occhio ti tocca nel profondo".(A. Bennet, Una visita guidata, Adelphi 2010)



Mi piacciono i dipinti che fanno immaginare una storia e il "Ritratto di donna" di Lorenzo Lotto, dell'Accademia Carrara di Bergamo, è uno di questi:



Sullo sfondo di una tenda in broccato rosso, siede una gentildonna dall'aria compiaciuta e soddisfatta.
La fisionomia è descritta impietosamente: il viso grassoccio, le labbra sottili, il naso lungo e, perfino, un accenno di doppio mento.
Non è bellissima, ma è ricca e ci tiene a farlo sapere.

A giudicare dallo sfarzo dell'abbigliamento sembra che abbia deciso di sfoggiare gli oggetti più lussuosi del suo guardaroba.
Per dimostrare che segue la moda indossa una vistosa "capigliara", un'acconciatura a metà tra parrucca e copricapo, invenzione recente della regina del look dell'epoca, la marchesa di Mantova, Isabella d'Este.
I capelli posticci sono intrecciati e decorati da una fitta serie di fiocchi d'oro, da un filo di perle e da un fiore.

Non basta: al collo ha una collana di perle e un monile a forma di cornetto, mentre la camicia bianca è ornata da un ricamo di nastri dorati e motivi a conchiglia. La veste scura dalle ampie maniche sembra di un morbido velluto nero; una pelliccia con una testina di donnola, decorata da una catena dorata, le scende dalla spalla sinistra.

Siamo negli anni '20 del Cinquecento e Lorenzo Lotto (ne ho parlato qui) inquieto e insofferente, schiacciato, nella sua nativa Venezia, dalla predominio della bottega di Tiziano, si è rifugiato in provincia, a Bergamo.
È un artista che ama gli enigmi, i rebus, i simboli e non ricorrerebbe mai a un'iscrizione per identificare il personaggio di un suo ritratto.
Preferisce disseminare il dipinto di immagini criptiche e coinvolgere lo spettatore in un gioco di pazienza per arrivare a svelarne l'identità.

Non ci resta che assecondarlo per scoprire chi sia questa agghindata e infiocchettata gentildonna

Il primo indizio è talmente evidente che, come nel racconto della lettera nascosta di E.A.Poe, ha rischiato di rimanere invisibile, fino al 1913, quando il rebus è stato risolto.

Perché di un rebus vero e proprio si tratta. È celato in quello  squarcio di cielo notturno che compare in alto e nella falce di luna, dove sono iscritte le lettere C e I.
La soluzione non è difficile per chi sia abituato alle sottigliezze dei giochi di parole. È lu-CI-na.
E Lucina, appunto, è il nome della donna.



Per capire il cognome è stato necessario munirsi di una lente d'ingrandimento e di una gran pazienza per ritrovare, nell'anello all'indice della mano sinistra, lo stemma della famiglia Brembati di Bergamo.

Lucina Brembati, dunque.
In effetti, questo nome compare in vari documenti dell'epoca, che ne attestano il matrimonio, nel 1508, con Leonino Brembati, esponente di un altro ramo della famiglia e anche lui ritratto da Lotto.

All'epoca del dipinto la donna ha una trentina d'anni- per dire la verità portati male- e il benessere che ostenta è giustificato dall'appartenenza a una delle famiglie più solide e importanti della città.

Ma c'è solo questo da scoprire nel quadro? Chissà!

Un'ipotesi, basata sull' assonanza tra il nome della donna, e quello di Giunone Lucina, protettrice, secondo la mitologia, delle donne incinte, ha visto nel dipinto un' allusione a una gravidanza, cui rimanderebbe anche il gesto della mano posata sul ventre.
La donnola sarebbe, allora, un simbolo dei pericoli di un parto tardivo, almeno secondo gli standard del tempo, e il gioiello a forma di cornetto, che porta al collo un amuleto per proteggersi dai rischi.
L'ipotesi è suggestiva, ma, in realtà in questi anni non è documentata alcuna gravidanza di Lucina.
E, soprattutto il pendente, ornato da una perla, non è affatto un amuleto.

Si tratta di un oggetto assai più prosaico: la sua rilevanza, nel dipinto, non nasconde alcun simbolo, ma conferma il gusto pacchiano di Lucina.

È uno stuzzicadenti d'oro.

L'accessorio, indispensabile all'igiene dentale, era abbastanza diffuso come monile-gioiello, fino a che, nel 1559, Monsignor Giovanni della Casa, l'elegante estensore del "Galateo", non lo bandì, come segno inequivocabile di volgarità.


Forse non c’è nessun senso nascosto nemmeno dietro alla donnola, che potrebbe essere semplicemente una delle pellicce più alla moda nel mondo delle ricche signore di provincia: una simile è indossata dall'"Antea" di Parmigianino.

Significati veri e presunti, interpretazioni che si intrecciano, come Lotto, probabilmente, avrebbe voluto.

Nel ritratto, però, non c'è solo un'iconografia complessa e qualche enigma da risolvere, c'è una qualità e una raffinatezza di esecuzione che, presi nelle trappole dell’interpretazione, scopriamo solo dopo, poco a poco.

Come nella citazione di Bennet, la bellezza del dipinto ci colpisce quasi a tradimento, rendendoci  consapevoli che siamo di fronte a un capolavoro.

Lotto, catturandoci con il suo misto di introspezione psicologica, originalità e capacità di conciliare mondo reale e mondo simbolico, ha saputo consegnare una provinciale agiata e opulenta, una specie di  "sciura" cinquecentesca, di cui nessuno si sarebbe ricordato, all'immortalità della pittura.


 







15 commenti:

  1. La sciura Lucina resa immortale da Lotto, bello!
    Sara

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  2. La luna, un artista, tu e i tuoi intriganti racconti ed è magia... Sebbene animata da solidarietà femminile, diversamente non avrei posato lo sguardo così attentamente su una donna così ostentatamente prosaica. Lo stuzzicadenti d'oro è la ciliegina ( ho riso d'imbarazzo, confesso, quando ho letto :-)) )

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  3. Dopo lo stuzzicadenti di Trimalcione quello della sciura Lucina.
    Ho letto anch'io il libro di Bennet che ho trovato in alcune parti molto stimolante. La citazione sull'iconografia è giusta, soprattutto per quelli come me che sono in soggezione di fronte alla bellezza e che pensano sia inutile dire di un quadro solo che è bello.
    Ciao
    Marco

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  4. Certo che a riguardarla bene il viso furbetto Lucina ce l'ha! Di primo acchito mi sembrava una brava e tranquilla signora. Un bel "gancio" il Lotto, che continuo a scoprire nella sua bravura mediante le tue illuminanti recensioni.

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  5. Lo stuzzicadenti - gioiello non mi pare una cattiva idea. Nell'Italia del cattivo gusto attuale potrebbe fare successo.
    E la Lucina pare anche a me una gran furbetta, una di quelle imprenditrici del Nord est con il pelo sullo stomaco. Che ne dici ?
    Carlo

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  6. Ha ragione Carlo: secondo me questo è il momento storico giusto perché torni in auge lo stuzzicadenti-gioiello. Ho in mente anche almeno un paio di autorevolissimi testimonial che potrebbero fargli degna pubblicità.
    Saluti!

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  7. Mi domandavo dove avevo visto quel volto, poi è affiorata una memoria. Hai visto Barry Lindon? La madre di Barry è una sosia della sciura Lucina, incredibile!

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  8. La sciura Lucina entrerà nella top ten delle mie immagini preferite.Non mi ricordo Barry Lindon e è possibile che assomigli alla madre di Barry, ma assomiglia molto anche alla suocera di mia sorella virtuale portatrice di uno stuzzicadenti d'oro. Sempre complimenti per il blog e per la maniera divertente con cui mi fai apprezzare la storia dell'arte. Saluti
    Gabriella

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  9. Pubblicando quel pezzo di Bennett ti sei tradita. Anche tu metti delle trappole piacevoli nei tuoi post per indurci a fermarci davanti a un dipinto, ad amare un pittore e l'arte, in generale. Dicci la verità !!! ad ogni modo di questo ti ringrazio
    Anna

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  10. Non oso immaginare cosa si sarebbe (pericolosamente) messa al collo se fosse stato già di moda lo sbiancante dentale! Bye&besos

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  11. Sono rimasta stupita dalla "modernità" dei gioielli e del modo di indossarli... O, per meglio dire, noi che pensiamo di essere moderni, non abbiamo inventato niente...
    Appassionante leggere i tuoi post!
    Cinzia

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  12. In Italia, ogni sera su RAI1, Fabrizio Frizzi conduce "I soliti ignoti" un quiz televisivo nel quale il concorrente deve indovinare che mestiere fanno i personaggi che gli mettono di fronte. A disposizione non ha quasi nulla, se non pochi, avari, indizi. Ecco, se tu partecipassi vinceresti.

    Hai visto come sono riuscito ad abbassare il livello della discussione? :-)
    CST

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  13. Quel pezzo di Bennett, del quale ho apprezzato molto "la sovrana Lettrice", mi ha catturata. Non ho letto il libro che inserirò nella mia wish list. E poi la luna (che adoro), ed i tuoi intriganti racconti, è sempre piacevole passare a trovarti. Buona settimana cara Grazia, un bacione.

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  14. La tua descrizione è,come al solito,molto documentata ed accattivante.
    Sono passati svariati anni da quando ho visto una bella mostra di Lorenzo Lotto,all'Accademia Carrara a Bergamo,ma è vivo il ricordo del fascino dei suoi dipinti,come della meravigliosa città di Bergamo.

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  15. Sciura? Lotto era bergamasco, mica milanese...

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