lunedì 12 dicembre 2011

Argentina, che passione ! (4)








Potrei cercare di definire i paesaggi della Patagonia del Sud, divisa tra Argentia e Cile, la magnificenza delle montagne o dei parchi, come quello di Torres del Paine, dove le acque dei torrenti e dei laghi sono di un trasparente colore turchese.


Potrei parlare dei  ghiacciai che riflettono al sole la loro gelida luce azzurrata.
O dei pezzi di ghiaccio, piccoli o grandi come iceberg, che galleggiano sull'acqua.


Ma non è facile commentare la bellezza e, allora, meglio continuare con i miei appunti sparsi.






A come arrivare nella Patagonia del Sud e scoprire, sullo sfondo di una steppa desertica, un paesaggio di laghi, di ghiacciai di montagne, totalmente diverso dalla piatta distesa che abbiamo attraversato e che aveva finito per commuoverci con la sua brusca riservatezza, il suo isolamento e la sua solitudine. 

Qui è tutto più maestoso e fragoroso, se paragonato al silenzio del Nord.
Ma anche qui il tempo  è trascorso e non è più quello degli avventurieri o dei rudi appassionati di alte vette. 
È passata, e di parecchio, l'epoca in cui qualche locandiere si poteva stupire  nel riconoscere nei suoi ospiti due banditi in fuga, come  Butch Cassidy e Sundance Kid.
È trascorso anche il tempo in cui pochi alpinisti (o meglio andisti) arrivavano alle montagne stremati, dopo aver percorso  la lunghissima e sterrata  Routa 40.
Ora la strada è  asfaltata e la cittadina di El Calafate ha assunto l' aria di una Cortina patagonica. Si dice che alcuni speculatori europei volessero addirittura aprire  delle piste da sci, vicino ai ghiacciai. Per fortuna ci hanno pensato l'indomabile vento patagonico  e il freddo dell'inverno a far naufragare il progetto.
Basta ancora allontanarsi un po' per scoprire le stesse strade solitarie e gli stessi paesaggi senza limiti di una volta.





B come benzina: un miraggio. 
I distributori distano tra loro centinaia di chilometri  e ci si può ritrovare in una pompa in mezzo al deserto ad aspettare, col serbatoio a secco, che il gestore finisca comodamente la sua pausa pranzo.







C come Cerro Torre. Alla fine ce l'hanno fatta a scalarlo, fino alla cima e ora le vie sono aperte. 

Una montagna « mitica », l'”urlo di pietra” di un film di Herzog una parete di roccia granitica che sale  in verticale per ottocento metri e un vento fortissimo. 
Eppure non è alto, poco sopra i tremila metri, un nano in confronto alle vette dell'Himalaya. In quanti, però,  si sono ostinati a conquistarlo! 
Indimenticabile Cesare Maestri. La prima drammatica scalata,nel 1959, con la morte del compagno, Toni Egger, la tempesta, lo smarrimento e il ritorno confuso, stremato, quando racconta di esserci arrivato davvero alla cima. Ma non ha prove e non tutti gli credono. 

Allora un secondo rabbioso tentativo nel 1970  e questa volta con un compressore, con cui pianterà chiodi a espansione per domare quella roccia invincibile. Parte tra le polemiche e arriva fin sotto la cima, sotto il “cappello di ghiaccio” che la ricopre, perché, per lui, la montagna finisce dove finisce roccia: trenta metri che mancano alla conquista. Dirà sempre che ce l'ha fatta e il compressore lo ha lasciato lassù, al chiodo più in basso. La via che ha aperto si chiama ancora “del compresor”, con un misto di rispetto e di ironia e con il fascino che  suscita la caparbietà e la tenacia di chi sfida, a muso duro, la montagna






E come l'Estancia cilena di Cerro Guido, dove siamo stati alloggiati. 
Magnifica la vita per gli ospiti di quesa fattoria, grande come il tre per cento del Belgio, con un paesaggio che sembra una cartolina o una scena di un film western. 
Meno bella per chi ci vive: primi fra tutti i gauchos. Un lavoro durissimo, al di là di ogni mitologia, per  controllare, con la sola compagnia del cavallo e dei loro tanti cani, migliaia di pecore.
Accanto a loro i lavoratori fissi (qui in trentacinque) più gli occasionali che si spostano in gruppo ( la “comparsa”) da una estancia all'altra per tosare le pecore, pagati mezzo dollaro l'una (un dollaro e mezzo l'ora, se va bene). Il governo assicura la presenza di due maestre (una per l'asilo e l'altra per le elementari, con dieci bambini in totale), un'infermiera e una caserma di carabinieri. 
Nel 1995 l'inverno freddissimo, la perdita di migliaia di pecore e la flessione del costo della lana (per la diffusione delle fibre sintetiche) hanno costretto i proprietari di piccole estancias a vendere e ora sono costretti a lavorare alle dipendenze dei grandi proprietari.
Difficile dimenticare che la bellezza di quello che ci circonda è dovuta in gran parte al loro lavoro.

H come huemul. Se tra Stati Uniti e Cina si ristabilirono relazioni diplomatiche grazie a una partita di ping pong, tra Cile e Argentina è stato un convegno sulla salvezza di un cervo andino, l'huemul, a rasserenare il clima tra i due paesi, in contrasto da anni. Gli huemules ora possono circolare liberamente, gli umani meno, visti gli estenuanti controlli doganali, previsti da tutt'e due i paesi.
Per ritrovare, varcato il confine, gli stessi paesaggi, la stessa lingua e le stesse abitudini.

P come Perito Moreno. In Patagonia  si chiama tutto Perito Moreno: i parchi naturali, le strade e, soprattutto, il ghiacciaio immenso (250 chilometri quadrati) che ancora devo vedere.
Pensavo che il nome si riferisse a qualche caratteristica del paesaggio. Invece, no. Moreno è il cognome di Francisco Pascasio (1852- 1919), il grande esploratore della Patagonia. “Perito” significa esperto ed esperto Francisco Moreno lo era davvero. Infaticabile percorse negli anni '70 dell'Ottocento, poco più che ventenne, tutta la Patagonia, disegnando carte, esplorando località deserte, segnando confini, sfidando elementi naturali e animali selvaggi (il suo scontro con un puma da montagna, una leona, ha dato il nome al fiume  che costeggia i ghiacciai).
Il perito Moreno ha conosciuto, come nessun altro, questa terra e ora fiumi, montagne e ghiacciai rendono onore al suo nome. 
Non avrebbe potuto desiderare un omaggio  migliore.

P come Pisco sour. 
Cile e Perù litigano da anni sulla paternità di questo cocktail. In Cile lo offrono dappertutto e in qualsiasi circostanza. La ricetta è semplice: tre bicchierini di Pisco con due cucchiai di zucchero, un bicchierino di succo di limone e un albume di uovo. Si mescola ed e è fatta.
Magari da bere in una bella serata di luna, offerto dal mio "companero de viaje" e fotografo, per festeggiare il mio compleanno


E allora: salud !








11 commenti:

  1. compleanno fortunato, auguri!
    P.S. le tue cronache sono ormai un appuntamento irrinunciabile, come le foto del tuo companero de viaje

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  2. Auguri, Grazia! Scenari indimenticabili per festeggiare ed un racconto, il tuo, altrettanto memorabile. A proposito di ricordi, ho riconosciuto un laghetto glaciale( V fotografia ),uno dei luoghi più suggestivi anche del mio viaggio argentino di qualche anno fa.

    Un bacio
    p.s.
    Bellissima la foto con la luna. Ho idea che farà da sfondo al mio desktop. Ringrazia per me il tuo "companero de viaje"!

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  3. Che meraviglia. Non ho parole!

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  4. Sai cosa avete combinato tu con i tuoi bei racconti e il companero con le sue foto? Stamani sono andato in agenzia per informarmi su un viaggio in Argentina.
    Salud !
    Marco

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  5. noi abbiamo fatto lì il viaggio di nozze.. e non posso che condividere le tue parole! Comunque secondo me il parco de la fin del mundo è il posto più bello del mondo :)

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  6. Questa volta per il tuo post il sentimento che predomina in me é lo stupore per le incantevoli fotografie!

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  7. Grazia carissima, che avventura!
    E che lusso, per noi, leggere i tuoi bei post!
    Abbracci affettuosi

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  8. Grazie a te viaggio in Argentina dal caldo della mia stanza.Prima o poi ti chiederò qualche indirizzo perchè non si sa mai...
    Saluti
    Sara

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  9. Concordo con Duck, leggere i tuoi post o, come li chiamo io, Dizionari Viatori, è meglio di National Geographic! Attendo trepidante il prossimo. Bye&besos

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  10. sei davvero straordinaria. Peccato aver usato tanto tempo a tutela del patrimonio senza poterti esprimere al meglio. Questa è la miglior Grazia di sempre. io, sempre più modesto, ma fisicamente nuovo, mi ripeto e tanto per cambiare ho rinnovato il mio sito. Quando torni a casa dacci una nuova occhiata.

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  11. Foto incantevoli! E il viaggio continua anche se, per il momento, è solo virtuale... Un bacio cara Grazie

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