lunedì 5 dicembre 2011

Argentina, che passione ! (3)





Un amico, prima della partenza, ha citato una frase di Ennio Flaiano: "Il miglior modo di arrivare è  quello di non partire".
Per una volta Flaiano aveva torto. Il miglior modo di arrivare è quello di partire, magari per l'Argentina.
Quello che mi ha dato e mi sta dando questo viaggio è qualcosa di prezioso, anche se difficile da definire.
Ci provo, continuando, nel Nord Est della Patagonia, i miei appunti alfabetici.


A come animali
Non sono una patita dei documentari del National Geographic, detesto gli zoo e guardo raramente Geo& Geo.
Non avrei mai creduto di emozionarmi, incontrando un intero asilo infantile di piccoli choique, una specie di struzzi, che, disciplinatamente, attraversano la strada, controllati da un adulto (il padre- mi hanno spiegato- perchè la madre, non appena le uova si schiudono, abbandona la famiglia in cerca di nuove avventure), o nel vedere un guanaco, seguito dal suo harem di eleganti "guanachesse", guardare pensosamente il mare, nell' aggirarmi tra migliaia di pinguini di Magellano, che, a coppie  (monogame, ma infedeli è chiarito nel cartello) se ne stanno immobili al sole come piccole sculture da giardino o nel dare la precedenza a un velocissimo armadillo. E certo non avrei mai pensato di osservare a lungo, dall'alto delle falesie, gli elefanti o i leoni marini che si impigriscono al sole come corpulenti e oziosi bagnanti.
È come se, improvvisamente, fossi entrata  dentro la  pagina della fauna del Sud America dell'album con le figurine degli "animaletti", con cui gioca entusiasticamente mio nipote di due anni. Un incanto.


B come balene. Vedere le balene  nelle acque della penisola di Valdès è un'esperienza metafisica. Perchè la balena, è ben più di un animale, è un simbolo: è il Leviatano,  è Moby Dick,  è il mostro che ingoia Geppetto e Pinocchio nella favola della nostra infanzia.
All'inizio le numerose barche, cariche di turisti, possono suscitare quasi il sospetto di una Disneyword patagonica, ma la sensazione sparisce subito, quando, d'improvviso, una specie di isola, comincia a emergere dall'acqua. Si leva dal mare e inizia ad affiorare, sempre più vasta. Le incrostazioni dei crostacei accentuano l'impressione che si tratti non di un animale, ma di qualcosa di inorganico, di un pezzo di terra appena emersa  o del residuo di una nave gigantesca scampato a un naufragio. La meraviglia mozza il fiato. E, quando, dopo qualche evoluzione,  se ne va, immergendosi totalmente e lasciando  fuori dall'acqua solo la grande coda, l'emozione fa fatica a sparire.   E il silenzio, innaturale per un gruppo di turisti, eppure mantenuto per tutto il tempo dell'apparizione, dura a lungo. Difficile da dimenticare.

P come piatta: "Com'è piatta la Patagonia !" ho pensato, scoprendo che  il territorio del nord est  è una enorme pianura bassa, in qualche punto addirittura sotto il livello del mare. Le strade interminabili, spesso sterrate,  corrono rettilinee tra due file di cespugli, coperti di polvere. Tanta polvere. Gli alberi sono rarissimi. Ogni curva è un evento, una doppia curva un prodigio.
Si oltrepassano  per ore distese immense e disabitate, in cui, a volte, fa una comparsa qualche rara collinetta.




Non ci sono ostacoli alla vista e il cielo sembra infinito.
Le distanze sono  enormi e i centri abitati sembrano galleggiare come isole nel vuoto della campagna.
La sensazione non è di monotonia, ma di vertigine.  







P come povera: una terra povera eppure contesa, secondo un copione drammaticamente ripetuto, agli originari abitanti,  i Tehuelches, con la conquista o con lo sterminio 
"Sottomettere o espellere gli Indios"  era il motto della campagna militare del generale Roca nel 1870. E i più furono uccisi.
Una questione di espansione territoriale, ma anche e soprattutto economica: i pascoli poveri del Nord est della Patagonia,  da destinare alle pecore, consentivano di riservare le  fertili terre della Pampa ai più redditizi allevamenti di bovini e di incrementare la ricchezza dei latifondisti.

P come prodigiosa: una terra di avventurieri e di uomini in cerca di fortuna.
Perchè la Patagonia, più che un luogo geografico, è  uno stato d'animo, è un intrecciarsi di vicende e di destini, come racconta Bruce Chatwin nel suo diario di viaggio, immancabile, da queste parti, nello zaino di ogni viaggiatore.

T come Trelew, il nome della città dove siamo arrivati. Un nome che ha una storia, quella del gruppo di disperati, scaricati su queste coste nel 1865.
Venivano dal Galles per sfuggire la carestia, la miseria e la repressione inglese.
Trovarono una terra più povera di quella da cui erano partiti, ma cominciarono ad allevare pecore, a disseminare il territorio di chiesette e  di cappelle, a fondare città che ancora mantengono nomi  gallesi (Trelew, pronunciato Treleu o Rawson, Rausòn..) e, soprattutto, a edificare frequentatissime case da tè per  l'immancabile cerimonia delle cinque del pomeriggio.
Che avviene, immutabile, ancora oggi.



V come visionari come il fondatore, sulla costa a sud di Trelew, di un paese straordinario: Bahia Bustamante.
Se fossimo in un blog  di viaggi lo consiglierei.
Un emigrato spagnolo, Lorenzo Soriano (nessuna parentela con lo scrittore)  e un sogno: sfruttare  le alghe di questi mari.
A centinaia di chilometri da ogni centro abitato crea un villaggio (un "pueblo alguero"), case per quattrocento abitanti, scuola, chiesa, caserma e vie battezzate con i nomi delle  alghe. Poi, la crisi, l'abbandono.
Gli abitanti ora sono quaranta e in  alcune delle case ospitano viaggiatori, cortesemente accolti dal nipote del vecchio sognatore. 

È come una Patagonia in piccolo: un territorio sconfinato e deserto   e una baia sull'Oceano. Pinguini, leoni marini, uccelli che volano indisturbati, pecore e guanacos.
L’isolamento più totale, elettricità solo per qualche ora. E il silenzio.
Quando si viene via tutto sembra troppo piccolo, rumoroso e confuso.
E si scopre che la solitudine della Patagonia ci è entrata dentro l'anima.




E i gauchos ? Li ho visti  finalmente cavalcare dietro  enormi greggi di pecore.
E il tango? Non l'ho ancora ballato, ma non dispero.
Intanto, per ora, mi aspettano le montagne  e la" Fine del mondo" e poi... si vedrà...



Le foto sono sempre fornite dal mio  companero de viaje.








15 commenti:

  1. Devo ogni tanto tirare su il mento con la mano, di fronte alle tue parole ed alle immagini la bocca resta indecorosamente spalancata.
    Un abbraccio

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  2. Avevo ragione a desiderare di visitare la Patagonia, provo INVIDIA, con tutti quegli animali , che di sicuro avrei cercato di toccarne qualcuno, quelli che non si ribellano e mordono... Le BALENE... Ma altrettanto bello il paese fantasma delle alghe , dove si perdono i pensieri del mondo ..Per fortuna che ci sei te , Grazia, che almeno ci fai sognare coi tuoi racconti.

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  3. i tuoi racconti mi confermano quello che confusamente già immaginavo: l'Argentina è un pezzo di mondo di cui noi europei ignoriamo tutto. Dispiace doverlo riconoscere, ma in questo ci dimostriamo ottusi e supponenti.
    Dimenticavo un grazie al tuo compagno di viaggio per le foto

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  4. Sempre più bello seguirti nelle tue peregrinazioni ed ascoltare i tuoi pensieri, intelligenti, acuti, teneri, personalissimi, mai banali.
    Quasi come averti qui, seduta sulla poltrona del mio studio, che mi racconti del tuo viaggio. Bellissimo.

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  5. Carissima, il tuo dizionario di viaggio è sempre più intimo e appassionato. Ti capisco perchè ho provato più o meno le sensazioni da te descritte. In certi luoghi ti senti davvero al confine. Lo avverti nelle altezze, nella profondità, nel cielo più fine, negli spazi piatti oltre ogni dire, nelle città con le case che sembrano leggere, provvisorie strutture rispetto alla vastità. Ho assaporato fino in fondo il tuo racconto della vista delle balene, nel silenzio e negli sguardi attoniti così insoliti nei gruppi di noi turisti...
    Bacio ( proporzionato all'Argentina )

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  6. Penso a quando tornerai alla tua (pur varia e movimentata) normalità.
    Dopo questa lunga esperienza, tempo due mesi di Bo & Br, dovrete progettare un viaggio in Indocina, almeno :)

    Stritoli multipli, a tra poco :)

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  7. Terra piatta all'infinito, poca gente e silenzio, questo è il sogno della mia vita.Forse sarà irragiungibile...ma almeno continua a raccontare in modo da farmi viaggiare con te con la fantasia. Un saluto
    Marco

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  8. Ciao, anch'io sono stata in vacanza per dieci giorni ma molto più vicina di te ( in Slovenia) e soprattutto non saprei mai raccontare le mie vacanze come te. Grazie per avermi portato in Argentina
    Un caro saluto
    Anna

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  9. Mi fai venire una gran voglia di raggiungerti in Patagonia e di perdermi nel villaggio fantasma sull'oceano. In questi tempi duri i tuoi diari di viaggio mi fanno sognare.Buon proseguimento
    Sara

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  10. Toh, ieri avevo postato un commento ma è sparito. Pazienza, tanto non è il mio commento che interessa quanto i tuoi meravigliosi racconti.
    Un abbraccio

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  11. Hai messo in un altro dei tuoi densi e significativi articoli almeno due pagine drammatiche di storia, che personalmente non conoscevo.

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  12. E io che pensavo che Durrell e Chatwin avessero già detto tutto! Mi sbagliavo, prima di leggere i tuoipost. Come dice la cara Dede, come ero supponente!
    Bye&besos

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  13. Una bella emozione leggerti cara Grazia.
    Grazie dei tuoi preziosi racconti che mi fanno viaggiare con il desiderio di poter un giorno..chissà?! Intanto è bello seguirti. Ciao :)
    Nou

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  14. E' davvero bello poter leggere questo tuo racconto di viaggio, fai venir voglia di raggiungerti all'istante! :)

    un abbraccio

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  15. Foto come sempre magnifiche ed un'aria "tanguera" (adoro il tango!) adatta alla serata;-) AUGURONI cara Grazia, bacioni

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