domenica 11 marzo 2012

L'asparago di Manet





Perché proprio gli asparagi e non piuttosto le zucchine, i cetrioli o i cavoletti di Bruxelles, è difficile a spiegarsi. Eppure Luigi XIV, il Re Sole, li considerava, più che una prelibatezza, un vero e proprio invito all'amore. Eppure sono stati descritti, con parole ispirate, da Marcel Proust e, sia pure per paradosso, paragonati all'immortalità dell'anima da Achille Campanile.
Eppure anche il solitario asparago, protagonista del piccolo dipinto (16x20cm) di Edouard Manet, ora a Parigi, al Musée d'Orsay, ha una storia. Ed è una gran bella storia.




Siamo intorno al 1880. Il protagonista è Charles Ephrussi, banchiere, grande intenditore d'arte, collezionista di quadri impressionisti e direttore della "Gazette des Beaux Arts". Un uomo dal gusto sicuro e raffinato; uno dei modelli del personaggio di Swann nella "Recherche" di Proust.


Ephrussi commissiona a Manet una natura morta, un mazzo di asparagi (oggi al Walraf-Richartz Museum di Colonia).
Chiede il prezzo e Manet domanda ottocento franchi. Ephrussi gliene dà mille, dicendo che, per un dipinto, non è abituato a pagare di meno.
Come sdebitarsi in maniera elegante?
Manet è uomo di mondo, spiritoso, divertente, le sue battute ironiche fanno il giro di Parigi: la maniera la trova. Dipinge questo unico asparago e lo manda a Ephrussi con un biglietto "Il en manquait une à votre botte: Ne mancava uno al vostro mazzo".

Una battuta, una strizzatina d'occhio e ci consegna, come un cotillon, un piccolo capolavoro.

Nell'ultimo periodo della sua vita la natura morta diventa per Manet un soggetto privilegiato, un omaggio alla pittura degli artisti spagnoli che ama tanto, o a quella settecentesca di Chardin che ha nobilitato gli umili oggetti del quotidiano.

Di nature morte ne ha inserite sempre nei suoi dipinti, ma, ora, gli oggetti della vita di tutti i giorni, fiori, frutta, pesci diventano protagonisti.
E ne dipinge spesso, anche solo per se stesso. Invia un quadretto con un mazzo di viole a Berthe Morisot per scusarsi di aver venduto il suo ritratto. Oppure, quando è lontano da Parigi, inserisce piccoli acquerelli nelle lettere agli amici, dipingendo semplicemente quello che vede dalla finestra o nel giardino.

E di nature morte comincia ad esporne sempre più spesso, tanto che qualche detrattore - e ce ne sono - lo qualifica, ormai, di "eccellente ritrattista di meloni".

Nessun simbolismo, né teorie filosofiche. Manet ha sempre amato dipingere la vita di tutti i giorni: è quella che ha raffigurato nei suoi quadri e che, spesso, ha fatto scandalo. Una "Venere" ridotta a prostituta nell'"Olympia", il "Concerto campestre" di Giorgione e Tiziano che diventa una specie di pic -nic tra amici nel "Deujeuner sur l'herbe".
Ora, con le sue nature morte, è come se varcasse un'altra frontiera.
A questo punto, davvero, non è più il soggetto che conta. Quello che vale è la pittura in sé.

"Il vizio principale di Manet è una sorta di panteismo per cui, nella sua pittura, accorda la stessa importanza a una testa che a un paio di ciabatte e, a volte, si interessa di più a un mazzo di fiori che alla fisionomia di un viso": scrive, nel 1880, il critico d'arte di "Le Figaro".

"La natura morta è la pietra di paragone del vero pittore" e "Un pittore può dire tutto con i frutti, i fiori, o anche soltanto con le nuvole": replica Manet.

Si, ma tra fiori, frutta, nuvole e asparagi ce ne corre.
Non è così: per Manet non c'è alcuna gerarchia. È capace di trasformare in pittura tutto quello che vede



Magari, quando Charles Ephrussi gli ha richiesto una natura morta, lo sguardo gli è caduto  su un bel mazzo di asparagi, che era lì, in cucina, appena comprato al mercato.

E allora perché non dipingerlo? Così, di getto. Tanto quello che conta è la luce, il variare dei verdi, il giallo dorato delle cordicelle, il tocco di violetto delle punte, o il marrone dello sfondo. 





Così, dipingere un solo asparago, per saldare il suo debito con Ephrussi, gli deve esser sembrata una nuova sfida. Le sottili sfumature del bianco su bianco, il gambo che diventa quasi diafano in confronto  alla superficie del tavolo, le pennellate ora spesse ora sottili, e, perfino, la firma ridotta a elemento decorativo, quasi un ideogramma giapponese, ci dicono che quella sfida  l'ha vinta.

Un comune ortaggio è diventato un'opera d'arte.





25 commenti:

  1. Ma che simpatico Manet! Questa storia dei suoi asparagi me lo rende irresistibilmente simpatico.
    E aggiungo che sì, da profana quale io sono, ho sempre pensato che non importa il soggetto: se la pittura è buona lo è anche quando ritrae uno degli infiniti, umili e di solito trascurati aspetti della vita quotidiana, anche un mazzo di asparagi sul tavolo di cucina, che diventa all'improvviso un'apparizione, quasi un'incarnazione enigmatica del mistero della vita e della sua complessità.

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    1. È proprio come dici. E più leggo di Manet, più mi sta simpatico.Ironico, divertente, un uomo capace di dipingere un bouquet di viole di regalarlo e di fare di un asparago un capolavoro: trovarne di pittori così !

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  2. Un asparago è un asparago è un asparago è un asparago...
    (è fabrizio che scrive, ciuccio, non sa come si fa a darsi un nome)

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    1. La cara vecchia Gertrude lo avrebbe detto di sicuro...
      (per il nome sono un po' ciuccio anch'io e non so davvero come si faccia)

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  3. Mmmmmmmmmmh! Leggero e saporoso !!
    Marco

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    1. Un cibo da re ! le Roi soleil docet

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  4. Non ci sei che tu per passare dalla nuvola di Correggio all'asparago e con quale eleganza!
    Ciao
    Anna

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    1. Grazie, Anna, la possibilità di passare continuamente da un argomento all'altro è la cosa che mi piace di più del blog

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  5. Mi piace immaginare che dipinti come questo pongano l'osservatore in cima ad un crinale, da una parte la realtà piatta e oggettiva, dall'altra lo sguardo artistico su di essa. Avanzare mantenendosi in equilibrio su quel crinale è il compito più nobile a cui ci costringano gli artisti.
    Un abbraccio, ma anche due!
    :-)

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    1. Come dice Giacinta, un gran bel commento e una grande verità. E quel crinale è davvero sottile.... Due abbracci :-)

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  6. Riallacciandomi alle considerazioni di Ruhevoll ( che bel commento! ), c'è un crinale nel quadro con l'asparago solitario e quante cose suggerisce!
    Manet deve essersi divertito tanto a dipingere. Più i soggetti sono semplici, più intensa è la cura e l'attenzione per la loro rappresentazione.
    Grazie per questo bellissimo post:)

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    1. Sì penso anch'io che Manet si sia divertito a fra diventare un capolavoro un solitario asparago su una tavola bianca. E di fatica ce ne è voluta ! O forse a lui nemmano tanta. È la prova che si tratta di un grande pittore.

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  7. Mi vengono un pò troppi pensieri su questo post: è che ora lavoro parecchio con le mani e il cervello, quando può esprimersi, butta fuori tanta roba tutta insieme.
    Con ordine: mi pare che la bellezza abiti il mazzo di asparagi come la figura di Venere , da bambini ci insegnavano il disegno dal vero e ogni soggetto era buono e poi bello , ho ritrovato in questi giorni un piccolo quadro a olio fatto dalla Paola ai tempi dei tempi che ritrae due fiori di cardo o carciofo appoggiati su un piano, sono molto belli! Sono d'accordo con Manet completamente .
    Seconda cosa : riguardo all'asparago solitario : da ragazza feci un viaggio in Spagna e visitai il museo del Prado. Qualche immagine mi è rimasta fra tutte le cose bellissime che vidi, tipo i cartoni per le scene teatrali di Goya e altre sue opere drammatiche , ma non si può credere quale sia il dipinto che identifico con quella visita :è "El perro semihundido " sempre di Goya, che raffigura una roccia , il cielo , e la testa di un cane che spunta di dietro . Roba da matti .Un pò come quell'asparago solitario. Forse avrà una storia interessantissima anche quel quadro lì, a me mi ingombra la mente in modo inutile, quando si nomina il Prado mi salta in testa "il cane seminascosto".

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    1. Hai ragione, ci sono casi in cui più semplice è l'oggetto ritratto più poetica è la natura morta. Pensa a Chiardin capace di far diventare capolavoro una cipolla o alle bottiglie di Morandi. la poesia e l'emozione sta negli occhi di chi la guarda.
      Il quadro di Goya con il cane è una della più potenti rappresentazioni della solitudibne che ci siano. A me fa star quasi male, ma chissà che prima o poi non ne parli...

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  8. Manet mi è sempre piaciuto più del suo quasi omonimo Monet, e la storia dell'asparago mi conferma che doveva essere proprio un gran tipo. grazie come sempre per questi squarci inaspettati e piacevolissimi

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    1. Come dicevo a Duck, Manet era proprio un bel tipo, gran conversatore, frequentatore di caffé e, più che donnaiolo, amante della donne. Mi sarebbe piaciuto conoscerlo.

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  9. Grazia, se il signor Exki sapesse... sono certa li aggiungerebbe, gongolante, al menù! :-)

    GRAZIE

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    1. Proviamo a suggerirglielo : "asparagi alla Manet" non suona nemmeno male

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  10. Ma come mi sarebbe piaciuto avere come amico una persona che, oltre a scriverti, includeva piccoli acquerelli! Non per fare speculazioni da mercanti d'arte, ma, vuoi mettere aprire una mail con allegato un "file JPEG" e aprire una busta - magari di carta preziosa - e trovarci dentro un acquerello?! Tutta un'altra poesia nei contenuti e nei suoni delle due diverse combinazioni di parole...
    Bye&besos dipinti.

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    1. Come mi sarebbe piaciuto anche a me avere un amico o un'amica che includeva nelle sue lettere degli acquerelli di Manet!
      Hai proprio ragione aprire una busta e trovarvi una piccola sorpresa è molto diverso dall'aprire una mail.È un peccato che ora ci siamo così abituati alla velocità delle comunicazioni da avere dimenticato il piacere delle lettere e anche quello della sorpresa.

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  11. Fantastico e geniale, con questo asparago e la sua storia, che non conoscevo proprio, mi hai aperto un mondo!

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    1. Eh, sì! Manet era davvero geniale.

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  12. si davvero bella, gentile, spiritosa, una storia bellissima. Grazie per averla raccontata.io non sono proprio una esperta d'arte. Ma se posso esprimere un'opinione, mi piace più l'asparago abbandonato e ramingo, di tutto il mazzo. Forse perché il singolo è stato ispirato dal cuore e non dalla commissione... grazie, sento la necessità di adottare questo post... mi scappa proprio.si, ti adotto in adotta1blogger, su facebook.
    grazie ancora. ciao

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    1. Grazie tantissime! Mi fa un enorme piacere essere adottata!

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  13. Salve,vorrei consigliarvi di passare a vedere la mia versione. La storia ed il significato de quadro l'ho scoperta proprio grazie al vostro sito ed ho scelto di mettermi subito all'opera con un soggetto così originale ed insolito!

    erikazampa.blogspot.it

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