mercoledì 21 marzo 2012

"Tintin nel paese dei Belgi"




Secondo Wikipedia, nel Belgio attualmente ci sono 10.998.201 abitanti.
10.998.201 lettori appassionati di Tintin. Più uno: io

E pensare che quando sono arrivata a Bruxelles, Tintin nemmeno lo conoscevo! Invece, da quando sono qui, dove i fumetti sono la passione nazionale, l'avventuroso  reporter col ciuffo, il cane Milou, il capitano Haddock e tutti i personaggi di Hergé (1907- 1983) sono entrati a far parte della mia vita. Ben prima che Steven Spielberg li scoprisse e ci facesse un film.


Georges Remi -lo pseudonimo Hergé nasce dalle iniziali RG - da ragazzo era poco dotato per gli studi, inquieto, sognatore e, a detta di molti,  "insupportable, sauf quand il a un crayon à la main: insopportabile, salvo che con una matita in mano".
Ha appena ventun anni, quando crea Tintin. E fin dall'inizio è un successo clamoroso, dovuto, in gran parte,  alla novità del suo linguaggio grafico. Un tratto netto e preciso, colori nitidi, stesi in maniera uniforme e contorni ben definiti:  la cosiddetta "linea chiara", di cui Hergé è considerato l'ideatore. Un linguaggio che lo ha  reso, da subito, un caposcuola.

Si dice che, insieme a Simenon e a Magritte, sia, ormai,  il belga più famoso nel mondo. E i 230 milioni di fumetti venduti e tradotti in ottanta lingue, lo confermano.
Di padre fiammingo e madre vallone, nato in pieno centro di Bruxelles, belga lo è davvero e fin nel profondo dell'anima, tanto che questo paese lui non lo ha mai lasciato, nemmeno per un viaggio.

I luoghi, dove ambienta le sue avventure, la Russia, il Congo, il Perù, l'Egitto, il Tibet.. non li ha mai visti. 
Per cercare ispirazione gli è bastato guardare l'Atlante e leggere giornali e riviste scientifiche nel chiuso della sua casa,  frequentare musei d'arte e di storia naturale, oppure, semplicemente, sognare, naso in aria, per le strade di Bruxelles.

Bruxelles, onnipresente nella sua vita,  si trasforma, nei suoi disegni, in tutte le città che Tintin percorre a caccia di avventure.



Tanto che ci si può divertire a ritrovarla  e a identificare luoghi conosciuti.
Per esempio, la via, dove, qui, Tintin scorrazza in moto, altro non è che è una delle più  note  della città: Avenue Louise. 







Se Bruxelles compare in molti dei suoi fumetti, a volte, invece, è Tintin stesso, che esce dalle pagine stampate e se ne va  a zonzo per la città



Eccolo col Capitano Haddock, mentre si arrampica su una scala, in pieno centro, in rue Etuve, non lontano da quell'altra celebrità cittadina che è il Manneken pis (ne ho parlato qui)








Col fido Milou, troneggia, vicino alla Gare du Midi, sul tetto della sede delle Editions du Lombard, che pubblicarono i fumetti di Hergé, a partire dal 1946.




Se facciamo attenzione, lo scopriamo, mentre cerca di mimetizzarsi nel grande affresco in bianco e nero della Gare Bruxelles- Luxembourg.







Oppure mentre passa da un'avventura all'altra, nei 135 metri di affresco della stazione del Metro Stockel





Il razzo, che lo ha portato sulla luna, è parcheggiato all'ingresso del Centre belge de la Bande dessinée, dove non stona con la bella architettura art-nouveau di Victor Horta.






Insomma,  Tintin può sbucare, all'improvviso dappertutto.
Basta fare attenzione, quando si cammina per la città (qui è un link)

Da un po' di tempo, però, ha deciso di stabilirsi a una ventina di chilometri da Bruxelles, a Louvain- la- Neuve. E posto più adatto non lo poteva trovare.
È la città  più nuova del Belgio, nata nel 1968 per accogliere gli studenti francofoni, respinti dall'università fiamminga di Lovanio, dopo una delle consuete crisi tra le due comunità linguistiche.
Una città, dall'aria di uno scenario di cartapesta, con le  sue strade rettilinee e i suoi edifici tutti uguali. Perfetta per un fumetto.

A pochi metri dalla stazione, un cartello  indica "rue du Labrador 26": è l'indirizzo che Tintin dichiara nei suoi documenti.
Proprio lì - e dove altrimenti ?- c'è il Musée Hergé.
Un edificio nuovo, inaugurato nel 2009 e  progettato da un celebre architetto  che (per caso?) ha un nome che non sfigurerebbe in una storia a fumetti: Christian de Portzmparc

Chi ama Tintin si può perdere nei suoi  3.600   metri quadri, ripercorrendo, passo passo, la vita e l'attività di Hergé, oppure sostando  nelle sale, ognuna delle quali è dedicata a un  personaggio.
E vi compaiono tutti: dalla capricciosa cantante lirica Bianca Castafiore, ai due detectives  poco perspicaci,  sosia (e non gemelli), dai cognomi simili di  Dupont e Dupond. 



E tutto in  un'architettura di superfici chiare  e colori netti, la più simile alla "linea chiara" di Hergé che si possa immaginare.

Un fumetto di un reporter dal ciuffo ribelle, che invade i muri di Bruxelles.
Un autore che racconta solo di paesi stranieri e non si muove mai dal Belgio.
Un museo in una città che sembra finta e un architetto col  nome di un personaggio dei fumetti.
Stranezze ? No, una spiegazione c'è: Hergé e Tintin sono nati a Bruxelles.
È ovvio che siano stati contagiati da quel tocco di surrealismo e quel  petit grain de folie, che si respira in questo paese.
Anche in questo caso, non c'è da stupirsi:"c'est du belge"!



(Le parole in rosso sono link)

27 commenti:

  1. la scuola belga del fumetto è davvero grande! a me non ha mai detto molto Tintin, ma fin da bambino leggevo Spirou (Spirù e il Marsupione, che penso sia Marsupilami nell'originale), Lucky Luke, i Puffi (i fumetti sono molto meglio dei cartoni e dei film che ne sono stati tratti, provare per credere), e poi Asterix, di sicuro me ne dimentico qualcuno. In effetti, l'elenco completo dei grandi fumettisti belgi (o belghi?) sarebbe infinito...
    (forse belgici?)
    :-)

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    1. Davvero i belgi ( belghi o belgici ) con i fumetti ci sanno fare. E qui sono onnipresenti. Il museo del fumetto ( Centre de la bande dessinée) è veramente magnifico,, sia come allestimento in un ex magazzino di tessuti che è un capolavoro dell Art nouveau, disegnato da Victor Horta. Non ci fossero altri diecimila motivi di visitare Bruxelles, i fumetti, da soli, sarebbero già un buon motivo.

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  2. Tintin ( e non Tenten alla francese) quando ero ragazzo è stato il mio fumetto preferito.Ai miei tempi i viaggi non erano tanto frequenti come ai giorni d'oggi e io fantasticavo con i fumetti. Ora ne apprezzo soprattutto il tratto di grandissima eleganza formale. Al prossimo viaggio in Belgio una visita al Musée Hergé sarà sicuramente in programma
    Ciao
    Marco

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    1. Anche a me piace moltissimo il segno di Hergé, tanto che ho la casa piena di poster di Tintin. Ed è una delle ragioni per cui compro i suoi vecchi album.

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  3. Non ho mai letto Tintin. Dovrò cercare qualcosa dopo questo tuo simpaticissimo post pieno di sorprese, non ultima quella dell' incredibile nome dell'architetto!
    Buona giornata, carissima.

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    1. E poi malgrado o, forse, a causa del nome il suo progetto del Museo di Hergé è veramente straordinario. Se vai sul sito trovi delle bellissime foto.

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  4. Me l'ha fatto scoprire il mio consorte, lui lo conosceva fin da ragazzino.
    Un dubbio: ma i post "ad personam" sono davvero leciti?

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    1. Il post, lo hai capito, è ad personam, però, come vedi, rigorosamente Senza Dedica

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  5. Prima o poi dovrò andare in rue du Labrador 26, perchè pur conoscendo poco Tintin mi sento paragonare a lui dalla mia compagna quando si sveglia accanto a me ed osserva i miei capelli.
    :-)

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    1. Beh, anche solo per paragonare il ciuffo di Tintin, varrebbe la pena!

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  6. Mi permetto di ricordare un altro illustre belga: Hercule Poirot.

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    1. Hai ragione. Come ho fatto a dimenticarmi quel geniale ometto con i baffi impomatati ? Meno atletico di Tintin, forse, ma quanto a "piccole cellule grigie"- come direbbe Agatha Christie, davvero non c'è paragone.
      E poi i belgi famosi sono ancora di più: che dire di Eddie Merckx o Jacques Brel...? Paese straordinario, le plat pays !

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  7. Seguivo Tintin alla televisione da bambina come un cartone animato. Non sapevo che c'erano anche giornalini a fumetti e soprattutto non sapevo che Tintin aveva un museo solo per sé. Mi piacerebbe vederlo perché mi riporterebbe indietro nel tempo della mia infanzia.
    Sara

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    1. Visitare il museo di Hergé è un'esperienza fantastica. Non ci si annoia mai. Tra le tavole originali di Hergé, l'architettura i giochi interattivi, le sale destinate ai singoli personaggi, si ha l'impressione di viaggiare davvero nel mondo di Tintin.

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  8. Sono stata a Louvain-la-Neuve qualche anno fa per un convegno. La città mi era sembrata un campus universitario senza vita "vera" e anch'io ho avuto un'impressione di falsità.Se ci fosse stato allora il Museo Tintin l'impressione sarebbe stata diversa e mi sarei divertita molto di più a entrare dentro un fumetto che anch'io, come milioni di persone nel mondo, ho adorato.

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    1. Come dicevo a Sara, nel museo di Hergé non ci si annoia.L'edificio è talmente bello che è riuscito anche a dare un "colpo di vita" a quella città troppo omogenea e artificiosa che è Louvain-la neuve.

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  9. Non sono mai riuscita ad appassionarmi per questo personaggio. In generale non sono una grande amante di fumetti. Chissà forse mi perdo davvero qualcosa...

    Saluti cari
    Cinzia

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    1. Anche per me prima di arrivare in Belgio era così. Ma dopo è stato bello scoprire come un personaggio di carta stampata potesse scatenare la fantasia. Prima dei robot spaziali, dei cartoni animati giapponesi o degli effetti speciali.
      Saluti anche a te e buona primavera

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  10. Beh, posso solo dirti che con SIlver ci siamo passate vicine, ma così vicine...insomma lo sai, no? Ma non ho avuto il tempo di entrare nel suo museo... Prima o poi vengo in Belgio, anche se la figlia "golosa" è già rientrata in Italia. bye&besos à la Tintin façon.

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  11. La prossima volta vieni da me, lasciamo a casa Silver, se non si offende, e al Museo Hergé ce ne andiamo sole, solette. Per la figlia "golosa" prevediamo acquisti dissennati di pralines.

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  12. Pian piano per curiosità l'ho scoperto un po' meglio Tin Tin, ma non posso non andare ora con il pensiero a quando, adolescente, rinvenivo copie delle sue avventure, lasciate da altri bambini, in certe case di miei parenti in Costa Azzurra.

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    1. Mi fa, comunque, piacere che anche tu sia nel club dei conoscitori (o ammiratori) dello scatenato reporter.

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  13. qualche anno fa ho passato una bellissima giornata al museo BD di Bruxelles.

    e siccome il museo/fondazione di Jacques Brel era chiuso, quella settimana, ci tornerò.

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  14. Non lo conoscevo! Mi pare di capire che Tintin sia, e sia più amato, dai francofoni, o sbaglio? Bruxelles non mi ha mai attirata troppo ma, prima o poi, devo venirci, sia per "andare per musei" che per visitare città come, fra le altre, Bruges ma, soprattutto, Liegi (ebbene si la mia anima francofona, e la mia passione per Simenon, ogni tanto saltano fuori;-)))

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  15. @Fraz e Carmen: vi tocca a tornare in Belgio a scoprire la Fondazione Brel, il Museo Tintin; che credo sia amato allo stesso modo da francofoni e fiamminghi anche se i francofoni, a volte, lo rivendicano come cosa loro.
    Liegi è una città non facile, anche se affascinante proprio per la sua disomogeneità e per la sua inquietudine. Comunque ne riparliamo dopo il viaggio in Belgio.

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  16. Uno spunto nuovo per conoscere il Belgio da chi come me gira soltanto per l'Italietta.
    Un nuovo personaggio che aggiungo ai grandi campioni di ciclismo che hanno onorato
    la nazione belga.

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