mercoledì 27 luglio 2011

I vestiti del Manneken pis



Parigi ha la Tour Eiffel, Roma il Colosseo, Copenhagen la sirenetta.
Bruxelles ha lui: il Manneken pis



Una scultura in bronzo di una sessantina di centimetri di un bambino che fa pipi (manneken pis, appunto, in dialetto bruxellese) su una piccola fontana in pieno centro, a poca distanza dalla Grand Place.

-C'est tout?  Evidement pas!
Come spesso succede nella città di Magritte, niente è come sembra e il Manneken non fa eccezione.
Intanto, la statuetta non è che una copia dall'originale eseguito, nel 1619, al posto di una vecchia scultura in pietra, da Jerome Duquesnoy, capostipite di una celebre dinastia di scultori.
-Et  où est le vrai? C'est un mystère!
Le guide dicono che sia conservato nel Museo della città, ma i più accorti sospettano che anche quello del museo sia una copia e che l’originale, in realtà, sia scomparso, vittima di un atto vandalico o di un ennesimo furto.

-En bref, le Manneken n'est pas le vrai!
E poi non si sa nemmeno chi raffiguri.
Le leggende che circolano parlano di un bambino che avrebbe spento, con la pipi, una miccia che rischiava di mandare a fuoco la città.
Oppure del figlio di un condottiero che, durante una battaglia, sospeso con la culla a una quercia, col suo gesto fisiologico, avrebbe esaltato le truppe, spingendole alla vittoria.
Ma la realtà è molto più prosaica: la statuetta serviva, in origine, a segnalare una fonte d'acqua della rete idrica bruxellese.
L’unica cosa certa è che, nascosta e protetta dai cittadini, scampò nel 1695 al bombardamento francese e all'incendio della Grand Place e, a guerra finita, fu trionfalmente ricollocata al suo posto.
Probabilmente è da allora che si stabilì quel saldo legame di affetto che dura tuttora.
Perché, anche se il Manneken è un coquin, un piccolo imbroglione, che si spaccia per l'originale, millanta un inverosimile passato glorioso e non è nemmeno il personaggio di un mito o di una favola, i bruxellesi lo amano.
E non solo perché rappresenta un richiamo per folle di turisti a caccia di immagini tipiche.



E neppure perché è il souvenir più richiesto, nelle sue più varie e sconcertanti incarnazioni: da statuetta da giardino a porta-candele, a apri-bottiglie, a imbarazzante cavatappi, a goloso dessert in cioccolato.



È che il Manneken è molto di più di una scultura: è un folletto scherzoso che partecipa alla vita della città, e ne rappresenta, a suo modo, lo spirito conviviale, caloroso e bizzarro e, soprattutto, il senso dell'umorismo, lo "zwanze".
E lo fa in costume.

-Oui, surtout parce qu'il aime se déguiser.
Travestirsi?
Ebbene, sì!
Caso unico tra le statuette da fontana, ha l'abitudine di abbigliarsi con tutta una serie di abitini, rispettosi delle sue necessità fisiologiche, per celebrare gli eventi grandi o piccoli che si succedono a Bruxelles, rendere omaggio a nazioni lontane, a personaggi illustri o, semplicemente, a mestieri e tradizioni popolari.


Tutto comincia alla fine del Seicento, quando il Principe Elettore di Baviera gli offre il suo primo costume "blu bavarese". Sappiamo, poi, che già nel secolo successivo veniva vestito almeno quattro volte all’anno.
E ora, come la più richiesta delle top model, può contare su un impiegato comunale, un "abbigliatore" ufficiale, al suo servizio e su un inderogabile calendario dei giorni e dei vestiti che indosserà (36 all’anno).
Una sala intera del museo della città è dedicata ai suoi ottocento (per ora) vestitini, rigorosamente cuciti, conservati e rammendati, al bisogno, da un efficiente équipe di sarti personali.






Cavaliere di san Luigi, sergente onorario di vari reggimenti nazionali e internazionali, il Manneken non nasconde una sua maschia vena militaresca, quando, nel giorno della festa nazionale belga, o in occasione di anniversari patriottici, sfoggia, con fierezza, una delle sue divise di ufficiale dell’esercito.








Ma, soprattutto, è bambinescamente giocoso, ironico e con quel pizzico di surrealismo, che non sarebbe dispiaciuto al "nonno" René Magritte, quando si lascia andare, con infantile malizia, alle più fantasiose trasformazioni.




Allora si può divertire a indossare una tuta nera da palombaro,  completa di scafandro, bombole d'ossigeno e pinne.

.







Oppure, come Diablada della Bolivia, rivelare un insospettabile interesse per le tradizioni popolari dell'America Latina.









Nei momenti più meditativi - con indosso il suo costume da monaco tibetano-  pare immergersi completamente nella spiritualità buddista.









Il  6 dicembre, poi, non resiste e, come la tradizione impone, si veste da  Santa Claus, con tanto di  barba bianca e mitra vescovile.













E a Carnevale -in fondo non è che  è un bambino- scherza, irriconoscibile, sotto la maschera di Dracula.

Insomma, non è mai uguale a se stesso.

Da banale e onesta fontana si è trasformato, poco a poco, in una colorita icona popolare.
Dove altro poteva succedere, se non a Bruxelles ?
È naturale  che anche il Manneken abbia una vena di follia.
È nell'aria: c’est du belge !








20 commenti:

  1. Sai Grazia, da ragazza andavo in Francia con Don SErgio, a Taizé , ci si fermava in qualche città grande , entravo in una libreria e mi compravo i libri di ASterix, libri e non giornalini, in francese. Ridevo come una stupida a leggere le battute in francese, mi sorprendeva il doppio cogliere la comicità in un'altra limgua . Uno di questi era Aterix e i Belgi , e mi rodevo di non capire molte cose del rapporto fra Belgi e Galli (Ovviamente Belgi e Francesi) mi sfuggivano cose che per loro ,tutti e due , sono scontate . Come diceva Asterix dell'S.P.Q.R. (Senatus Populusque Romanus) che veniva reso con "sono pazzi questi romani" si potrebbe dire S.P.Q.B. , sono pazzi questi belgi, mai visto una cittò intera impegnarsi così per vestire un bambino piscione.

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  2. Il vestito da Dracula non si può perdere.Vuol dire che prima di venire a Bruxelles controllerò il calendario del Manneken, perchè purtroppo finora l'avevo solo visto nudo.Mi hai fatto veramente divertire e oggi ne avevo bisogno.Ciao
    Marco

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  3. Ma è assolutamente MI-TI-CO! Anche oggi abbiamo scoperto qcosa di Bruxelles che non sapevamo. Altro che trolls scandinavi o elfi islandesi!
    Queste performances di travestimento sono migliori di quelle di Brachetti!
    Bye&besos

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  4. Conoscevo la statua, ma non l'incantevole storia che tu hai narrato. Si', grazie alle tue indicazioni, sto pensando che tra i Belgi ci siano stati e ci siano tuttora delle teste fini.

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  5. Finalmente qualcosa che ho visto anch'io dal vero! Però, a dirla tutta, a Bruxelles in un vicolo, di fronte ad un locale male in arnese, ho trovato un altro personaggio intento a fare pipì in strada. E anche se ho solo figli maschi e quindi sono poco avvezzo a queste questioni, sono sicuro che fosse una bimba. Credo che questa sia però priva di storia e di tradizioni. Se ne sta lì, in una nicchia ricavata in un muro a reclamare, nel modo sbagliato, le pari opportunità.
    CST

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    1. è proprio una bimba! si tratta di Jeanneke-Pis, una "sorellina" del Manneken-pis poco conosciuta e come hai detto priva di storia e di tradizioni. si trova a poca distanza da Rue des Bouchers. E come se non bastasse, in Rue Chartreux c'è anche Zinneke-Pis, il cane randagio a grandezza naturale con la gamba sollevata che fa pipì per strada.
      :) sara

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  6. Com'è carino il Manneken ! Lo vorrei anche nel mio giardino vestito da palombaro per dare un tocco di surrealismo belga all'anonima periferia dove abito.
    Grazie di questo post che mi ha fatto sorridere. Mi piace molto la tua vena ironica e surreale che si accorda molto con questi" strani" soggetti.
    Un caro saluto
    Sara

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  7. Anche a me piace il Piccolo Manneken travestito e ti faccio i miei complimenti per come ci sai raccontare un paese per me sconosciuto come il Belgio. Ho visto nel titolo che c'è 1. Vuol dire forse che ci sarà un'altra puntata?
    Ciao
    Anna

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  8. Ciao Grazia!Mi hai dato una grande gioia, con questo tuo post. Naturalmente conoscevo e ho visto il Manneken durante la mia permanenza brussellese. Già allora c'erano dei turisti orientali che facevano la puntatina presso di lui fra un aereo e l’altro del loro tour europeo. Noi si rideva a pensare che per loro fosse un’attrattiva da non mancare. In effetti avevano ragione. Anch’io,oggi, ci ritornerei . Fra l’altro non l’ho mai visto vestito!
    Molto, molto bello!
    Nou
    P.S. Spesso mi sono chiesta come mai il caso mi ha indirizzata a Bruxelles anziché Parigi per imparare il francese… il Caso sapeva che la latente follia era più adatta alla mia indole :))

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  9. Delizioso post, grazie a te ho ampliato i miei limitati orizzonti, non sono mai stata in Belgio
    e non conoscevo questa deliziosa statua.
    Ciao

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  10. Non ho mai avuto la fortuna di vedere il simpatico piscione abbigliato, peccato! Ma i miei amici Alessandra & Paolo - che da anni vivono a Bruxelles - me ne avevano parlato con grande divertimento. Credo addirittura che abbiano creato una sorta di archivio fotografico sul soggetto.
    Saluti!

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  11. Sicuramente famoso in Europa il Manneken pis, considerando tutte le imitazioni anche piuttosto banali che ne sono state fatte.
    Trovo affascinante la storia dei vestiti (ottocento!!! ) e questo piccolino, neppure originale, dà lavoro alle persone, oltre che divertimento. Ce ne fosse uno - almeno uno- anche in Italia :)
    Ciao Grazia, splendido il tuo post, come sempre.
    Lara

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  12. Chissà come sarebbe felice di incontrare la Pissotière del nostro amico Marcel Duchamp:-D

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  13. Eppure anche questa è arte ( e storia).

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  14. Mi chiedo come sarà vestito quando finalmente lo vedrò. Simpaticissimo post. :-))

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  15. Ma sei in ferie? E cambiare post? Qui tra un po' cominciano a lamentarsi anche quelli seri.
    L04

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  16. Post molto divertente, una deliziosa scoperta per me,GRAZIE! Un caro saluto, Carmen

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  17. Vedo dai commenti che il Manneken ha colpito ancora.In effetti è il vestito che fa il Manneken e che fa la differenza tra una graziosa ma banale statuetta e quella specie di elfo incantato in cui si è ora trasformato.
    C'è stato anche ,nel 1987, il tentativo di creare una Jeanneke pis, tanto per adeguarsi alle pari opportunità, ma , come dice CST, non ha funzionato, anzi la fama del Manneken è cresciuta.
    @ Paola : l'incontro con la Pissottière di Duchamp mi pare da non perdere.
    @ L04 : non sono in ferie e il post lo cambiero', con calma...

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  18. Che simpatico ometto! A Berlino il "cambio d'abito" lo fanno alla giraffa della Lego... naturalmente di mattoncini lego, non di stoffa. Mentre a Koblenz sulle fontane c'è lo Schängel, è una specie di simbolo della città, ma non conosco la storia, e più che un bambino è un ragazzotto :)

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