sabato 4 aprile 2015

Vincent Van Gogh, "La Pietà"




L'unica volta, in cui van Gogh dipinge l'immagine di Cristo sceglie la Pietà:



Quando esegue questa tela (70x63cm), ora al Museo Van Gogh di Amsterdam, sta  passando uno dei momenti più drammatici della sua vita, con il  ricovero nella casa di cura per alienati di Saint Remy-en-Provence. 
Lui stesso ha scelto di esservi internato, dopo una serie di violente crisi culminate, ad Arles, qualche mese prima, in un atto di autolesionismo, quando, dopo una furiosa lite con l'amico Gauguin, si è tagliato col rasoio il lobo dell'orecchio sinistro. 
Gauguin è tornato subito a Parigi e Van Gogh è sprofondato nella solitudine e nella depressione.
Anche se, dopo la crisi, si è calmato e ha passato un periodo più tranquillo, sa che i motivi della sua inquietudine non sono venuti meno. Tanto più che una petizione di cittadini di Arles, a  cui quell'artista bizzarro fa solo paura, ne ha chiesto il ricovero coatto in ospedale. 
Dal mese di maggio del 1889 vive in due stanze, una camera e uno studio, all'interno della casa di cura. Nelle giornate più calde esce nel giardino, ma solo se accompagnato e, comunque, non smette mai di lavorare. 
In camera, conserva, tra le cose più care, una serie di litografie dei suoi pittori preferiti. Tra queste c'è una "Pietà", tratta da un dipinto eseguito da Eugène Delacroix nel 1840 per la chiesa parigina di Saint Denis du Sacrement e ora al Museo Nazionale di Oslo. 
Delacroix è un pittore che Van Gogh ama particolarmente per l'uso vibrante dei colori e, soprattutto, come scrive più volte, per "quell'uragano che ha nel cuore" e che riconosce simile al suo. 
Nella sua "Pietà" avverte, poi, una religiosità che condivide a pieno: "Solo Delacroix e Rembrandt hanno dipinto il Cristo cosi come io lo sento":-afferma. 
Un giorno di settembre- come racconta in una lettera al fratello Theo- la litografia cade, insieme ad altri fogli, fra colori della tavolozza e rimane danneggiata.
Questa per lui è l'occasione per copiarla, o, meglio, per darne, su tela, un'interpretazione del tutto personale, trasformando quella litografia in bianco e nero in un dipinto a colori.
Il soggetto lo interessa particolarmente, tanto che ne trarrà non una, ma due copie, questa di Amsterdam e una, più piccola e meno elaborata, ora ai Musei Vaticani (qui). 
In quel periodo- confessa in una lettera al fratello Theo- la devozione, spinta fino al bigottismo, delle suore del vicino monastero lo infastidisce, mentre i suoi pensieri tornano spesso a quella religione austera e solidale che ha praticato da giovane, quando svolgeva la sua attività di predicatore e catechista nel Borinage (ne ho parlato qui)

Basta un confronto col dipinto originale di Delacroix per vedere quanto, nella sua tela, Van Gogh abbia messo di sé e delle sue meditazioni
La composizione è la stessa, anche se in controparte, ma van Gogh, con i suoi colori stridenti, con il giallo acido in contrasto col blu del mantello della Madonna, con  i suoi contorni esasperati e le sue pennellate vorticose, è arrivato a stravolgerla completamente. 
Allo sfondo scuro di Delacroix sostituisce un cielo infocato dal sole al tramonto, mentre nel volto di Cristo, dalle guance scavate, i capelli e la corta barba rossiccia, non è difficile intravedere una somiglianza col suo stesso volto, in un'identificazione basata sul dolore e sulla sofferenza condivisa. 
La tela di Delacroix si conforma alla tradizione e ricorda i modi di pittori precedenti, primo fra tutti Rubens. 
In Van Gogh, invece, c'è la libertà totale di cambiare ogni modello, fino a fare del suo dipinto, non solo la rappresentazione della scena sacra, ma anche quella delle sue emozioni e dei suoi pensieri. 
Il suo cromatismo acceso, i tratti veloci e quasi convulsi delle sue pennellate sono la maniera di esprimere i suoi sentimenti, senza barriere e senza filtri. 
Anche in questo caso, come afferma il grande storico dell'arte Giulio Carlo Argan, "la materia pittorica acquista un'esistenza autonoma, esasperata e quasi insopportabile: il quadro non rappresenta, è".
E cosi' nella sua "Pietà", stravolta e esacerbata, ci consegna un pezzo di sé e della sua anima tormentata e ferita. 




17 commenti:

  1. "Il quadro non rappresenta: è." basta questo. Tanti auguri, cara Grazia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pasqua ormai è passata, comunque tanti cari auguri di giornate serene anche a te!

      Elimina
  2. Risposte
    1. Concordo:è un dipinto affascinate e coinvolgente!

      Elimina
  3. Se non esistesse il tuo blog, bisognerebbe inventarlo. Grazie della tua analisi preziosa: mi commuove e mi fa vibrare. Era dai tempi del liceo che non ascoltavo descrizioni così compiutamente belle.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie tantissime, ma il merito è tutto di Van Gogh!

      Elimina
    2. Io non le avevo ascoltate neppure ai tempi del liceo!

      Elimina
  4. Grazia!!! Eravamo a Saint Remy en Provence pochi giorni fa! A saperlo! Avrei cercato la casa di cura. In compenso sono passato dal ponte detto" Van Gogh" non molto lontano da arles e da Saint Remy, che l'artista ha ritratto, immagino, nello stesso periodo in un quadro che ho ben presente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse dovresti organizzare un altro viaggio tutto sulle tracce di Van Gogh: penso che vedresti, con i suoi occhi, una Provenza ancora diversa

      Elimina
  5. grazie di questo bel post, molto interessante

    RispondiElimina
  6. È a dir poco stupenda! È riuscito a rendere un soggetto già di suo tragico, ancora più drammatico, grazie all'utilizzo di quei colori. Ciao Grazia

    RispondiElimina
  7. Proprio vero, Jampy, Van Gogh con i suoi colori trasfigura il modello di Delacroix e lo rende autenticamente suo!

    RispondiElimina
  8. Ogni tanto faccio delle compilation con le canzoni che più mi piace ascoltare e se ne facessi una con le opere che più mi piace guardare inserirei al volo questa. Magnifica.
    Soggetto inusuale per Van Gogh ma realizzato splendidamente.

    Mi sono venuti in mente alcuni artisti che danno di matto quando qualcuno "copia" (volontariamente o inconsciamente?) le loro opere. Se è uno "al loro livello" o particolarmente bravo lo screditano dicendo che si è semplificato la vita partendo dal lavoro altrui. Se è uno maldestro reagiscono come de avesse in qualche modo offeso la loro opera.
    Per onestà dovrebbero giudicare anche di questa tela similmente, dovrebbero dire che ha molto meno valore dell'opera che ha "copiato" ma ho il dubbio che in questo caso non avrebbero nulla da ridire! Non rendendosi conto che così è come se giudicassero le proprie creazioni di valore maggiore rispetto a quelle di Delacroix... Un pizzico di egocentrismo in meno, magari? Magari involontario, magari anche comprensibile come istinto ma andando al sodo il concetto è, a mio parere, egocentrismo. O qualcosa del genere, comunque nulla di sano per l'arte.
    Ma non voglio sollevare inutili polemiche quindi lascio ognuno nel suo brodo e personalmente mi godo tutto quel che mi passa sotto agli occhi, di chiunque sia e da qualsiasi parte sia arrivata l'ispirazione! Sperando che la mia non passi mai da qualche creativo permaloso he he he...

    Ciao!

    RispondiElimina
  9. Ciao Grazia. Complimenti per questo splendido post e per tutto il tuo blog. Mi sono permesso di tradurre in inglese e citare alcune tue frasi nel mio blog romapedia.blogspot.it alla pagina http://romapedia.blogspot.it/2015/03/vatican-museums-collection-of-religious.html Spero che la citazione e la traduzione siano di tuo gradimento. Qualora non lo fossero ti prego di farmelo sapere al più presto e provvederò a cancellare e/o correggere il post e mi scuserò per la libertà che mi sono preso. Complimenti di nuovo per il tuo lavoro e grazie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie tantissime David, con tante persone che copiano quello che scrivi senza nemmeno comunicarmelo, il tuo commento mi ha fatto davvero un grandissimo piacere.Vado a leggere il tuo blog e ancora grazie!

      Elimina