venerdì 18 febbraio 2011

L'aradio della nonna




«Quando io uso una parola», disse Humpty Dumpty in tono d’alterigia, «essa significa ciò che appunto voglio che significhi: né più né meno».«Si tratta di sapere», disse Alice, «se voi potete dare alle parole tanti diversi significati».«Si tratta di sapere», disse Humpty Dumpty, «chi ha da essere il padrone… Questo è tutto».
(Attraverso lo specchio, Lewis Carroll)


"Fede d'Isarca" diceva mia nonna recitando, dopo il Rosario, le litanie alla Madonna.
"E chi era Isarca?" “Un amico della Madonna" rispondeva sicura, tagliando corto e dimostrando di ignorare completamente le sottigliezze teologiche dell'originale: Foederis Arca (Arca dell'alleanza). 
E per me Isarca diventava subito un personaggio a pieno diritto, potevo immaginarlo, ricrearlo, giocarci.

La nonna Maria, quella che mi aveva salvato dal Limbo (ne parlo qui), era una donna di solide quanto approssimative certezze.
Una volta diventata padrona di un concetto, di una parola, sia pure sbagliata, la difendeva a spada estratta - come avrebbe detto - e chi dice che le sue interpretazioni non fossero più sensate di quelle esatte ?

La parola pirata non l'aveva mai convita. "Il pirato - diceva quando giocavamo all'Isola del tesoro – sarebbe meglio: perché è un uomo, il pirato !"
E io che ho vissuto con lei, nei miei primi anni, sono cresciuta parlando un linguaggio a volte impreciso, ma forse più evocativo di quello vero.

L'Aradio (plurale gli Aradi) era l'apparecchio radio che trasmetteva in cucina. E a me quell'Aradio piaceva perché mi pareva un nome tondo, liscio, sonoro, più adatto dello scabro e tronco "radio" che al mio orecchio suonava troppo poco musicale.
Oppure canticchiando il Trovatore (vengo da una famiglia di solida fede verdiana) " Ah d'amor, d'amore, un dardo" al posto dell' '"l'amore ond' ardo" originale. E non era anche questo meglio, non era più chiaro: il dardo d'amore ?



La nonna è la prima che mi ha insegnato che non bisogna avere paura delle parole e che la lingua può diventare un gioco, un gran bel gioco.


Ma è vero che occorre apprenderle, impadronirsene, perché bisogna saperle - e bene - le parole per ritrovare la libertà e la felicità di accendere l'aradio e ascoltare il conte di Luna invocare, cantando, il dardo d'amore.









20 commenti:

  1. Cara, anch'io ricordo quelle voci valvolari sempre presenti sullo sfondo delle conversazioni veneziane tra mia nonna mia madre e le mie zie, che bello quando la vita si srotolava in cucina tra fornelli e impasti, voci calde e sonore che davano senso alle parole. Le parole, oggi sono così scheletriche, anoressiche, hanno perso il loro ruolo, solamente la ricchezza del linguaggio, un bagaglio ampio di espressioni, può darci la possibilità di narrare i sentimenti con pienezza e di incazzarci con efficacia quando occorre. Non mi piace vivere in un mondo che non ama le parole, questo impoverimento fa male all'anima.
    A proposito di storpiature efficaci, la nonna di un mio amico un giorno mi chiese "ma perché quella poverina la chiamano "Mariettaccia"? Che ha fatto di male? Naturalmente non riuscii a comprendere subito che si riferiva a Margaret Thatcher.
    Jules e i suoi fratelli

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  2. Formidabili le nonne creative ,anch'io ne ho avuta una, la nonna Egle "dalle solide ma approssimative certezze" e devo a lei se ancora lavoro tra parole e libri.
    Marco

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  3. La scoperta delle parole, e non solo quando si è bambini, è davvero una delle scoperte più eccitanti al mondo: come dice giustamente Jules (insieme ai suoi fratelli), appropriarsi di nuove parole significa poter esprimere, spiegare, dare voce a un nuovo pezzo di sé e del mondo.
    Ogni nuova parola è una ricchezza enorme (da utilizzare, si spera, con saggezza).
    Evviva Nonna Maria! (la Mariettaccia no, che non era per niente una poverina, anzi; secondo me Mariettaccia le sarebbe stato proprio bene bene come nome)

    (guifi: uccelli notturni?)

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  4. Che tenerezza le nonne che storpiavano le parole .Anche alla mia nonna succedeva e solo ora scopro quanta espressività e quanta verità c'era in quelle storpiature.
    Anna

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  5. Giocare con le parole: una delle prime cose che ho pensato di te, cara Grazia.
    Anch'io sono stata, durante l'infanzia e anche un po' dopo, in casa con la mia nonna (Maria anche lei), essendo i miei genitori al lavoro.
    Le storpiature delle preghiere in latino :) non riuscirei mai a descriverle. Ma l'aradio era nella norma ...
    Splendida la citazione da Lewis Carroll, grazie per queste delizie!
    Ti abbraccio e ti auguro un bel venerdì,
    Lara

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  6. Evviva le nonne e tutti quelli a cui piace giocare con le parole.
    "aradio"lo dicevano anche i miei nonni e anch'io trovo che sia molto più bello di radio.
    Anna

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  7. che invenzione le nonne.
    con la mia ho imparato l'alfabeto, a fischiare, a giocare a briscola, i nomi di tutti gli avi (e non solo) al cimitero, a pulire e cucinare il pesce, a scegliere la verdura al mercato, a usare le forcine per i capelli, e tanto, tanto, tanto altro (e purtroppo, quanto invece non ho voluto imparare, per fretta, e scioccheria di giovinezza)...
    c'è tutto un mondo che mi lega a nonna Ester. a volte, tuttora, la penso così tanto intensamente che quasi mi meraviglio non mi si evochi davanti agli occhi (lei, così solerte ad ogni bisogno, ad ogni chiamata...)
    un bacio Grazia.
    che bei ricordi mi hai evocato con la vostra aradio (anche per me è stata aradio per molto tempo).

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  8. Io ho sempre detto l'ostipendio. Ho saputo che non era corretto con l'avvento del correttore automatico di word dopo averne presi alcuni di ostipendi. Con o senza la o, i soldi c'erano e le tasse pure. Così l'aradio. Sono certo che prendeva benissimo le stazioni e magari funzionava anche in AM e LM. Chiedetelo alle radio di adesso.
    ac

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  9. Io ho la fortuna di aver mia nonna come me da alcuni mesi, prima eravamo praticamente estranee, io non sapevo quasi nulla di lei e lei di me. Ma quante cose mi sono persa! E che meravigliosa creature è lei! Le sue storpiature mi piacciono molto, adoro il suo modo di dire zucchero e di invertire le parole. E' dolcissima e dotata di grande equilibrio.
    un caro pensiero a tutte le nonne del mondo :)

    un abbraccio

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  10. @a tutti grazie a tutti per condividere i ricordi delle parole e delle nonne (Ester, Maria,Egle...) e mi fa piacere che tutti continuiamo ad ascoltare tranquillamente l'aradio

    @ac avere un ostipendio è una gran cosa con o senza la"o"

    @Jules &C."mariettaccia "è stupendo.Da ora in poi te lo rubo

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    1. ..storpiatura per storpiatura: quella che trasmette è la stazione, radio.
      L'aradio che sta in casa, invece, riceve (il segnale) e diffonde (la trasmissione).
      In Toscana l'aradio è rigorosamente maschile, terminando con la o: "Buonasera, vorrei comprare un'aradio abbastanza buono.." ..ma anche se era maschile, veniva scritto con l'apostrofo!..
      La radiolina, difatti é sempre stata: l'aradino..

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  11. l'aradio ce l'ho avuta anche io, anzi ce l'aveva la zia Vergigna (che però sui documenti era la zia Virginia, vecchia zia di mio papà ad uso di nonna che non possedevamo). proprio all'aradio trasmettevano il giornal aradio, che non ne voleva sapere di chiamarsi telegiornale, in tivvù. nei suoi racconti traslucenti, eleganti signore bevevano l'aperetivo e le più moderne di loro facevano colazione con gli ogurt (contratto in gl'iogurt, difficilissimo da dire). sai quanto io ami le parole e giocarci; sai quanto io davvero creda che per farlo sia importantissimo impadronirsene, prima. eppure quelle parole avevano il loro senso che forse i sinomini 'legali' non hanno mai avuto pienamente, alle mie orecchie cresciute. grazie G, per questa istantanea un po' fanée.

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    1. ..a me cucinava 'le vuste' (wurstell)

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  12. @ Katia grazie a te per il ricordo di nonna Vergigna.
    E' vero le parole quando si depurano e diventano "legali" perdono un po' dell'aura e del senso che avevano. L'essenziale è continuare a giocarci, come fai tu, con le parole !

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  13. Ho letto con molta attenzione ed ho provato molta tenerezza in tutti i commenti su questa sola cosa immortale : la lingua!

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  14. la mia, di nonna, era sarta e per questo usava molti termini francesi riveduti e corretti alla piemontese. ci ho messo anni per capire che le spalline che lei chiamava "lepolètt" erano in realtà le "paulettes", e che il piccolo asse da stiro per i colletti si chiamava "la jeannette" e non "l'asanèt"

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  15. sì, l'aradio era molto comune, dispiace molto che non sia una parola riconosciuta dai vocabolari! te ne regalo una anch'io: un mio collega più anziano che d'estate per rinfrescarsi si era comperato una languria.
    (questo post potrei anche copiarlo...)

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  16. La mia nonna chiamava 'bicchierino' lo yogurt, Tonino il tomino, poi c'era il semafero, e tanti altri... La mia nonna Leda, bellissima, la ricordo come fosse sempre con me..

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  17. Ah dimenticavo, il mio compagno ha scoperto oggi che la parola giusta é radio, e non aradio... Un applauso per lui!! E comunque, continueremo a chiamarlo aradio, per rispetto alla nonna e perché é davvero piú significativo..

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  18. Evviva tua nonna Leda e la sua aradio e grazie di avere condiviso i tuoi ricordi.

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