giovedì 4 aprile 2013

Il Ciclo dei mesi di Torre Aquila a Trento: aprile





Il proverbio "Aprile dolce dormire" di sicuro non s'addice alla quarta scena del calendario del Ciclo dei mesi di Torre Aquila a Trento. 
Qui, sotto il grande sole di Aprile, non si dorme, né si sta in ozio, ma è tutto un fervore di attività. 


Il committente della serie di affreschi, il principe-vescovo Giorgio di Liechtenstein, vuol dare l'idea che i suoi territori prosperino grazie agli effetti del suo buon governo. Il pittore, Maestro Venceslao, l'ha capito benissimo e gli organizza una sorta di grande dépliant pubblicitario, con un Mese di sfolgorante primavera affollato di contadini ben vestiti che, in una scenografia verdeggiante, assolvono con serenità ai compiti assegnati. 

In questo tranquillo palcoscenico non c'è più spazio per il grigio: la neve dell’inverno è definitivamente scomparsa. 
Sullo sfondo, tra grandi rocce che affiorano dal terreno, domina il verde tenero delle foglie appena spuntate sugli alberi e nei cespugli, quello scuro dei boschi e quello più chiaro dell'erba dei prati. 
La campagna è fertile e ordinata: i campi sono ben suddivisi e protetti, come gli orti coltivati, da tralicci di salice intrecciato. 
Tutto è rappresentato con una tale precisione da dare l’impressione della pagina di un trattato medioevale che illustri le più comuni attività agricole del mese.

In alto, una fitta foresta di abeti offre rifugio a uno di quegli orsi che all'epoca popolavano numerosi le Alpi. 
Più in basso, un pellegrino, interamente vestito di bianco con tanto di cappello e di bastone, si concede una sosta davanti a un villaggio con le case dai tetti di paglia disposte intorno a una piccola chiesa. In una delle vie sonnecchia un cane.

In un campo recintato e già arato un contadino semina, mentre un altro lavora la terra con un erpice trainato da un cavallo. 

Al di là della palizzata, due uomini provenienti da un mulino, trasportano, probabilmente,  sacchi di farina su un carro condotto da buoi.







In basso, in primo piano, altri due contadini arano la terra con un pesante aratro a ruote, tirato da una coppia di buoi e da un cavallo.
Anche le donne partecipano al fervore delle attività primaverili e approfittano della bella stagione per curare le piante di un orto recintato, al confine di un piccolo bosco dove, tra funghi smisurati, un cane insegue una lepre.

In questo quadro idilliaco non poteva mancare la presenza di giovani aristocratici intenti ai loro svaghi 

Ed ecco, sul limitare della scena, due eleganti dame, che si dirigono verso il festoso corteo raffigurato nel successivo mese di maggio. 
Anzi, una delle due con la manica e un lembo dell’abito verde, oltrepassa la sottile cornice che dovrebbe delimitare i due mesi.
Una scena  continua nell'altra senza interruzioni, così come è ininterrotto il succedersi delle stagioni e del tempo.

Nella vita reale il principe-vescovo doveva fare i conti con le rivolte contadine delle valli intorno a Trento, con la miseria, i saccheggi e la ferocia delle repressioni. 
Nelle pareti della sua sala di rappresentanza poteva illudersi  sulla sua capacità di governare senza crudezza e immaginare, insieme ai suoi ospiti, un paesaggio rischiarato dal sole con i lavori agricoli che si intrecciano armonicamente ai divertimenti dei nobili. 
Poteva far scorrere davanti ai suoi occhi le immagini di un piccolo mondo perfetto e di una campagna opulenta e fiorita, fino a trasformare il chiuso di una stanza nella visione di un sogno.







16 commenti:

  1. ci sto pensando ma non ho nessun commento originale, soltanto il solito e già ripetuto: I tuoi calendari sono magnifici

    RispondiElimina
  2. Replico il commento di Dede Leoncedis, tale e quale. Grazie Grazia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. @ Dede e Paola, grazie tantissime. E' bellissimo scrivere per delle lettrici come voi!

      Elimina
    2. Sono arrivata anch'io! In ritardo per il viaggio, ma i tuoi post non me li perdo mai!

      Elimina
  3. Mi associo a chi mi precede, noto anche che parlare di palcoscenico mi sembra che sia appropriato, in quanto come in molta pittura tardogotica pare davvero una scenografia teatrale con le rocce di cartapesta e gli alberelli che simulano le foreste . C'è molta magia in questo calendario!
    Ciao
    Marco

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In effetti il "palcoscenico" dove si collocano le scene sembra quello di un teatro come avviene in molta pittura tardogotica, dove elementi realistici (l'abbigliamento, gli strumenti agricoli) si mescolano a un tono da favola: ed è, appunto, da lì che nasce la magia!

      Elimina
  4. Ti ringrazio anch'io per questo bel calendario e in contraccambio (e anche per contrasto con quella campagna ordinata) mi viene fatto di citare sul mese di aprile qualcuno dei versi famosi di una poesia dell'inglese Thomas Eliot:
    Aprile è il mese più crudele,
    genera lillà da terra morta,confondendo
    mmoria e desiderio, risvegliano
    le radici sopite con la pioggia della primavera
    ......

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai che anche a me ad aprile vengono spesso a mente questi versi. Grazie per averli citati!

      Elimina
  5. Realtà ed immaginazione, dunque. Quando si dice un "quadro idilliaco" di cui, il committente gravato dei suoi problemi quotidiani sarà di certo stato molto contento. Anche noi, con lui.

    Attendiamo ora di vedere in quale ambiente di Maggio, la gentil donzella di verde vestita si sta accingendo a passare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di sicuro il pittore ha ricreato il mondo che il committente desiderava. Su maggio non ti anticipo nulla, se non che ci sarà una festa. Per il resto, vedremo...

      Elimina
  6. Si vede proprio l'aura della fiaba in queste opere, del resto belle ed attraenti. Apprezzo anche le puntuali notazioni di ordine storico.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, l'aura della fiaba si vede ed è quella che ci incanta ancora!

      Elimina
  7. arrivo qui per caso e il tuo blog è una piacevole sorpresa!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ben arrivata e grazie per le tue parole!

      Elimina
  8. Non siamo al Pisanello ma c'è da dire che è davvero un'opera mirabile; particolare nel rendere un che di cortesia ai personaggi, sia nell'illustrare questi medesimi nel loro impegno in maniera precisa, quasi alla "fiamminga". Un vero e proprio "Presepe" cortese.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bella la definizione di un" presepe cortese": certo non è Pisanello, ma, quanto a inventiva, Maestro Venceslao ha molte frecce al suo arco:-)

      Elimina