sabato 22 novembre 2014

Il mondo sottosopra: le fotografie di Philippe Ramette




Un uomo, in un elegante abito scuro, cammina sul tronco di un albero in una bella giornata d'autunno:


Lo stesso distinto personaggio, con la sua impeccabile giacca doppiopetto, solca il mare nei pressi della riva, mentre tutto intorno è sottosopra:


Poi, con un'invidiabile compostezza, levita a mezz'aria nel parco di una villa:


Oppure, senza mostrare il minimo timore, cammina sulla parete di un salotto:


Impassibile e ben vestito, sfida non solo ogni legge di natura, ma anche il più comune buon senso.
Gli manca solo la bombetta per apparire come uno di quei surreali ometti che popolano i quadri di René Magritte.
Ma qui non siamo nell'universo fittizio della pittura: qui è tutto vero e quell'uomo che, nelle situazioni più improbabili, conserva la stessa flemma di un attore del cinema muto come Buster Keaton, è l'artista francese Philippe Ramette (qui).
Nato nel 1961, disegnatore, scultore e fotografo, vive e lavora a Parigi. È lui che, qualche anno fa, ha avuto l'idea di giocare con se stesso e con la realtà, abolendo- per il tempo breve di uno scatto fotografico- le leggi fisica e della gravità.

Perché le sue foto non sono affatto- come si potrebbe pensare- frutto di un fotomontaggio o create con un raffinato programma al computer.
Qui, come direbbe un prestigiatore: "non c'è trucco e non c'è inganno" (almeno digitale).
"Sicuramente si potrebbe fare una manipolazione a computer- afferma Ramette- ma quello che mi interessa, invece, è il paradosso, è cercare di razionalizzare l'irrazionale".

Dietro le sue foto, infatti, c'è un lavoro da certosino che inizia con un album di disegni di vere e proprie sceneggiature. 
Poi un gruppo di fedeli collaboratori si incarica di realizzarle, a partire dal suo complice di sempre, il fotografo Marc Domage, capace di sfruttare ogni angolazione per rendere la foto più verosimile e, allo stesso tempo, più assurda possibile. 
Insomma, è come la produzione di un un film, di cui Ramette è il regista.

Qui, ad esempio, come in un fotogramma bloccato, il nostro uomo in nero, sembra contemplare una città in bilico su un cornicione, in un  atteggiamento che ricorda sia il protagonista di un film d'azione che l'eroe romantico di un quadro di Friederich.


Senza mai un capello fuori posto, Ramette si sottopone a pose faticose e non esenti da rischi: in piedi o seduto, sospeso nel vuoto o nelle posizioni più strane.
Niente paura! Anche se non si vede, è sostenuto da piattaforme, da anelli alle caviglie o da supporti rigidi inseriti nei vestiti e da tutta una serie di strutture o- come li definisce lui stesso- di "oggetti" che costruisce, per lo più, da solo e "che servono da punto di partenza per delle micro-finzioni".
E poi, ovviamente, non gli manca un'innegabile dose di sangue freddo.

Come qui, dove, parallelamente all'acqua dell'oceano, attraversa, con la consueta impassibilità, la baia di Hong Kong, quasi fosse appoggiato alla balaustra del balcone di casa:


Nessuno sforzo è troppo per lui, anzi è sempre pronto ad affrontare situazioni quanto meno poco confortevoli.
Come nella serie intitolata "Esplorazione razionale dei fondi marini", dove Ramette si cimenta addirittura con delle foto realizzate in apnea, per cui ha dovuto preparare minuziosamente le sue immersioni al largo della Corsica e ha chiesto la collaborazione di un'intera squadra di sommozzatori.
Ed eccolo, mentre con l'immancabile giacca e cravatta, si orienta sott'acqua, leggendo una carta:


Oppure mentre, tranquillamente seduto, osserva il paesaggio sottomarino:


In un video (qui) Philippe Ramette spiega gli avventurosi processi tecnici che precedono gli scatti delle sue fotografie. 
Ma, forse è meglio non indagare troppo per lasciarsi conquistare dalla magia (e dalle sensazioni vertiginose) delle sue immagini.
Come questa, dove, seduto sul bordo di un precipizio nel Sud della Francia, nella posa del "Pensatore" di Rodin, contempla, con tutta calma, la strada stretta e piena di curve che sembra correre sotto di lui:


"La mia idea- spiega-è quella di rappresentare un personaggio che abbia uno sguardo diverso sul mondo e sulla vita quotidiana. Nelle mie foto non c'è alcuna attrazione per il vuoto, ma la possibilità di acquisire un altro punto di vista".
Con leggerezza, apparente disinvoltura e -perché no?- un pizzico di follia, Ramette  restituisce, nelle sue foto, l'idea di una società che ha perso ogni punto di riferimento.
Con umorismo, ironia e il suo immutabile completo da funzionario modello, cerca di scardinare la nostra razionalità e modificare la nostra maniera di vedere le cose, costruendo un suo universo, insieme bizzarro e familiare, dove si può camminare sotto il mare e la gravità non esiste.
Come solo un grande illusionista o un vero artista sa fare.




8 commenti:

  1. bellissime foto, sono così vere da sembrare finte :)

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  2. All'inizio ho pensato subito a dei fotomontaggi...
    Invece c'è il trucco!
    Anche a me è subito venuto alla mente René Magritte: sia per l'assurdità ma anche per l'abbigliamento, che anche se è pù moderno ricorda un pò i personaggi dei suoi quadri.
    CIao e grazie di quest'ennesima curiosità!!!

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    1. Sembra, in effetti, un Magritte: credo che al grande René sarebbe piaciuto!|!

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  3. Non c'è dubbio, un altro punto di vista!

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  4. Che delizia! Mi viene in mente la famosa foto di Yves Klein (di cui ho appena visto la mostra milanese) che si butta dal balcone, e la cura con cui anche quella è stata "costruita".

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  5. Questo fotografo è veramente una bella scoperta! la terza foto un po' Magrittiana, quella del cornicione non so perché mi ricorda il film Il cielo sopra Berlino di Wenders e quella di Hong Kong, meravigliosa. Proprio una bella scoperta!

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