mercoledì 27 aprile 2011

La Madonna del parto di Piero della Francesca.





A volte si crede di essersi assuefatti alla bellezza di certi capolavori, citati e riprodotti migliaia di volte. Ma non è vero.
Si possono vedere foto ad altissima definizione, leggere saggi che ne spiegano ogni aspetto. Si può pensare di essere ormai indifferenti. 
Non è così:  niente equivale all'emozione che si prova, se si vedono dal vivo.
È una commozione autentica, quella che ci coglie, quando si visita l'affresco di Piero della Francesca (1416/17-1492) con la Madonna del parto a Monterchi.
Quando ci si trova davanti, ci si accorge che, anche se l’immagine è notissima, non ha perso la sua  capacità di stupire: guardarla direttamente è come scoprirla per la prima volta.

Monterchi è un paese nella Val Tiberina, vicino ad Arezzo.
Ci si arriva da una strada, dove il paesaggio è rimasto lo stesso di certi dipinti di Piero.
Poco prima di raggiungere il centro, si entra in una piccola scuola dismessa. È il museo di quest'unico dipinto, trasferito dalla sua collocazione originaria per una serie di sfortunate vicende conservative.
Ed ecco l’incanto, la meraviglia.
L'affresco è di dimensioni relativamente modeste (260x203): sotto un baldacchino tre soli personaggi.



Ai lati due angeli, completamente speculari, sia nella posa (l'artista li ha ricavati da uno stesso cartone), che nei colori, uguali e contrapposti, sollevano la tenda e ci guardano.
Il gesto, simmetrico e solenne, attribuisce alla scena la dignità di una cerimonia sacra.

La Madonna è esattamente al centro.
Gli occhi sono abbassati. L'espressione è assorta, assente, indifferente all’esterno. I capelli, raccolti in trecce alla sommità della testa e la fronte rasata, alla moda del tempo, conferiscono al volto, perfettamente ovale, un’austera nobiltà.
La mano sinistra è appoggiata su un fianco e la schiena è leggermente inarcata in avanti, quasi a sostenere meglio il peso del ventre, in una posa caratteristica delle gestanti.
La sobria veste azzurra, sotto cui si intravede una sottoveste bianca, è slacciata, come è tipico in una donna, "in- cinta", senza cintura, riprendendo alla lettera  il significato  della parola.
La mano destra apre la veste, per mostrare lo stato di avanzata gravidanza, ma anche – si direbbe - per cogliere meglio i movimenti del bambino.
Non sono gesti molto diversi da quelli che compie ogni donna che sta per diventare mamma, ma, qui, non si tratta di una donna qualsiasi.
È la Madonna, che è colta nell'atto di indicare il frutto del concepimento divino, è la madre di Dio, lo strumento della salvezza.
Per questo è posta al centro di un padiglione di tessuto pregiato, un broccato a disegni di melagrane, un baldacchino che – stando alla raffinatezza del rivestimento interno in vaio- è come un tempio.

La veste della Madonna è dischiusa, come è dischiusa la tenda del baldacchino.
Anche Maria rappresenta un tempio, un tabernacolo che ricorda quello allestito per custodire l’arca della alleanza e allude a una nuova alleanza, il cui pegno è Gesù. Ma la Madonna simboleggia anche la Chiesa e il suo ventre è il tabernacolo eucaristico che contiene il corpo di Cristo.

Il soggetto, all’epoca di Piero, era abbastanza diffuso. La Chiesa ne favoriva la divulgazione per contrastare l’eresia monofisista, che vedeva in Cristo la sola natura divina e non quella di un uomo, nato dal corpo di una donna.


Il significato, dal punto di vista teologico, era assai complesso.
Piero sceglie di renderlo attraverso i gesti quotidiani, di una donna incinta, che assumono  - nella rappresentazione ieratica e solenne- un profondo senso simbolico.

La gravidanza è ostentata, resa sacra dalla presenza del baldacchino, dai due angeli e dall’aureola che cinge la testa della Madonna.
Gesti realistici di tutti i giorni e valore di simbolo si intrecciano perfettamente.
Per arrivare a rappresentare contenuti estremamente complessi in un modo semplice, chiaro e sintetico, Piero dispiega tutte le raffinatezze del suo stile: dalla prospettiva con un unico punto di fuga, appresa a Firenze, all'uso della luce, alla monumentalità delle figure, al ricordo- nell'attenzione ai dettagli - della pittura fiamminga.
L’artista, secondo la tradizione, dipinse l'affresco velocemente, in sole sette "giornate" di lavoro.
La data è ancora imprecisata, ma collocabile tra il 1455 e il 1460, in contemporanea con una commissione importante: la cappella con le Storie della Vera Croce per la chiesa di san Francesco ad Arezzo.

Il dipinto all'origine era destinato a un altare di Santa Maria di Momentana, una chiesa isolata alle pendici del monte che sovrasta Monterchi.
Ci si è chiesti perché un pittore famoso avesse accettato di lavorare per una commissione così poco prestigiosa e per un edificio in aperta campagna.
La risposta è intuibile, quando si sa che la madre di Piero, Romana, morta nel 1459, era originaria di Monterchi: la Madonna del parto è un omaggio del pittore a sua madre, a tutte le madri.

Un’opera straordinaria, nata dalla combinazione perfetta di regole matematiche, rigorosamente applicate e intensità poetica, fatta di pochi essenziali elementi, senza tempo, eterna, per chi crede e per chi non crede.
"Non occorre fare una vita eroica per compiere imprese eccezionali": scrive di Piero un grande storico dell'arte, Henri Focillon.
Non è necessario decodificare tutti i simboli o datare sicuramente il dipinto per coglierne la bellezza, la misura, la poesia.
Non importa conoscere perfettamente il contenuto per esserne emozionati e consolati.






17 commenti:

  1. Piero, Piero. Per noi etruschi d'Arezzo è un mito fulgido, lo specchio cristallino di volti e luoghi familiari. Cara Grazia, quando verrai a trovare me e Vitamina promettimi che troveremo il tempo per una visita a questa meravigliosa Mamma.

    RispondiElimina
  2. Che bello ! Sono proprio contento perchè da tempo ti avevo chiesto di commentare un dipinto di Piero. Mi fa piacere che tu abbia scelto questa immagine di una maternità umana e sacra, una delle mie preferite.
    M.

    RispondiElimina
  3. @ Paola: ti rispondo subito. Verrei a Monterchi di corsa e immediatamente se potessi. E' uno dei luoghi e dei dipinti più belli che conosca.

    @ Marco: non potevo non commentare un dipinto di Piero. E questo per me è sublime, la quintessenza del suo stile e della sua poesia.

    RispondiElimina
  4. Che bello ritrovare qui certe parole e certe suggestioni che, riguardo questo dipinto, ho ascoltato dalla tua viva voce.
    E bellissima è la chiusa di questo post, che condivido pienamente.
    Cara insostituibile Grazia.

    RispondiElimina
  5. Il dipinto è veramente magnifico ed è anche commovente per me sapere che gli stessi gesti che ho fatto quando ero incinta sono quelli che compie la Madonna del parto di Piero della Francesca.E' interessante quello che racconti sui simboli teologici ma soprattutto- come Duck- condivido pienamente la chiusa del post perchè il dipinto ci parla in ogni caso. Mi sa che organizzo un giro a Monterchi.
    Grazie

    RispondiElimina
  6. Il dipinto è magnifico, come lo sei tu cara Grazia.
    Ogni volta rimango incantata dalle parole che sai usare per farci comprendere un'opera d'arte.
    Non solo comprendere in questo caso, ma emozionare.
    Grazie!
    Lara

    RispondiElimina
  7. Cara Grazia. Condivido le parole di Duck: sei proprio insostituibile! E' un enorme piacere leggere i tuoi post, grazie a te mi sto appassionando all'arte e poterla capire col tuo aiuto è davvero molto importante.
    Grazie di cuore. :)

    RispondiElimina
  8. È per me veramente toccante leggere nel tuo post di questa Madonna mamma,che fa i gesti di tutte le donne,che porta in sè qualcosa di sacro,ma che tiene la mano sui fianchi e si sorregge come tutte abbiano fatto in gravidanza.Non mi scorderò facilmente di quello che ho letto qui da te e di questo affresco bellisimo e tornerò di certo a leggerti.
    Monica

    RispondiElimina
  9. Tra i tuoi migliori. Per scelta e per testo (sob!)

    RispondiElimina
  10. Come si suol dire: coup de coeur!

    RispondiElimina
  11. Ho visto la Madonna del Parto una volta sola , quando era ancora nella cappella del cimitero (?) , prima che la spostassero . Ci sono diverse cose che mi legano a Piero della Francesca , una è che la mia nonna materna era del Molinnuovo, un paesino che s'incontra andando da Arezzo a Monterchi, e si chiamava Franceschi , e dicevano che fosse la famiglia del famoso Piero. Chi lo sa. Poi mi piace un sacco questa signora che mi è sempre sembrato avesse un'aria un pò superba, di nobildonna di campagna, con quegli angioloni che somigliano a mio marito , uguali precisi, e non lo dico solo io, se ne è accorto per primo un nostro amico . Mi ricordo una riunione di un partito aretino a cui per caso ero presente , scherzavano e sfotteveno un certo Valeri , della Valtiberina. Lui, con l'accento del posto , disse che avevano poco da sfottere , che se gli aretini avevano voluto ave' 'n bel dipinto avevano dovuto chiama' el nostro Piero !

    RispondiElimina
  12. La misura di Piero... Forse è vero, non occorre condurre un'esistenza sopra le righe per far della poesia.
    Ti abbraccio forte.

    RispondiElimina
  13. Che meraviglia, cara Grazia.
    La meraviglia dell' emozione insita in questo magnifico quadro, e nelle tue parole che hanno il potere di trasportarci all'interno della scena.
    Non l' ho mai visto da vicino purtroppo, ma spero vivamente un giorno di potermi emozionare cosi dinanzi alla sua vista.
    Un abbraccio!

    RispondiElimina
  14. Grazie a tutti per i commenti.

    Due precisazioni: il dipinto è veramente straordinario ma chi lo ha visto nella chiesa del cimitero mi dice che l'attuale alestimento non è alla pari come suggestione e visibilità dell'opera.
    E' un allestimento museale, rispettoso della conservazione .IL dipinto è in una stanza buia, entro una teca e con luci a fibre ottiche che si accendono quando i visitatori entrano.Il rischio è appunto quello di "museificarlo" un po' troppo.

    Nella prima stesura del post avevo scritto che la pelliccia interna del baladacchino era di ermellino. In realtà è vaio,una pelliccia di scoiattolo siberiano usatissima, fin dal medioevo, per l'abbigliamento dei cavalieri, dei giudici e delle istituzioni ufficiali.
    La conferma che Piero è attentissimo ad usare oggetti del quotidiano con un valore simbolico preciso.
    La conferma (se pure ce ne fosse bisogno) dell'attenzione , della precisione dell'invenzione dell'affresco: un grande, grandissimo artista, un genio.

    RispondiElimina
  15. Il parto è avvenuto, secondo tradizione, un 25 dicembre di oltre duemila anni fa. Adesso siamo in pieno svezzamento! Cambia post Grazia!!! :)
    CSTLDA

    RispondiElimina
  16. Prendo nota: la Toscana continua ad essere la mia regione preferita e una gita a Monterchi non sarebbe male.
    “Non è necessario decodificare tutti i simboli o datare sicuramente il dipinto per coglierne la bellezza, la misura, la poesia.
    Non importa conoscere perfettamente il contenuto per esserne emozionati e consolati.”
    Parole splendide. A volte mi è stato chiesto perché diamine restassi immobile di fronte a dipinti di cui non conoscevo né la storia né le tecnica utilizzata. La storia la si può apprendere ma mancano le conoscenze specifiche per quanto concerna la tecnica. Eppure, alcune opere ti lasciano senza fiato e non sai spiegarne il perché. Ti emozionano, comunicano qualcosa. Forse, per cogliere la bellezza non bisogna essere degli esperti. Forse, il significato ultimo dell’Arte può essere alla portata di tutti.
    Grazie.

    RispondiElimina