"Dixe
Dexembre: sono lo tale. Fazo ghiazare omne chanale. Uccido i porci e
mettogli in sale, fazo sossicce d’ogni razone" (Ballata dei Mesi del XIV secolo)
"Tempus fugit", il tempo fugge, dicevano i latini: il 2014 è passato come un soffio ed eccoci già arrivati a dicembre, il decimo mese secondo il calendario
romano, da cui ha preso il nome, l'ultimo dell'anno secondo il nostro.
Il mese delle feste natalizie, dei dolci, dei rubicondi Babbo Natale o delle neve.
Niente di tutto questo agli inizi del Duecento: nel Ciclo dei Mesi della Pieve di Santa Maria ad Arezzo dicembre è il mese in cui si ammazza il maiale.
In un periodo
in cui i porci vengono, per lo più, allevati nei boschi allo stato
brado, la macellazione avviene al termine della stagione delle
ghiande, quando il freddo dell'inverno assicura la migliore
conservazione delle carni.
"Uccido i porci e mettogli in sale, fazo sossicce d'ogni razone (faccio salsicce d'ogni tipo)": dice di sé il Dicembre della Ballata dei mesi.
Sullo sfondo di
un porticato sorretto da tre esili colonnine, un giovane biondo sta
uccidendo un maiale che tiene inchiodato al suolo, dopo averlo
violentemente rovesciato.
Il gesto è quello preciso di chi sa
risparmiare inutili sofferenze, vibrando all'animale una stilettata
dritta al cuore, dopo averne calcolato la posizione, ripiegandogli
sul petto una delle zampe anteriori.
Si tratta, probabilmente, di
uno di quei norcini, che all'epoca, soprattutto nella
stagione invernale, girano nelle campagne e nelle città offrendo i
loro servizi per la macellazione.
I colori vivissimi che si sono conservati tuttora, accentuano il realismo della scena
con particolari come la posa del giovane con il ginocchio piegato per darsi più forza, la sopraveste rialzata e le calzature pesanti, oppure la fascia bianca all'altezza dello costole del
maiale, caratteristica della cosiddetta "cinta" senese, una
razza diffusissima nella Toscana del tempo.
Una scena brutale, ma non
di una violenza gratuita: l'uccisione del maiale rappresenta, allora,
uno dei momenti essenziali dell'anno, una sorta di rito collettivo, quasi una festa, a cui partecipa, a volte, tutta una
comunità.
Il maiale è considerato un animale indispensabile per la
sopravvivenza: la sua carne è di gran lunga la più consumata nelle
case dei poveri come nei banchetti dei ricchi, tanto più che- come si usa
dire ancora oggi- del porco non si butta via nulla.
Tutto serve e tutti sono pronti a utilizzarlo, fino all'ultimo.
La scena di Dicembre
può turbare gli spettatori di oggi, più delicati (o forse più ipocriti) o poco avvezzi alla rudezza della vita di campagna.
Allora, chi la guardava non si scandalizzava, né si turbava, ma leggeva in quella uccisione solo la possibilità di sopravvivere fino ai raccolti
della primavera.
Magari, passando i giorni più freddi al calore del
fuoco, mentre gli insaccati pendevano rassicuranti dal soffitto, come
appare, nello stesso Ciclo, nella raffigurazione di Gennaio (qui).
Se tutto andrà come nel calendario di pietra- si poteva pensare- la brutta
stagione potrà essere superata senza patire la fame.
Poi, torneranno di
nuovo i venti di marzo, i fiori di aprile, le feste e le cavalcate
di maggio e arriveranno l'estate e l'autunno, la mietitura del grano e la vendemmia.
I secoli passano e di quei pensieri, quelle gioie, quelle paure e quelle speranze rimangono solo le immagini che ignoti scultori hanno consegnato all'eternità dell'arte.
Ancora una volta, un anno finisce e un altro sta per cominciare: il tempo e le stagioni
continuano, ora come allora, il loro immutabile ciclo.






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