Per chi non ha la pazienza di leggere il primo episodio nel post precedente (e, comunque, QUI è il link) ecco un breve riassunto: la preziosissima saliera d’oro, eseguita intorno al 1540 da Benvenuto Cellini per il re Francesco I di Francia, una delle opere più famose della storia dell’arte, è stata rubata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, nella notte dell’11 maggio 2003.
"Il furto del secolo": così è stato definito.
E questa, giusto per ricordarla, è l'immagine:
Le indagini cominciano subito. La "scena del crimine" è presto ricostruita.
Forse è un furto su commissione, magari ben progettato da una banda organizzata, ma il ladro non ha avuto bisogno né dell’inventiva di Arsenio Lupin, né, tanto meno, dell’agilità dell’Uomo ragno.
Rubare la saliera, insomma, non era difficile.
Per arrivare al primo piano del museo, si è arrampicato sull’impalcatura, montata, qualche mese prima, per restaurare la facciata dell'ala ovest, dove si trova la sala.
Per entrare ha rotto il vetro della finestra, che affaccia sul ponteggio.
Ma come è riuscito a evitare i sensori e gli allarmi esterni? Semplice: non hanno funzionato.
E l’allarme interno? Come avrà fatto a disinserirlo?
Si dice che sia un congegno complicatissimo ed estremamente sensibile.
Forse troppo. Nei giorni precedenti aveva suonato spesso per un nonnulla.
I custodi, quella notte, hanno pensato a un ennesimo falso allarme e si sono limitati a staccarlo, senza fare alcun giro di controllo.
Dunque, fin qui una spiegazione c'è.
Ma come ha potuto forzare la teca e uscire dal museo chiuso e con l’allarme reinserito ?
Semplice! La sirena ha suonato per 25 secondi; per disinserire l'allarme ne sono occorsi 29, in tutto 54, quasi un minuto. Un tempo sufficiente per rompere la teca, che non era di vetro anti-effrazione e uscire dalla finestra, da cui era entrato, portandosi via il piccolo e prezioso oggetto.
No, decisamente non c’era bisogno dell’Uomo ragno.
Ora non resta che aspettare che il ladro prenda contatto e che chieda un riscatto.
In effetti alla compagnia di assicurazione è arrivata una lettera, ma, poi, i contatti si sono interrotti.
Il rischio è che la preziosa saliera sia fusa.
Per il patrimonio artistico sarebbe una perdita incalcolabile. Per l’assicurazione, invece, è calcolabilissima.
E sarebbe di tutto rispetto: 50 milioni di euro. A meno di non accettare la proposta di restituzione, in cambio di 10 milioni. Un bel risparmio, non c’è che dire.
Bisognerà riallacciare i contatti.
Ma come? L’idea è quella di aprire un sito web, dal titolo, poco fantasioso, ma chiaro, "thesaliera.com" e di pubblicare sui giornali un enigmatico annuncio.
L'inserzione comincia con "Sara, per favore, torna... C'è un indirizzo solo per te..."e continua con delle indicazioni, che solo il ladro può capire.
Il tutto è firmato Rossi. Un nome qualsiasi, si può pensare.
Niente affatto: è un'allusione a Monsignor De Rossi, un amico di Benvenuto Cellini, con cui l'artista racconta di aver passato qualche giorno in prigione. Evidentemente i poliziotti hanno letto bene l'autobiografia dello scultore.
Ma, probabilmente, anche il ladro, tanto che coglie l'allusione e riprende i contatti.
La lettera inviata era in inglese. Forse è una conferma dell'ipotesi che si tratti di una banda internazionale.
Non proprio. L'inglese –lo si appura velocemente- è maccheronico e chi scrive sembra, piuttosto, di madrelingua tedesca.
Intanto più di un anno è passato e, a questo punto, si decide di chiedere la prova che il ladro sia sempre in possesso della saliera.
La prova viene offerta, non su un piatto d’argento, come si usa dire, ma in un sacchetto per surgelati.
Un elemento della saliera è amovibile: il tridente d’oro che Nettuno tiene in una mano.
Il ladro lo estrae con cura, lo nasconde in un parco di Vienna dentro un sacchetto per surgelati e lo fa ritrovare alla polizia.
La saliera ce l’ha davvero, ma il difficile è capire dove la possa tenere. Probabilmente sarà ben nascosta nel caveau di una banca, chissà dove.
Trovarla è impossibile: bisogna continuare a trattare, tanto più che il ladro sembra averci preso gusto. Da qualche tempo tempesta la polizia e la compagnia di assicurazioni di messaggini, sì, proprio di SMS, costringendo gli agenti a una vera a propria caccia al tesoro per tutta Vienna.
Nessuno capisce a che gioco stia giocando: vuole logorare i nervi o prendere in giro ?
In realtà, proprio quei messaggini saranno la sua rovina.
Quelli che indagano non saranno i super-esperti americani di C.S.I, ma appartengono, pur sempre, alla polizia viennese, che- lo ricordiamo- per anni ha risolto casi complicatissimi, grazie al fiuto di Rex, il cane lupo protagonista di una interminabile serie di telefilm.
E, poi, qui non c’è bisogno nemmeno di Rex.
Il ladro si è messo in trappola da solo. Non è difficile risalire al negozio, dove ha comprato il telefonino, tramite i registri delle vendite. Vengono fuori perfino l’ora e il minuto dell’acquisto.
E nel negozio, proprio in quel momento, era in azione la telecamera di sorveglianza: il ladro, dunque, è stato filmato.
È il 22 gennaio del 2006. La polizia pubblica la sua foto su tutti i giornali: ormai lo ha smascherato.
E lui capisce che è sconfitto e, il giorno dopo, si consegna e fa ritrovare la saliera. Anche stavolta ha risparmiato sul contenitore: l'ha sotterrata in un bosco vicino a Vienna in una banale scatola da scarpe.
Poi confessa tutto: nessuna richiesta da parte di un ricco collezionista, nessuna banda organizzata.
La storia del furto, casuale e un po’ abborracciata, non sarebbe dispiaciuta a quell' amante dell’avventura, un po' gradasso, che era Benvenuto Cellini.
Il ladro è un cinquantenne, senza precedenti penali e appena divorziato.
Quella sera era in piena crisi sentimentale e aveva bevuto, anzi -lo ammette- era ubriaco. Ha visto l’impalcatura di fronte al museo, è salito, ha preso la saliera ed è uscito. È stato un impulso, dirà, tutto qui.
Solo dopo ha pensato di ricavarci dei soldi.
Gli è andata male. Verrà processato e condannato a quattro anni di prigione.
Rimane da sciogliere l’ultimo enigma sul nascondiglio della saliera.
Macché enigma! La teneva a casa sua, sotto il letto, in una valigia chiusa. Aveva, perfino, impostato la combinazione del lucchetto con i numeri "1105", quelli del giorno e il mese in cui l’aveva rubata.
Non era difficile.
No. Decisamente, non era Arsenio Lupin.
La saliera è stata restaurata. Da poco tempo, è tornata nel museo e con tutti gli onori.
Questa volta, però, protetta da un sistema d’allarme sicuro e in una robusta teca anti-effrazione.
(Fine)


.jpg)
++.jpg)
.jpg)