Siamo a Roma, nel 1944. Un giovane architetto gira in bicicletta per la città semi-deserta. Malgrado la guerra, la vita quotidiana continua. Nella vetrina di un antiquario del centro gli capita di scorgere un dipinto che attira la sua attenzione per la singolarità del soggetto.
Guardato da vicino, sotto la patina di sporco, gli pare di gran qualità
Se volesse azzardare un'ipotesi, potrebbe, addirittura, attribuirlo a Carpaccio.
Lo compra; anche perché il quadro costa poco. Troppo poco, anzi.
Al punto che, quando l'attribuzione verrà confermata, il venditore riuscirà a riprenderselo. Piu tardi, lo farà uscire dall'Italia- tra le polemiche- per raggiungere la Svizzera e, da lì, il Getty Museum a Los Angeles.
Al punto che, quando l'attribuzione verrà confermata, il venditore riuscirà a riprenderselo. Piu tardi, lo farà uscire dall'Italia- tra le polemiche- per raggiungere la Svizzera e, da lì, il Getty Museum a Los Angeles.
Osserviamolo attentamente questo dipinto:
In una giornata limpida, in un paesaggio lagunare, sette barche con il fondo basso scivolano sull'acqua.
In ogni barca alcuni rematori e un arciere sono a caccia di uccelli acquatici, forse folaghe. L'arciere non tira frecce ma- come allora si usava- pallottole in argilla, per non sciupare il piumaggio degli uccelli.
Sullo sfondo i tipici casoni dal tetto di paglia e le barriere di graticci e terra di riporto, indispensabili per isolare le cosiddette valli, le riserve destinate all'allevamento dei pesci.
Il cielo sembra appena schiarirsi alla luce dell'alba, mentre all'orizzonte vola uno stormo di uccelli. L'atmosfera è quella di una scampagnata, una battuta di caccia tra amici che, lietamente, condividono una passione.
In ogni barca alcuni rematori e un arciere sono a caccia di uccelli acquatici, forse folaghe. L'arciere non tira frecce ma- come allora si usava- pallottole in argilla, per non sciupare il piumaggio degli uccelli.
Sullo sfondo i tipici casoni dal tetto di paglia e le barriere di graticci e terra di riporto, indispensabili per isolare le cosiddette valli, le riserve destinate all'allevamento dei pesci.
Il cielo sembra appena schiarirsi alla luce dell'alba, mentre all'orizzonte vola uno stormo di uccelli. L'atmosfera è quella di una scampagnata, una battuta di caccia tra amici che, lietamente, condividono una passione.
Il quadro, oggetto di tante discussioni e polemiche, fu esaminato e analizzato con cura anche all'epoca.
L'attenzione si concentrò su un dettaglio, incongruo e del tutto incomprensibile: in basso a sinistra, c’è un grande giglio, del tutto fuori scala rispetto alla composizione e con lo stelo troncato.
Cosa c'entra, il giglio con la scena di caccia ?
Il giglio è un fiore tradizionalmente legato all'annuncio alla Madonna e simbolo di purezza e di candore femminile.
Il giglio è un fiore tradizionalmente legato all'annuncio alla Madonna e simbolo di purezza e di candore femminile.
Perché appare tagliato così?
Che il quadro non sia completo?
Che ne manchi una parte? Quella inferiore, per esempio, che giustifichi la presenza, le dimensioni e il taglio dello stelo.
Si comincia a cercare: esisterà pure, da qualche parte, un dipinto di Carpaccio, con cui la composizione possa essere riunita?
Ma certo che esiste!
È un quadro, dal soggetto misterioso, firmato sicuramente da Carpaccio in un biglietto in basso al centro e dove, sul parapetto di una terrazza, c'è un vaso in ceramica con lo stelo di un fiore bruscamente tagliato;
Ecco: sono proprio le" Due dame", l'oggetto al centro del nostro giallo.
Ecco: sono proprio le" Due dame", l'oggetto al centro del nostro giallo.
I due dipinti si sovrappongono, si mettono insieme e il puzzle si ricompone.
Lo stelo tagliato nel vaso è quello del giglio: non c'è alcun dubbio. Si adatta perfettamente.
Le analisi e gli esami di laboratorio confermano.
Tutto torna, le misure sono le stesse; coincidono le venature e i nodi del legno e, perfino, le gallerie dei tarli. E coincidono anche la preparazione delle tavole e il tipo di pigmenti.
C’è un solo particolare che non torna ed è il verso dei dipinti: in quello del Getty c’è una raffigurazione trompe-l’-œil con un nastro che trattiene sette lettere aperte, in cui si distingue, a mala pena, il nome dei destinatari.
Il verso del dipinto con le "Due dame", invece, è coperto solo da uno strato di vernice nera.
Ma una spiegazione c’è:
l’eventuale raffigurazione potrebbe essere stata cancellata da un antico restauro, che ha assottigliato la tavola.
Ma una spiegazione c’è:
l’eventuale raffigurazione potrebbe essere stata cancellata da un antico restauro, che ha assottigliato la tavola.
Comunque gli elementi comuni sono troppi ed è evidente che le due tavole, all'origine, erano unite.
Così:
Ora, finalmente, il soggetto è chiaro.
Sono due gentildonne, annoiate dalla lunga attesa, che attendono, in terrazza, il ritorno degli uomini, impegnati in un loro svago: la caccia in palude.
Pensano ai legami familiari che le uniscono ai coniugi lontani (sono questi i simboli presenti sul balcone e che rappresentano, in parte, la proiezione dei loro pensieri) e, forse, chissà, immaginano la scena della caccia, in cui gli uomini sono occupati.
È (o era) destino delle donne quello di aspettare!
C’è un elemento, poi, che unisce inequivocabilmente le due scene: il paggio che sta avanzando verso di loro.
Forse sta portando alle due dame come messaggio d’amore qualcuna delle lettere esibite sul verso del dipinto. E, allora, il paggio rappresenterebbe il legame tra i due mondi, quello femminile dell’inazione e dell’attesa e quello maschile dell’attività, lontana dalle mura domestiche.
Tutto chiaro allora ? Non tutto.
I due dipinti sovrapposti, come dimostra il gancio ancora presente nel dipinto veneziano, costituivano all'origine l’anta di un armadio o di una finestra.
Dov'è, allora, l’altro sportello che, forse, completava tutta la rappresentazione?
Perché il corpo del levriero, tenuto a bada da una delle due dame, è tagliato? Forse continuava nello sportello mancante, ma come ?
E chi è il committente dei dipinti, che ha suggerito al pittore un soggetto così raro e così complesso, in cui sono possibili anche infiniti richiami letterari?
Tante domande, ma, per ora, nessuna risposta certa.
Il giallo è destinato a rimanere irrisolto.
Il giallo è destinato a rimanere irrisolto.
* Tutta la vicenda è riassunta in un libro di G. Romanelli, Il mistero delle due dame, Skira 2011





