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giovedì 24 marzo 2011

Un infaticabile entusiasta: il punto esclamativo





«Odio il punto esclamativo, questo gran pennacchio su una testa tanto piccola, questa spada di Damocle sospesa su una pulce, questo gran spiedo per un passero, questo palo per impalare il buon senso, questo stuzzicadenti pel trastullo delle bocche vuote, questo punteruolo da ciabattini, questa siringa da morfinomani...» (Ugo Ojetti, Cose Viste, Treves,1923-29)


Chi mi conosce sa che non sono insensibile al grido di dolore delle specie grammaticali in pericolo. 
Ho già risposto al richiamo del trapassato remoto o del punto e virgola e ho cercato di limitare la crescita di quella specie invasiva e infestante che è il futuro anteriore (ne parlo qui).

Le circostanze attuali mi impongono di spezzare una lancia (sintattica, s’intende) a favore del punto esclamativo, un segno nato per esprimere contenuta meraviglia negli austeri scriptoria medioevali e battezzato all’anagrafe come punto ammirativo.

Per secoli si è limitato a sottolineare, a rimarcare un periodo. 
È vero che si è sempre prestato, da serio professionista qual è, a ogni esigenza, fino ad acconsentire a rimanere capovolto all'inizio della frase, solo per accontentare gli spagnoli. 
Ora, però,rischia l’estinzione per sovraccarico, per eccesso di attivismo. 
Chi l’avrebbe mai detto?

È un lavoratore infaticabile il punto esclamativo, un vero stakanovista dell'interpunzione, tanto da accettare di essere usato, senza mai negarsi, nel linguaggio dei fumetti, in quello giovanile, nelle email, nei blog, negli SMS, nelle chat e, perfino, nei cartelli stradali, là dove sia richiesta attenzione e vigilanza.

È diventato, per eccesso di disponibilità, il prezzemolo di tutte le comunicazioni, ma non è colpa sua se dilaga online, se fa di ognuno di noi un eterno sovreccitato, se sembra impossibile chiudere un messaggio, salutare o ringraziare senza servirsene.

Eppure ora è costretto a subire sempre di più- pur senza fare una piega, com'è nel suo carattere (tipografico, ovviamente)- le più accese invettive dei puristi della sintassi. 
Ma gli è sempre più difficile mantenersi diritto senza mai  piegarsi sotto le sferzate linguistiche, cui è continuamente sottoposto: lamentele nei forum dell'Accademia della Crusca, anatemi nelle pubblicazioni specializzate, richiami negli articoli dei giornali.

Una pressione continua, intollerabile.

Il punto interrogativo, malgrado la sua perenne indecisione, lo ha già scaricato, giudicando una parentesi priva d'importanza la loro occasionale vicinanza (? !)
E allora il punto esclamativo, lasciato a se stesso, moltiplica gli sforzi, si affatica, si fa in quattro, in cinque, in sei o anche di più....!!!!!
Tutto inutile: è proprio l’eccesso, l’abuso che rischia di essergli fatale. 

Sono sicura che lasciato per un po’ in disparte saprà ritrovare la sua primitiva sobrietà e tornare a esprimere, su richiesta e con lieta meraviglia, solo i momenti di entusiasmo più sinceri e inattesi.
Ho pensato soprattutto che bisogna salvarlo da se stesso  e che occorre trovargli, al più presto, un luogo di riposo e di meditazione, dove godersi una tregua, ritemprarsi e approdare finalmente a un punto (uno solo) di riflessione.

La situazione, sempre più drammatica, mi ha spinto a chiedere aiuto agli amici di Scarabooks.
Per sapere cosa ne dicono, questo è il link:

http://scarabooks.blogspot.com/2011/03/il-punto-esclamativo-ha-bisogno-di.html 





venerdì 27 agosto 2010

Il fatuo giovanotto : il futuro anteriore




Guardarsi dal futuro anteriore ! 



È il pettegolo della compagnia, sempre pronto a fare ipotesi, a smalignare e darsi ai più bassi pettegolezzi, senza avere certezza di prove: "sarà andata così....sarà successo cosà..."
Non si preoccupa, lui, dell'effetto!
Lascia cadere nel discorso e poi....
Bei tempi quando il futuro semplice lo teneva a bada e lo controllava, concedendogli, tutt'al più, un ruolo nelle preposizioni temporali (ma con parsimonia però) !

Ma lui, niente,  poco a poco, a forza di "sarà stato ... avrà avuto...", ha alluso, ha velatamente insinuato,  tanto che ora prende sempre più spazio e non solo nei colloqui privati, ma anche nella pagina scritta, nei giornali, nei libri.....
Se ne approfitta perchè anche i più seri studiosi gli hanno riconosciuto un suo ruolo specifico nell'ambito della supposizione, dell'incertezza e a lui, fatuo com'è, non gli è parso vero. 
E ora la paghiamo tutti.

Il povero trapassato remoto ha cercato di far sentire la sua grave e dignitosa voce di bisavolo, ma nessuno gli ha dato ascolto.
Tutti preferiscono la superficialità del vanitoso giovanottino, la sua brillantezza apparente, sempre scusata dalla gioventù.
È così semplice, così facile ipotizzare senza certezze. 
Che volete?  È lo specchio dei tempi. 
Quando le congetture prendono il posto delle prove, quando un futuro opinabile si sostuisce a un presente sicuro, allora davvero mala tempora currunt....




Rossini, La calunnia è un venticello, Elio e le Storie tese:



giovedì 26 agosto 2010

Un nobile vecchio: il trapassato remoto


Nonno, bisnonno, avolo, trisavolo, il trapassato remoto era abituato a vivere, in un  tempo orami lontano, in cui i vecchi con grandi barbe bianche, basettoni, finanziera e cilindro ricevevano rispettosi omaggi dalle nuove generazioni.

Il trapassato era avvezzo a stare in un angolo, senza esporsi e a rimanere, pur con nobile dignità, in una posizione subalterna.

Le relazioni con gli ausiliari erano improntate ad una reciproca franchezza.
I rapporti col passato remoto eccellenti. 
I due si davano del voi, sapevano che non potevano vivere l'uno senza l'altro. Il trapassato remoto era consapevole (con una sua malinconica gravità) di preannunciare solo azioni  temporalmente anteriori a quelle principali.
Cosciente dei suoi meriti, non aveva mai levato la voce in sua difesa, contro l'invadenza del passato e del trapassato prossimo che, più giovani- anche se già maturi, e con l'arroganza tipica di una mezza età in cerca di conferme- lo stavano soppiantando in ogni uso colloquiale.

Che fare?  Scendere a compromessi?  Tingersi i capelli, radersi la barba e i basettoni, usare un abbligliamento più casual?  
Già pensava di abbandonare – grazie a un corso intensivo di Pilates - quell'incedere un po' lento che lo aveva finora penalizzato,  ma di più, proprio non poteva. 
Sarebbe venuto meno a se stesso, ai suoi  principi, alla dignità della sua chioma canuta. 

No, giammai! Preferiva ritirasi in antichi volumi di aulica distinzione, dove i personaggo usavano interloquire con un linguaggio adeguato alla sua rispettabilità.
Ecco: sceglieva di allontanarsi silenziosamente e godere di una giusta pensione di anzianità,  piuttosto che cercare di adeguarsi a un presente, forse imperfetto, che non riusciva a  capire fino in fondo.

Era sicuro che,  poco a poco, le nuove generazioni lo avrebbero riscoperto e allora, finalmente, avrebbe guardato con prudente ottimismo al futuro e, fors'anche,  al futuro anteriore.




Verdi, Ella giammai mi amo'.. :


venerdì 20 agosto 2010

Il punto e virgola: una vita da mediano




"Avete mai visto un punto e virgola che piange? Un punto e virgola corpo 14 in Times New Roman che si dispera perché non lo usano più?
Beh, io l'ho visto stanotte e non è stato un bel vedere" (Diego Cugia, “Zomberos”, Mondadori)


Il punto e virgola,  onesto lavoratore dell'interpunzione,  rischia di andare in pensione, senza nemmeno un "trattamento di fine rapporto. Corre il pericolo di cadere nell'oblio, senza voci che si levino in sua difesa.
Ma io non lo  lascerò andare incontro alla sua sorte da solo.

Certo- bisogna ammetterlo- il punto e virgola  non si è mai esposto in prima linea.
Non ha mai aperto coraggiosamente un periodo;  ha mantenuto sempre una posizione intermedia.
Non ha l'intraprendenza  della virgola, quella prezzemolina  che ha saputo insinuarsi in tutte le posizioni che non le competono.
Non ha la determinazione  del punto,  capace di chiudere ogni frase e di porre termine a situazioni magari troppo a lungo trascinate;  né  ha- per carattere, forse- l'aggressività del punto esclamativo o la dialettica dell'interrogativo.
Non si è mai fatto forte della sua storia, della sua anzianità (più di cinque secoli!) e del suo non facile compito di assicurare fluidità a periodi o a idee complesse.

È vero che si è garantito un suo piccolo posto all'interno della parentesi ...ma non basta.
Gli americani (e  si sa quanto contano gli americani ) già non lo usano più.
Un misero futuro lo aspetta: quello di essere utilizzato solo nell'arido linguaggio informatico, nella posta elettronica, per esempio, per distinguere gli indirizzi dei destinatari.
Ma davvero lo lasceremo lì a candire in attesa di un destino migliore?

Il punto e virgola è l'eroe di un periodare arioso e pausato.
Nel calcio sarebbe l'onesto faticatore di centrocampo che recupera il pallone e cuce l'azione tra la difesa e l'attacco.
Anche la lingua, come il calcio, ha bisogno di mediani. 





L.Ligabue, Una vita da mediano :