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giovedì 10 maggio 2012

William Turner: l'ultimo viaggio del veliero





Ci sono dipinti che non stancano mai.
Oggi ho ritrovato, per caso, una cartolina di qualche anno fa e mi sono ricordata dell’emozione che ho provato, quando l'ho visto finalmente dal vivo, alla National Gallery di Londra:




"La valorosa Temeraire" è il titolo. William Turner (1775-1851) è l'autore.
La Temeraire, varata nel 1798, un veliero di un buon legno di quercia, con un equipaggio di settecentocinquanta marinai e armata con ben ottantotto cannoni, era stata una nave gloriosa.
Aveva combattuto, nel 1805 a Trafalgar, la battaglia, in cui era morto l'eroe nazionale, l'ammiraglio Nelson, e aveva contribuito ad assicurare all’Inghilterra la vittoria sulla flotta di Napoleone.

È il 1839, sono passati più di trent'anni da quell'evento e, benché la memoria sia ancora viva, la decisione, è stata presa: la nave deve essere demolita e farà il suo ultimo viaggio sul Tamigi.
Gli articoli e le poesie, pubblicate per accompagnarla all'ultima destinazione, sono venati di rispetto e di nostalgia.
William Turner  è probabilmente tra quelli che assistono al passaggio del veliero e che gli rendono omaggio.
Otto mesi dopo, presenterà alla Royal Accademy la tela dipinta per l’occasione

All'epoca ha più di sessantanni e ha già compiuto gran parte della sua carriera. Ha scelto, fin dall'inizio  di diventare un pittore di paesaggi e, dopo una prima formazione accademica, ha viaggiato in tutta Europa.
L’influenza della cultura romantica, insieme a quella dei grandi paesaggisti del passato- primo fra tutti Claude Lorrain- lo ha condotto a uno stile, dominato dallo studio della luce. La voglia di rendere in pittura  i riflessi luminosi del colore lo ha portato alla dissoluzione della forma in una nebulosità che lui stesso definisce  "una foschia o una bruma".

La precisione della rappresentazione lo interessa sempre meno e i contrasti netti, che usava all'inizio sembrano sfumare dietro un velo.
"I suoi dipinti non sono che acqua saponata e latte di calce": dirà un critico dell’epoca.
No. Quei dipinti, invece, sono ben più che una descrizione: sono l'evocazione di uno stato d’animo, di un sentimento.
Anche in questa occasione Turner non si preoccupa di raffigurare l’esattezza dell’evento, ma di renderlo emotivamente e trasforma quello che vede in una sorta di scenografia teatrale.

Le rive del fiume sono appena accennate.
Il veliero, che si lascia alle spalle il sole al tramonto, in realtà, era stato completamente disarmato, smantellato e privato degli alberi e delle vele. Turner, invece, lo raffigura ancora intatto, in tutta la sua potenza e ne fa una specie di "vascello fantasma" d'argento e d'oro, che solca lentamente e silenziosamente le acque del Tamigi.
La bandiera bianca, issata sul pennone, è il simbolo della sua resa all'inevitabile demolizione.

All'orizzonte, lieve come un’apparizione, si distingue un altra nave con le vele spiegate. Una falce di luna illumina i due velieri con la sua luce argentata e, riflettendosi nella schiuma della scia, accentua il chiarore dell’acqua.
Non ci potrebbe essere contrasto più forte col rimorchiatore a vapore che, come un’informe prosaica massa nera, trascina la romantica vecchia nave da guerra verso la sua fine.

La luce dell’acqua e del cielo è resa con raffinatissime sfumature e con sottili pennellate bianche, stese sopra le tinte più scure dei blu, degli arancio e dei rossi,  per rendere più trasparenti i riflessi della luce.
Su tutto domina un tramonto rosso sangue, che evoca le vittime della grande battaglia di Trafalgar, ma che, insieme, simboleggia il tramonto di un’epoca.
La fine della Temeraire segna anche quella della gloriosa tradizione della navigazione a vela, sotto l’incalzare della nuova tecnica del vapore. 
Di navi così non se ne faranno più.

La luminosità vibrante, lo straordinario equilibrio della composizione, il tono da  visione romantica fanno di questo dipinto la metafora della fine  di un periodo.
Il quadro, presentato da Turner, fece un enorme successo all'esposizione della Royal Academy.
La folla si accalcava commossa per vederlo.
Un grande scrittore William Tackeray, che sarebbe diventato celebre di lì a poco con il romanzo  "La fiera delle vanità", si domandava che cosa ci fosse di così commovente in un "una tela con un veliero trainato da un rimorchiatore, un fiume e un tramonto".
La sua risposta, in fondo, è semplice:  la vera arte ci mostra qualcosa che va ben  oltre  la rappresentazione.

In effetti, ciò che Turner raffigura è  molto di più della demolizione di un vecchio veliero. 
C'è qualcosa in questa tela che colpisce e che commuove. E che ha spinto gli spettatori della BBC, a decretarlo, nel 2005, "il miglior quadro della Gran Bretagna".
Basta lasciarsi guidare dall'emozione, per scoprire che quello che si svolge nel dipinto, sotto i nostri occhi, non è solo l’ultimo viaggio del Temeraire, ma il percorso stesso della vita.
Ed è il nostro tempo quello che passa e che svanisce nella luce soffusa di un tramonto.





Attualmente alla National Gallery di Londra c'è la mostra "Turner inspired: in the light of Claude" sui rapporti tra Turner e Claude Lorrain: il link è QUI.