martedì 15 novembre 2011

In viaggio in Argentina




Finalmente!
Finalmente in viaggio per un mese per il mio paese dei sogni, l'Argentina.
E la percorreremo tutta, dal Nord al Sud, dalle Ande alla Terra del fuoco.
Ho voglia di vedere,di sorprendermi e di emozionarmi
Se trovo connessione (e tempo) scriverò delle mie impressioni di viaggio.


Per ora:
J.L.Borges e Astor Piazzolla che, insieme, celebrano "El Tango".

https://www.youtube.com/watch?v=udX34Xior4s




venerdì 11 novembre 2011

Antonio e Piero del Pollaiolo: in viaggio con l'arcangelo




Oggi viaggiare è facile: con l' aereo il mondo è diventato piccolo, fin troppo.
A metà Quattrocento, invece, i percorsi erano lunghi e pericolosi, soprattutto, se a viaggiare erano ragazzi.
Per proteggerli era meglio invocare la protezione di un angelo.




Nel dipinto di Antonio e Piero del Pollaiolo, alla Galleria Sabauda di Torino, un angelo dalle grandi ali spiegate, e un ragazzo percorrono una valle arida, preceduti da un cagnolino. Il ragazzo elegantissimo, in stivali, calzebraghe rosse, farsetto con maniche di broccato e cappello, tiene familiarmente sottobraccio il compagno e porta con sé un pesce.
L'angelo, vestito all'"antica" con tonaca, manto e calzari, regge una piccola scatola e indica, con un gesto, la strada da percorrere.

Per capire chi siano bisogna leggere, nella Bibbia, il libro di Tobia 
Siamo a Ninive e Tobia, diventato cieco è costretto a mandare il figlio, Tobiolo, in un paese lontano per salvare la famiglia dalla miseria.
Ha paura e prega  Dio,  che gli invia come guida un angelo, anzi, meglio ancora, l'arcangelo Raffaele.

Durante il tragitto si imbattono in un pesce enorme che sbuca fuori dal fiume e cerca di divorarli. Ma  i due lo uccidono e ne estraggono il cuore, il fegato e il fiele: l'arcangelo sa bene che saranno utili.
Incontrano una famiglia disperata perché la figlia, Sara, è stata data in moglie ben sette volte e un demone ha ucciso tutti i mariti, non appena entrati nella camera nuziale
Niente paura: Tobiolo, con l'aiuto dell'arcangelo, sconfiggerà il demone assassino, bruciando cuore e fegato del pesce e sposerà la bella Sara.
Tornano a Ninive e, col fiele che Raffaele tiene nella scatolina, ridanno la vista a Tobia.

Il racconto finisce qui.
L'arcangelo ha assolto al suo compito e Tobiolo ha compiuto la sua prova di iniziazione: è partito ragazzo ed è tornato uomo.
La storia del viaggio romanzesco, con avventure a lieto fine, demoni sconfitti e belle giovani, sembrava fatta apposta per colpire l'immaginazione dei figli dei mercanti e dei banchieri fiorentini del Quattrocento.
Spostarsi per loro era indispensabile: erano le banche e il commercio dei panni di lana e dei tessuti pregiati ad assicurare la ricchezza familiare.
Per questo, fin da giovanissimi, erano costretti a fare il loro tirocinio in città lontane, sedi delle attività mercantili o delle banche di famiglia: Parigi, Londra, Bruges...
E sicuramente sarebbero partiti più tranquilli, se  sapevano che un angelo li avrebbe protetti.

L'immagine di Tobiolo con l'arcangelo era una consolazione per loro e per i loro familiari, tanto che il soggetto era uno dei più richiesti alle botteghe dei pittori fiorentini.
I fratelli Pollaiolo furono i primi a creare, intorno al 1460, una rappresentazione che calava la storia biblica nella realtà del tempo, con un'attenzione precisa ai dettagli del paesaggio e della moda. Un'immagine in cui i ragazzini si potevano riconoscere, una specie di ex voto, per invocare la protezione divina.

Perché il cammino era lungo e pieno di insidie: bisognava valicare le Alpi e ci volevano più di venti giorni per raggiungere Parigi e più di un mese per arrivare nelle Fiandre o in Inghilterra. I ragazzi andavano a piedi e con poco bagaglio: viaggiavano leggeri perché le soste erano poche e le cavalcature erano riservate  ai più vecchi. E loro erano giovani, molto giovani,  tra i quattordici e i sedici anni.
Sapevano già leggere, scrivere e far di conto.
Probabilmente avevano la testa piena di sogni ed erano curiosi di conoscere città e paesi diversi.
Ma quello che li aspettava non era un viaggio di piacere: era un duro apprendistato e la selezione era severa.
I compagni di viaggio erano mercanti esperti che approfittavano del tragitto per insegnare tutte le sottigliezze  del commercio, ma, soprattutto, per saggiare le loro capacità. I ragazzi erano sotto esame e dovevano dimostrare di sapersi adattare e di essere pronti, svegli e intelligenti.



Soldi non ne avevano: per le loro necessità bastava una lettera di cambio, una specie di carta di credito, che permetteva di ritirare denaro ovunque ne avessero bisogno.
Anche il Tobiolo del dipinto la tiene con se: è il rotolo di pergamena che stringe nella mano.
Un particolare preciso per favorire l'identificazione dei giovani col protagonista della storia.
Una licenza, invece, i Pollaiolo se l'erano permessa nell'abbigliamento perché Tobiolo è fin troppo elegante: un  vero damerino. In realtà, così vestito, sarebbe stato una facile preda per qualunque bandito appostato sulla sua  strada.

I giovani fiorentini erano più accorti e indossavano vesti e mantelli poco vistosi. Come riparo dalla pioggia usavano un cappello a larghe tese, anziché il vezzoso cappellino, ornato d'oro, che Tobiolo sfoggia, graziosamente inclinato, sui capelli biondi.


Per fortuna che a far da guida c'era l'arcangelo Raffaele. 
Fra  i tre arcangeli - Michele, l'uccisore di Lucifero e giustiziere e Gabriele che annuncia alla Madonna la nascita divina - Raffaele era quello più accostante.
Era considerato un custode attento e in grado governare ogni intemperanza giovanile. A Firenze, la confraternita dell'arcangelo Raffaele, detta popolarmente del Raffa, aveva fra i suoi compiti quello di tenere a freno  i giovani troppo vivaci.

Insomma, per un adolescente non troppo esperto l'arcangelo era  il compagno di viaggio migliore che ci si potesse augurare.
E avrebbe avuto il suo bel daffare per difendere  il suo protetto da ogni insidia e per aiutarlo a crescere. 
Se  il ragazzo si fosse  dimostrato incapace, sarebbe tornato a casa a fare il garzone di bottega o il fattorino, il gradino più basso della carriera del mercante.
E sarebbe stato un pessimo risultato.

Se invece superava la prova, voleva dire che non aveva fatto  solo un viaggio d'affari, ma  che, come Tobiolo, aveva compiuto il suo percorso iniziatico verso la maturità.
Poteva considerarsi adulto, un uomo in grado di prendere il suo posto nel mondo.
Avere fiducia nell'arcangelo sarebbe servito e Raffaele, ancora una volta, avrebbe svolto bene il suo compito.









mercoledì 9 novembre 2011

Storie d'arte : - 3 - 2 -1 .... via !



Da oggi si possono leggere storie d'arte anche in un altro blog.Le raccontiamo noi di "Senza dedica" e  di "Scarabooks".

Cominciamo da dove tutto (o molto) prende avvio, dal Rinascimento fiorentino. E iniziamo cosi':

"Sono più d'una le località nei dintorni di Firenze..."


Poi, continua qui:







venerdì 4 novembre 2011

Hasta luego, caballero!





Mi sto preparando ad andare in Argentina per un viaggio che ho sognato da tempo.
E già mi immagino: le Ande, la Patagonia, la Terra del Fuoco, la pampa....

"Nella pampa sconfinata, dove le pistole dettano legge, il caballero misterioso...
Ecco! Basta appena nominare la pampa e, subito, mi viene in mente il caballero.
Perché sulla sua storia, io ci sono cresciuta.

È il lontano 1965, quando il caballero parte, per la prima volta, alla ricerca della bellissima Carmencita.
Se ne è innamorato, non appena l'ha vista su un giornale ed è pronto a tutto, pur di trovarla.
Si è inoltrato in un deserto infuocato, di rocce e cactus che niente ha a che vedere con la fertile e verde pampa argentina.
Licenza poetica, evidentemente, perché in Argentina, proprio, non siamo. Piuttosto in Messico.
Ma non stiamo a sottilizzare, ché il caballero ha ben altro per la testa.
Cavalca a lungo, prima di arrivare in villaggio di case bianche.
Forse è sudato, stanco, ma non demorde, non si ferma, non si riposa.
No! Perché solo una cosa gli preme: sapere dove sia l'ammaliante creatura che gli ha rubato il cuore.
Per questo spezza il silenzio col suo grido, dall'imprevedibile accento piemontese: "Carmencita, abita qui ? "

Ebbene sì! Lei è là.
Il caballero è giunto alla meta.
Gli ostacoli non sono finiti, ma lui li supererà tutti.
E alla fine i due si incontrano: lui emozionato, lei affascinante, come nel ricordo, con lunghe trecce nere e una bocca a forma di cuore.
Riuscirà a conquistarla?

Era questa la storia che seguivo con trepidazione, pronta a passar sopra al fatto che il focoso innamorato altro non fosse che un cono in cartoncino bianco, cui erano stati aggiunti una folta chioma nera, occhi ardenti, sombrero e cinturone con tanto di pistola.

Per la bella Carmencita, invece, erano bastate due trecce brune e uno sguardo maliardo.


E le loro avventure amorose, trasmesse fino al 1973, erano compresse nei due minuti del "Carosello" destinati alla pubblicità del caffè Paulista.



Carosello, allora, non era soltanto un contenitore di messaggi pubblicitari, era una raccolta di personaggi, di situazioni, capaci di entrare di prepotenza nella mia immaginazione.
E non è solo la nostalgia per i miei ricordi in bianco e nero a farmi pensare che fossero di una genialità irripetibile.
È che per Carosello lavoravano i migliori artisti del momento: attori, registi, pubblicitari, disegnatori.

Armando Testa (1917-1992) era uno di questi.
Con un segno grafico minimalista era capace di creare mondi interi.
Il caballero e Carmencita erano sue creazioni.
Straordinarie ed efficaci.
Ma, allora, la storia d'amore tra Carmencita e il caballero come finiva ?
Nessuna sorpresa. 
La conclusione era sempre la stessa e le parole le so ancora a memoria:


- Bambina sei già mia. Chiudi il gas e vieni via
- Pazzo ! L'uomo che amo è un uomo molto in vista.
  È forte, è bruno e ha il baffo che conquista.
- Bambina, quell'uom son mì

Oh yeh, yeh, yeh, yeh, yeh, oh yeh !






Un link su Carosello è qui
E qua uno su Armando Testa.