Oggi viaggiare è facile: con l' aereo il mondo è diventato piccolo, fin troppo.
A metà Quattrocento, invece, i percorsi erano lunghi e pericolosi, soprattutto, se a viaggiare erano ragazzi.
Per proteggerli era meglio invocare la protezione di un angelo.
Nel dipinto di Antonio e Piero del Pollaiolo, alla Galleria Sabauda di Torino, un angelo dalle grandi ali spiegate, e un ragazzo percorrono una valle arida, preceduti da un cagnolino. Il ragazzo elegantissimo, in stivali, calzebraghe rosse, farsetto con maniche di broccato e cappello, tiene familiarmente sottobraccio il compagno e porta con sé un pesce.
L'angelo, vestito all'"antica" con tonaca, manto e calzari, regge una piccola scatola e indica, con un gesto, la strada da percorrere.
Per capire chi siano bisogna leggere, nella Bibbia, il libro di Tobia
Siamo a Ninive e Tobia, diventato cieco è costretto a mandare il figlio, Tobiolo, in un paese lontano per salvare la famiglia dalla miseria.
Ha paura e prega Dio, che gli invia come guida un angelo, anzi, meglio ancora, l'arcangelo Raffaele.
Durante il tragitto si imbattono in un pesce enorme che sbuca fuori dal fiume e cerca di divorarli. Ma i due lo uccidono e ne estraggono il cuore, il fegato e il fiele: l'arcangelo sa bene che saranno utili.
Incontrano una famiglia disperata perché la figlia, Sara, è stata data in moglie ben sette volte e un demone ha ucciso tutti i mariti, non appena entrati nella camera nuziale
Niente paura: Tobiolo, con l'aiuto dell'arcangelo, sconfiggerà il demone assassino, bruciando cuore e fegato del pesce e sposerà la bella Sara.
Tornano a Ninive e, col fiele che Raffaele tiene nella scatolina, ridanno la vista a Tobia.
Il racconto finisce qui.
L'arcangelo ha assolto al suo compito e Tobiolo ha compiuto la sua prova di iniziazione: è partito ragazzo ed è tornato uomo.
La storia del viaggio romanzesco, con avventure a lieto fine, demoni sconfitti e belle giovani, sembrava fatta apposta per colpire l'immaginazione dei figli dei mercanti e dei banchieri fiorentini del Quattrocento.
Spostarsi per loro era indispensabile: erano le banche e il commercio dei panni di lana e dei tessuti pregiati ad assicurare la ricchezza familiare.
Per questo, fin da giovanissimi, erano costretti a fare il loro tirocinio in città lontane, sedi delle attività mercantili o delle banche di famiglia: Parigi, Londra, Bruges...
E sicuramente sarebbero partiti più tranquilli, se sapevano che un angelo li avrebbe protetti.
L'immagine di Tobiolo con l'arcangelo era una consolazione per loro e per i loro familiari, tanto che il soggetto era uno dei più richiesti alle botteghe dei pittori fiorentini.
I fratelli Pollaiolo furono i primi a creare, intorno al 1460, una rappresentazione che calava la storia biblica nella realtà del tempo, con un'attenzione precisa ai dettagli del paesaggio e della moda. Un'immagine in cui i ragazzini si potevano riconoscere, una specie di ex voto, per invocare la protezione divina.
Perché il cammino era lungo e pieno di insidie: bisognava valicare le Alpi e ci volevano più di venti giorni per raggiungere Parigi e più di un mese per arrivare nelle Fiandre o in Inghilterra. I ragazzi andavano a piedi e con poco bagaglio: viaggiavano leggeri perché le soste erano poche e le cavalcature erano riservate ai più vecchi. E loro erano giovani, molto giovani, tra i quattordici e i sedici anni.
Sapevano già leggere, scrivere e far di conto.
Probabilmente avevano la testa piena di sogni ed erano curiosi di conoscere città e paesi diversi.
Ma quello che li aspettava non era un viaggio di piacere: era un duro apprendistato e la selezione era severa.
I compagni di viaggio erano mercanti esperti che approfittavano del tragitto per insegnare tutte le sottigliezze del commercio, ma, soprattutto, per saggiare le loro capacità. I ragazzi erano sotto esame e dovevano dimostrare di sapersi adattare e di essere pronti, svegli e intelligenti.
Soldi non ne avevano: per le loro necessità bastava una lettera di cambio, una specie di carta di credito, che permetteva di ritirare denaro ovunque ne avessero bisogno.
Anche il Tobiolo del dipinto la tiene con se: è il rotolo di pergamena che stringe nella mano.
Un particolare preciso per favorire l'identificazione dei giovani col protagonista della storia.
Una licenza, invece, i Pollaiolo se l'erano permessa nell'abbigliamento perché Tobiolo è fin troppo elegante: un vero damerino. In realtà, così vestito, sarebbe stato una facile preda per qualunque bandito appostato sulla sua strada.
I giovani fiorentini erano più accorti e indossavano vesti e mantelli poco vistosi. Come riparo dalla pioggia usavano un cappello a larghe tese, anziché il vezzoso cappellino, ornato d'oro, che Tobiolo sfoggia, graziosamente inclinato, sui capelli biondi.
Per fortuna che a far da guida c'era l'arcangelo Raffaele.
Fra i tre arcangeli - Michele, l'uccisore di Lucifero e giustiziere e Gabriele che annuncia alla Madonna la nascita divina - Raffaele era quello più accostante.
Era considerato un custode attento e in grado governare ogni intemperanza giovanile. A Firenze, la confraternita dell'arcangelo Raffaele, detta popolarmente del Raffa, aveva fra i suoi compiti quello di tenere a freno i giovani troppo vivaci.
Insomma, per un adolescente non troppo esperto l'arcangelo era il compagno di viaggio migliore che ci si potesse augurare.
E avrebbe avuto il suo bel daffare per difendere il suo protetto da ogni insidia e per aiutarlo a crescere.
Se il ragazzo si fosse dimostrato incapace, sarebbe tornato a casa a fare il garzone di bottega o il fattorino, il gradino più basso della carriera del mercante.
E sarebbe stato un pessimo risultato.
Se invece superava la prova, voleva dire che non aveva fatto solo un viaggio d'affari, ma che, come Tobiolo, aveva compiuto il suo percorso iniziatico verso la maturità.
Poteva considerarsi adulto, un uomo in grado di prendere il suo posto nel mondo.
Avere fiducia nell'arcangelo sarebbe servito e Raffaele, ancora una volta, avrebbe svolto bene il suo compito.