"Il faut être léger comme l'oiseau et non comme la plume" (P. Valéry)
Un inverno gelido. Lo sfondo di colline e di luce rosata. Su un lago ghiacciato, si staglia la sagoma nera di un gentiluomo in cappotto e cappello. Il volto, di profilo, guarda verso l'orizzonte e dal cappello si intravede una folta chioma grigia. Il bianco immacolato del colletto di una camicia spicca sullo scuro della veste.
Ecco, potrebbe essere un ritratto qualsiasi; se non fosse che il gentiluomo, con consumata abilità e senza perdere niente del suo aplomb, sta pattinando.
In realtà è un'immagine ben nota; un'icona riprodotta su poster, puzzle, borse, quaderni. La si trova perfino, come silhouette, sulle finestre della National Gallery of Scotland, dove il quadro è conservato.
Niente di più semplice- o almeno parrebbe- di un dipinto, in cui la rappresentazione sia ridotta all'essenziale, senza niente di superfluo.
Eppure, guardandolo, si prova un leggero sconcerto, come di fronte a certi quadri di Magritte, dove gli elementi più quotidiani della realtà rimandano a una dimensione diversa.
Ma cosa c'è che non torna? Il soggetto, in effetti, non potrebbe essere più chiaro ed è tutto nel titolo: "Il reverendo Robert Walker che pattina"
Il protagonista, stando ai documenti, è un sacerdote presbiteriano (1755-1808), esperto teologo autore di prediche e di sermoni raccolti in impegnativi volumi.
Il pittore, invece, è uno dei più noti ritrattisti scozzesi, Sir Henry Raeburn (1756-1823). Quanto al luogo che è raffigurato esiste davvero ed è il lago di Duddingston vicino a Edimburgo.
L'unico elemento incongruo sono i pattini.
Perché- ammettiamolo- sarebbe più facile immaginare l'austero sacerdote ritratto tra i volumi del suo studio, oppure all'aperto in contemplazione del paesaggio, piuttosto che mentre scivola, con grazia, su un lago gelato.
Eppure, a fine Settecento, in Scozia, il pattinaggio non era solo uno svago.
Lo Skating Club di Edimburgo, dove il Reverendo si era iscritto appena venticinquenne, era il più antico del genere, noto dappertutto per l'eleganza e l'abilità dei suoi pattinatori. I suoi iscritti si ritrovavano sul lago di Duddingston, vicino a Canongate, poco lontano dalla chiesa dove Walker officiava.
Lì, nella pratica del pattinaggio, si cimentava il fior fiore della società scozzese: raffinati e ben vestiti pattinavano insieme avvocati, funzionari pubblici, commercianti, ufficiali dell'esercito o esponenti del clero.
Il Reverendo era riconosciuto come uno dei pattinatori migliori.
Gli avevano giovato gli anni dell'infanzia passata in Olanda, a Rotterdam. Il padre vi si era trasferito per occupare il posto vacante nella Chiesa scozzese e là pattinare d'inverno, lungo la fitta rete dei canali ghiacciati, era, per tutti i ragazzi, un'attività irrinunciabile.
La sua abilità gli avrebbe, certo, consentito di superare, senza probemi, le faticose prove di ammissione al circolo, come quella del saltare tre volte su tre cappelli messi l'uno sull'altro.
Ai suoi tempi, però, per entrare era richiesta solo la velocità. Ma non era poco.
La colta citazione latina,"Euro ocior", più rapido del vento, era il motto inciso nei medaglioni indossati con fierezza dai membri del club.
E veloci bisognava andare.
Anche se non richiesta, era, comunque, apprezzata l'abilità nell'eseguire le figure complicate, descritte in"Skating" di Robert Jones, un libro sul pattinaggio appena pubblicato e subito diventato un testo di riferimento. E chissà che il reverendo non l'abbia letto e non si sia provato, magari di nascosto, a pattinare nell'elegante posa del "Mercurio volante", tratta niente di meno che dalla scultura di Giambologna, con un braccio e una gamba alternati levati verso l'alto.
Nel dipinto, però, niente pose plastiche: il reverendo non ha più i venticinque anni di quando si è iscritto al circolo. È in età matura e gli è più consono farsi ritrarre mentre avanza sul lago nella più convenzionale posizione di marcia, con le braccia raccolte sul petto.
Le tinte sfumate dello sfondo contrastano con l'estrema accuratezza, con cui sono trattati, non solo i particolari del volto (con la pelle arrossata dal freddo) ma anche quelli dell'abbigliamento (con la giarrettiera che si intravede al di sotto del cappotto) e con la precisione con cui sono resi i legacci rosa e color cuoio dei pattini o i solchi incisi sul ghiaccio.
La giornata sembra gelida e nessuno turba la serena concentrazione del pattinatore: veloce ed elegante, scivola silenzioso sul lago.
Il fascino del dipinto sta tutto qui: nel contrasto tra il ruolo del protagonista, messo in risalto dalla veste scura e austera e la levità con cui pare avanzare sulla superficie gelata.
Ha la gravità di un uomo di Dio e la disinvoltura di un ballerino, con il sorriso appena accennato sulle labbra.
Grazia, leggerezza e, forse, un pizzico di humor, fanno di un ministro presbiteriano di più di due secoli fa un uomo capace ancora di sorprenderci.
Del reverendo pattinatore tratta il libro "The Skating minister" di L.Gladstone-Millar e D. Thompson, National Gallery of Scotland 2005.
Recentemente il reverendo è stato al centro di qualche polemica: è stata messa in dubbio l'attribuzione del dipinto al più famoso pittore scozzese, Henry Raeburn, ed è stato proposto il nome di un quasi sconosciuto artista francese, Henri-Pierre Danloux (1753-1809): il link è QUI









