Una tela, in cui sembra che la vita sia sospesa, intitolata "Interno"e ora al Museo danese di Randers.
Sullo sfondo di un muro grigio-azzurro, contro cui è collocata una credenza, è raffigurata- in piedi e vista di schiena- una giovane donna, vestita di scuro con la testa lievemente girata di tre quarti e un vassoio sotto il braccio sinistro, mentre un raggio di sole le illumina la nuca.
Sullo sfondo di un muro grigio-azzurro, contro cui è collocata una credenza, è raffigurata- in piedi e vista di schiena- una giovane donna, vestita di scuro con la testa lievemente girata di tre quarti e un vassoio sotto il braccio sinistro, mentre un raggio di sole le illumina la nuca.
In una stanza dai colori tenui sono appoggiati alla parete due sedie bianche e un grande divano scuro.
Nessuna presenza umana in questo dipinto intitolato "Tramonto nella stanza da disegno" e ora al Museo di Berlino:
Nessuna presenza umana in questo dipinto intitolato "Tramonto nella stanza da disegno" e ora al Museo di Berlino:
Un'infilata di stanze, in cui si aprono una serie di
porte bianche, da cui si intravedono pochi mobili: un tavolino, una sedia e, più lontano,
un pianoforte. Colori tenui, e un’atmosfera ovattata in queste "Quattro stanze", ora al Museo di Copenaghen:
Ambienti spogli, disadorni, linee nette, una figura di
donna, di cui non si vede o si intravede appena il volto e un’atmosfera dolce e
malinconica.
Sono i dipinti del danese Vilhelm Hammershøi (1864-1913).
Temperamento solitario e riservato, Hammershøi (1864-1916) nato a Copenaghen in una famiglia agiata e colta, decide molto presto di dedicarsi esclusivamente alla pittura e, dopo regolari studi accademici, conduce un’esistenza tranquilla e senza clamori con l’amatissima moglie Ida, sposata nel 1891.
Tutt'altro che isolato, viaggia ed espone i
suoi dipinti nelle maggiori città d’Europa, ammirato da personaggi come Serge
Diaghilev (il fondatore dei Balletti Russi), il poeta Rainer Maria Rilke o il
regista Carl Theodor Dreyer.
Pur essendo ben informato sulle ultime tendenze dell’arte
contemporanea, rimane sempre fedele alla sua maniera di far pittura, al di
fuori di ogni moda e di ogni tentativo di classificazione.
Per la critica dell'epoca, questo danese timido e ombroso deve apparire come un oggetto misterioso: ma come si fa- avranno
pensato- nei primi anni del ‘900 a ignorare la maniera di dipingere dei pittori
post-impressionisti, con il colore che si decompone e che si frantuma, fin
quasi a scomporre il soggetto? Come si fa ad essere così antiquati?
In effetti, mentre nel resto d'Europa infuriano i dibattiti e le
avanguardie artistiche sognano di cambiare il mondo, Hammershøi continua a
dipingere, con il suo stile immutabile, i suoi soggetti preferiti: qualche paesaggio, la sua famiglia, ma,
soprattutto, le stanze della sua casa.
Stanze vuote o, al massimo, abitate da una
figura femminile- la moglie Ida- per lo più vista di spalle.
Come in questa tela, intitolata "Donna al piano" e ora al Museo di Copenaghen, dov'è raffigurata, sempre vestita di scuro e vista di schiena, seduta a un
pianoforte.
In primo piano, un tavolo con una tovaglia di un bianco immacolato, stirata di fresco, su cui poggiano due scodelle e un piattino con il burro, mentre la luce del sole che illumina la stanza, ne rende ancora più abbagliante il candore:
In primo piano, un tavolo con una tovaglia di un bianco immacolato, stirata di fresco, su cui poggiano due scodelle e un piattino con il burro, mentre la luce del sole che illumina la stanza, ne rende ancora più abbagliante il candore:
Mentre, all'epoca, gli appartamenti sono sovraccarichi di mobili, di carte da parati, di piante e di ammennicoli di tutti i tipi, i suoi ambienti sono più spogli e depurati possibile, fino a diventare pure geometrie di luce;
"Scelgo un tema per le sue linee- scrive Hammershøi- e solo per ciò che io chiamo il contenuto architettonico di un’immagine".
La luce per lui è
importante, ma non ha bisogno di molto colore "perché- sostiene– meno colori ci
sono in un quadro tanto meglio funziona".
Perciò si è abituato a usare una
gamma estremamente ridotta di tinte, basata su sottili variazioni di bianchi,
di grigi o di bruni, che conferiscono ai suoi dipinti un'atmosfera irreale e senza
tempo.
Come in questo quadro, intitolato "Raggio di
sole" e ora al Museo di Copenaghen, dove il pulviscolo dorato che entra
dalla finestra riempie l'ambiente di una delicata vibrazione:
Tutto è così essenziale che i suoi interni chiari e
silenziosi, sembrano rifarsi, più che alla pittura contemporanea, all'intimità dei maestri olandesi del Seicento e appaiono molto più vicini alla meticolosa
sobrietà di Vermeer che al fragore di Picasso o di Matisse.
Come in questo
quadro, intitolato "Ida che
legge", ora in collezione privata, dove tutto è nitido e lindo e
dove una donna di profilo sembra colta, di nascosto, nella sua intimità:
Saranno i colori, oppure le inquadrature, ma sembra
sempre che nei suoi quadri, muti e senza racconto, ci sia un qualche enigma da
decifrare e che la calma e l’armonia apparente di quelle stanze possa
nascondere una grande solitudine.
Dopo la morte di Hammershøi, con la tragedia della prima guerra e le rivoluzioni pittoriche dal cubismo al dada, il suo stile sobrio e immobile finisce per passare di moda e cadere nell'oblio.
La sua riscoperta avviene solo negli anni '90 del Novecento, quando i critici, conquistati dal suo fascino discreto, paragonano la sua pittura alle silenziose nature morte di
Giorgio Morandi e i suoi personaggi ai solitari protagonisti dei quadri di Edward Hopper. Oppure ne riconoscono le risonanze con il teatro di
Ibsen, se non con certi film di Ingmar Bergman o dei registi danesi contemporanei
del movimento di "Dogma"
Finalmente, il suo "realismo
malinconico", com'è stato definito, è tornato di nuovo ad ammaliare, tanto che il suo rigore, la sua purezza misteriosa, la sua sobrietà senza orpelli sembrano porsi come un antidoto al caos fragoroso e opprimente dei nostri giorni.
Quelle
stanze vuote, quegli interni intimi e perfetti fanno risuonare qualcosa di
profondo dentro di noi.
Come se la sua pittura senza tempo ci mostrasse- come
diceva Rilke- "la strada per scoprire ciò che davvero è importante ed essenziale".
E non solo nell'arte.
Qui è il link a un video in cui Melania Mazzucco presenta un dipinto di Hammershøi esposto alla mostra "Ossessione nordica" che si è tenuta a Palazzo Roverella a Rovigo, da febbraio a giugno 2014.
















